Sonetti romaneschi IV/Er dilettante de Ponte

La statura Una capascitàta a cciccio


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ER DILETTANTE DE PONTE


 
     Viengheno: attenti: la funzione è llesta. 2
Ecco cor collo iggnudo e ttrittichente
Er prim’omo dell’opera, er pazziente,
L’asso a ccoppe, er ziggnore de la festa.
              
     E ecco er professore che sse3 presta
A sserví da scirúsico a la ggente
Pe ttré cquadrini,4 e a tutti ggentirmente
Je cura er male der dolor de testa.
              
     Ma nnò a mman manca, nò: ll’antro a mman dritta.
Quello ar ziconno posto è ll’ajjutante.
La proscedenza aspetta a Mmastro Titta. 5
              
     Volete inzeggnà6 a mmé cchi ffà la capa? 7
Io cqua nun manco mai: sò ffreguentante;
E er boia
=== no match ===
lo conosco com’er Papa.


29 agosto 1835


Note

  1. Ponte S. Angiolo, presso cui avvenivano le esecuzioni.
  2. È vicina.
  3. Si.
  4. Molto ben pagato è il carnefice, ed in qualunque servizio del suo mestiere gode di varii e bei profitti. Si vuole però che l’atto della uccisione del paziente siagli pagato tre quattrini, cioè 3 centesimi della lira romana (il papetto), a dimostrare la viltà dell’opera.
  5. Ogni carnefice è dai romani chiamato Mastro Titta.
  6. Insegnare.
  7. Capo, detto qui capa alla napolitana.