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'''Ripostigli di monete romane'''. — Leggiamo nell’''Arte e Storia'', di Firenze, num. del 28 febbraio u. sc.: «Or sono due settimane, nel villaggio di Mompantero, vicino a Susa, e precisamente nell’antichissima regione Urbiano, venne casualmente messo in luce un ripostiglio di monete romane del secondo secolo dell’impero. L’urna che le ratteneva fu distrutta; le monete (in numero di circa 460) andarono disperse fra più di trenta compratori; tuttavia penso sia prezzo dell’opera dare un qualche ragguaglio di questa scoperta, che prova una volta di più, colle lapidi rinvenute nel 1808 ({{AutoreCitato|Mommsen}}, ''Corpus iscrip. latinarum'' Vol. V, n. 7239, 7258, 7296 e 7311), col Milliario donato al Museo di Susa or sono due anni, che il luogo di Urbiano era in antico ''ager urbanus segusinus'' e transitava per esso la strada romana che da Foresto, ove era un tempio alle Dee Matrone, conduceva alle Gallie.
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'''Ripostigli di monete romane'''. — Leggiamo nell’''Arte e Storia'', di Firenze, num. del 28 febbraio u. sc.: «Or sono due settimane, nel villaggio di Mompantero, vicino a Susa, e precisamente nell’antichissima regione Urbiano, venne casualmente messo in luce un ripostiglio di monete romane del secondo secolo dell’impero. L’urna che le ratteneva fu distrutta; le monete (in numero di circa 460) andarono disperse fra più di trenta compratori; tuttavia penso sia prezzo dell’opera dare un qualche ragguaglio di questa scoperta, che prova una volta di più, colle lapidi rinvenute nel 1808 ({{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}, ''Corpus iscrip. latinarum'' Vol. V, n. 7239, 7258, 7296 e 7311), col Milliario donato al Museo di Susa or sono due anni, che il luogo di Urbiano era in antico ''ager urbanus segusinus'' e transitava per esso la strada romana che da Foresto, ove era un tempio alle Dee Matrone, conduceva alle Gallie.
   
 
Le monete trovate non sono né d’oro, né d’argento, né di bronzo: il Perrin le direbbe di ''cuivre saucé'' che è quanto il ''biglione che simula l’argento'' del Fabretti o il ''rame argentato di stagno'' del cav. Gnecchi, sfacciata composizione che determinò la riforma di Diocleziano ed aveva forzatamente corso d’argento per miseria e perversità de’ tempi.
 
Le monete trovate non sono né d’oro, né d’argento, né di bronzo: il Perrin le direbbe di ''cuivre saucé'' che è quanto il ''biglione che simula l’argento'' del Fabretti o il ''rame argentato di stagno'' del cav. Gnecchi, sfacciata composizione che determinò la riforma di Diocleziano ed aveva forzatamente corso d’argento per miseria e perversità de’ tempi.