Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/Nota

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XXV. Anonimi Nota - I. Rustico Filippi

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I poeti raccolti nei due volumi son tutti quelli, che, dentro il periodo approssimativamente compreso tra la metá del secolo XIII e la metá del XIV, diedero opera, nell’agile forma del sonetto, al cosí detto genere giocoso, e di esso alle specie e varietá della poesia burlesca, satirica, realistica. Tutti quelli, s’intende, nella cui opera fu prevalente il carattere testé determinato: ché, se sonetti da non isconvenire ai qui adunati s’incontrano tra le rime del Guinizelli, del Cavalcanti, di messer Cino da Pistoia, non cambia, ciò non pertanto, la qualitá generica e complessiva della loro lirica. Di ciascuno, poi, degli autori da me accolti furono dati tutti senz’eccezione i sonetti, anche i non giocosi: ch’è quanto dire, tolte poche canzoni (una del Faitinelli, quattro di messer Niccolò del Rosso, una del Ceccoli) ed una frottola (dell’ebreo Immanuel), tutta la produzione letteraria superstite; e venti sono codesti autori, e ad essi corrispondono altrettante sezioni della raccolta. Tra le quali s’intercalano altre quattro, che comprendono tenzoni tra vari rimatori, ed una s’aggiunge nel fine, costituita di sonetti anonimi o di mal sicura attribuzione: venticinque sezioni in tutto. Il loro ordine di successione è, o vuol essere, cronologico; e con tale criterio furon anche disposte, fin quanto risultò possibile, le poesie di ciascuna sezione.

In questi tra cinque e seicento sonetti, non pochi sono gl’inediti; ma la maggior parte aveva giá goduto le cure diligenti e spesso iterate della critica. Eppure di ciascuno ho studiato e costituito nuovamente la lezione, ricorrendo sempre alle fonti; e oso sperare che le lunghe fatiche non siano state spese senza profitto. Delle migliorie potrá agevolmente rendersi conto il lettore,

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