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PARTE TERZA CAPITOLO VI
§.8. Heliotropio e Foriere dell’eternità

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Perchè dunque non abbracciamo strettamente questa sola, ottima e santissima volontà di Dio? Perchè non ci vogliamo andare più tosto di buona voglia, che essere strascinati? Perchè non rimettiamo a quella tutta la volontà nostra per fare e patire tutto ciò che Dio vorrà che facciamo e patiamo? Quello finalmente è vero discepolo della Pazienza, quello è vero paziente, il quale in tutte le cose che patisce, non fà altro che replicare queste parole: io voglio solamente quello che vuole Iddio. Sà molto bene Iddio che cosa o in pubblico o in privato sia più conveniente alla sua gloria e giovevole alla nostra salute. Ma io che non lo sò, che cosa posso mai meglio sperare o temere, di che devo più santamente dolermi o rallegrarmi, Dio mio, che della vostra Santissima volontà e dei suoi giustissimi decreti? Avvenga pur ciò che si voglia , vada pur sottosopra il Cielo e la Terra, turbisi pure e confondasi ogni cosa, non si sarà mai niente (e ne son certissimo) e non mi cadrà pur un capello di capo, ne una minima arena [un granello di sabbia], ne una piccola pietruzza dal monte senza la vostra provvidenza. Non accade dunque ch’io mi lamenti d’alcuna cosa o d’alcuno huomo. Perchè sempre Dio mio, s’ha da fare la volontà vostra anzichè la mia che tante volte ho fatto vostra. Qui ti prego, o mio Lettor cortese, che non ti rincresca di leggere, o se pur l’havessi letto di rileggere di nuovo, tanto quello che habbiamo scritto in tutto il nostro Heliotropio, particolarmente nel libro quinto all’ultimo capitolo, quanto quello che noi andiamo trattando nel nostro Foriere dell’eternità al cap.2.paragrafo.28. e al cap.3.paragrafo.47 e 49. dove andiamo accuratamente dichiarando questa conformità dell’humana volontà con la divina. Ma in che modo s’habbia da fermare ed eccitare la speranza in Dio nelle cose avverse lo insegnamo nel detto Heliotropio nel libro 5 al cap.3 che non fa hora qui di bisogno il ripeterlo. Ma finiamola con una parola. Se voi o Christiani, o non capite, o pure (il che ha più del verosimile) non volete capire questa dottrina, voi perdete il tempo nella scuola della Pazienza, non imparerete mai nente, non farete mai alcun profitto, e farete come coloro che: (Sempre imparano e non arrivano mai a sapere la verità). Risolvetevi dunque, o a conformare la vostra volontà con la divina (bisogna parlar chiaro) o uscirvene fuori di questa scuola, come scolari indocili, grossi, e di niuna speranza o buona riuscita. Che se voi imparerete bene questo sol documento sarete sempre beati eziandio fra le più grandi avversità del mondo. E’ sentenza dell’eterna verità: Se alcuno vorrà fare la volontà di Dio conoscerà se la sua dottrina è buona, perchè chiunque farà la volontà del Padre mio ch’è nel Cielo, questo è mio fratello, mia sorella e mia madre.