Differenze tra le versioni di "Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/35"

(Federicor: split)
 
  Cosa significano le icone?  Cosa significano le icone?
-
Pagine SAL 25%
+
Pagine SAL 75%
Intestazione (non inclusa):Intestazione (non inclusa):
Riga 1: Riga 1:
  +
{{RigaIntestazione||{{Sc|pinerolo sotto luigi xiv}}|21|nascondi=si}}
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 1: Riga 1:
però in mille modi la loro libertà politica; costretti sempre a destreggiarsi fra nemici spesso più potenti di loro, con alleanze ed accordi continuamente rotti, ripresi, falsati e violati; condannati a combattere quasi senza riposo coi Marchesi di Saluzzo e di Monferrato, cogli Angioini e coi Visconti, in un paese impoverito dalla sfrenatezza della soldataglia mercenaria; inceppati nel governo dalle mille difficoltà e dai mille disordini che nascevan dalla mancanza d’un Codice generale di leggi, e dall’imperfezione degli Statuti di ciascun Comune; essi riuscirono non di meno, a furia di sagacia e di costanza, parte coi matrimoni accorti, parte con gli ardimenti opportuni, e molto col valor personale, gli uni ad accrescere, gli altri a consolidare la propria potenza, e a preparar largamente la via alle conquiste avvenire della casa sabauda; ci riuscirono, — questa è la loro gloria maggiore, — conservando quanta fama di lealtà era possibile meritare allora, tra quei nemici: non macchiandosi di efferatezze famose in un tempo in cui pochi Principi avevan le mani nette di sangue; non opprimendo smodatamente i loro sudditi, liberando anzi i Comuni dalla maggior parte degli incagli dei diritti feudali; governando anche fra i torbidi e le guerre in maniera da legare a poco a poco al loro nome, nella mente del popolo devoto non per timore, una certa idea di magnanimità e di giustizia, che era forza nei pericoli e conforto nella miseria. Eccettuato Giacomo, non malvagio, ma debole, e imprudente e pauroso a vicenda davanti ad Amedeo VI, gli altri, educati
+
però in mille modi la loro libertà politica; costretti sempre a destreggiarsi fra nemici spesso più potenti di loro, con alleanze ed accordi continuamente rotti, ripresi, falsati e violati; condannati a combattere quasi senza riposo coi Marchesi di Saluzzo e di Monferrato, cogli Angioini e coi Visconti, in un paese impoverito dalla sfrenatezza della soldataglia mercenaria; inceppati nel governo dalle mille difficoltà e dai mille disordini che nascevan dalla mancanza d’un Codice generale di leggi, e dall’imperfezione degli Statuti di ciascun Comune; essi riuscirono non di meno, a furia di sagacia e di costanza, parte coi matrimoni accorti, parte con gli ardimenti opportuni, e molto col valor personale, gli uni ad accrescere, gli altri a consolidare la propria potenza, e a preparar largamente la via alle conquiste avvenire della casa sabauda; ci riuscirono, — questa è la loro gloria maggiore, — conservando quanta fama di lealtà era possibile meritare allora, tra quei nemici: non macchiandosi di efferatezze famose in un tempo in cui pochi Principi avevan le mani nette di sangue; non opprimendo smodatamente i loro sudditi, liberando anzi i Comuni dalla maggior parte degli incagli dei diritti feudali; governando anche fra i torbidi e le guerre in maniera da legare a poco a poco al loro nome, nella mente del popolo devoto non per timore, una certa idea di magnanimità e di giustizia, che era forza nei pericoli e conforto nella miseria. Eccettuato Giacomo, non malvagio, ma debole, e imprudente e pauroso a vicenda davanti ad Amedeo VI, gli altri, edu-