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comandati dal maggior generale Scheveim; là ci doveva esser la trincea dei mille e settecento inglesi, comandati dallo Schomberg; laggiù gli spagnuoli col generale de Las Torres. Dov’è il Pilone della Morta? mi domandò. — Gli indicai il piccolo gruppo di case dove rimangon gli avanzi d’un pilone sul quale era anticamente raffigurata una donna, morta là una notte per terrore degli spiriti. — Fino a quelle case, disse il maggiore, si spinsero il 27 luglio, incalzando i francesi cacciati da Frossasco, cinquemila soldati del duca di Savoia. Il forte era formato da quattro bastioni e sfolgorava tutto quello spazio d’attorno palmo per palmo. Ma doveva essere terribilmente tragica la condizione del forte negli ultimi giorni, quando già erano stati costretti a levar via la più parte dei cannoni, e i fossi erano colmi di ruderi, i bastioni squarciati, la via sotterranea in pericolo, la palizzata minata per far saltare la controscarpa del fosso; e gli assediati si vedevan dintorno, a pochi passi, le gole nere di tutti quei mostri di bronzo venuti su come strisciando col favor delle tenebre, e tutti quei visi arsi di soldati d’ogni paese, inferociti da cento assalti e smaniosi dell’ultima strage, che li divoravan con gli occhi iniettati di sangue, mostrando le baionette. A quel punto, ogni resistenza era inutile. All’alba del quattordici, in fatti, gli alleati, cannoneggiando furiosamente i bastioni già cadenti, si avanzano per tentare l’ultimo assalto. Uno scoppio tremendo li arresta per un momento: le porte e il ponte del forte erano andati per aria. Credono d’aver appiccato
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{{Pt|deschi|tedeschi}}, comandati dal maggior generale Scheveim; là ci doveva esser la trincea dei mille e settecento inglesi, comandati dallo Schomberg; laggiù gli spagnuoli col generale de Las Torres. Dov’è il Pilone della Morta? mi domandò. — Gli indicai il piccolo gruppo di case dove rimangon gli avanzi d’un pilone sul quale era anticamente raffigurata una donna, morta là una notte per terrore degli spiriti. — Fino a quelle case, disse il maggiore, si spinsero il 27 luglio, incalzando i francesi cacciati da Frossasco, cinquemila soldati del duca di Savoia. Il forte era formato da quattro bastioni e sfolgorava tutto quello spazio d’attorno palmo per palmo. Ma doveva essere terribilmente tragica la condizione del forte negli ultimi giorni, quando già erano stati costretti a levar via la più parte dei cannoni, e i fossi erano colmi di ruderi, i bastioni squarciati, la via sotterranea in pericolo, la palizzata minata per far saltare la controscarpa del fosso; e gli assediati si vedevan dintorno, a pochi passi, le gole nere di tutti quei mostri di bronzo venuti su come strisciando col favor delle tenebre, e tutti quei visi arsi di soldati d’ogni paese, inferociti da cento assalti e smaniosi dell’ultima strage, che li divoravan con gli occhi iniettati di sangue, mostrando le baionette. A quel punto, ogni resistenza era inutile. All’alba del quattordici, in fatti, gli alleati, cannoneggiando furiosamente i bastioni già cadenti, si avanzano per tentare l’ultimo assalto. Uno scoppio tremendo li arresta per un momento: le porte e il ponte del forte erano andati per aria. Credono d’aver {{Pt|ap-|}}