Differenze tra le versioni di "Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/138"

nessun oggetto della modifica
 
Intestazione (non inclusa):Intestazione (non inclusa):
Riga 1: Riga 1:
{{RigaIntestazione||{{Sc|moneta inedita di pietro i di savoia}}|131}}
+
{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di gio. battista folletti conte di benevello}}|131}}
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 1: Riga 1:
Lexicon<sup>nota</sup>, sotto la indicazione di lohannes Antonius mit Familiennamen, cita: u Io. Ant. Fa ― Bene,.
+
Lexicon<sup>nota</sup>, sotto la indicazione di Iohannes Antonius mit Familiennamen, cita: u Io. Ant. Fa ― Bene,.
   
 
Malgrado tutto questo, l’incertezza continuava sempre, e le lettere BENE, principio certo di un titolo feudale che dapprima non si indicava se tedesco od italiano ed in seguito si attribuiva alla nostra Penisola, non conducevano ad alcuna plausibile spiegazione. Il tipo della moneta era comune alla Germania ed all’Italia; il piccolo stemma non si poteva blasonare in modo sicuro: l’aquila imperiale, come sul nostro pezzo, si trova pure su molti altri battuti per concessione dell’imperatore ed anche su numerose contraffazioni. Occorreva quindi attendere che qualche nuova scoperta valesse a gettar lume sulla questione; restandosi sempre pel passato nel dubbio se questo bello scudo d’oro si avesse a classificare tra le monete italiane o non si dovesse piuttosto attribuire a qualche zecca ignota di Germania. Questo fu il motivo per cui non osai inserirlo nelle mie Tavole Sinottiche<sup>nota</sup>.
 
Malgrado tutto questo, l’incertezza continuava sempre, e le lettere BENE, principio certo di un titolo feudale che dapprima non si indicava se tedesco od italiano ed in seguito si attribuiva alla nostra Penisola, non conducevano ad alcuna plausibile spiegazione. Il tipo della moneta era comune alla Germania ed all’Italia; il piccolo stemma non si poteva blasonare in modo sicuro: l’aquila imperiale, come sul nostro pezzo, si trova pure su molti altri battuti per concessione dell’imperatore ed anche su numerose contraffazioni. Occorreva quindi attendere che qualche nuova scoperta valesse a gettar lume sulla questione; restandosi sempre pel passato nel dubbio se questo bello scudo d’oro si avesse a classificare tra le monete italiane o non si dovesse piuttosto attribuire a qualche zecca ignota di Germania. Questo fu il motivo per cui non osai inserirlo nelle mie Tavole Sinottiche<sup>nota</sup>.