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PARTE TERZA CAPITOLO VI
§.5. Quel serpentino perchè

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Ma quel serpentino Perchè, dà gran fastidio a molti nella scuola della Pazienza. Perchè Dio fa questo, perchè fa quell’altro? Perchè castiga gli innocenti e lascia andare i colpevoli? Perchè permette tante e così gran scellerataggini? Perchè è così aspro coi suoi e spesse volte così amorevole con gli altri? Perchè vuole che si faccia ogni cosa a suo modo? A questo modo andava il serpente interrogando là nel Paradiso terrestre la madre del genere humano. Perchè vi ha comandato Iddio che non mangiaste di tutti i frutti del Paradiso? Questo serpentino Perchè s’ha da sbandire affatto dalla scuola della Pazienza. Et il maestro ha comandato seriamente che neanche fra noi si senta il nome suo; Nec nominetur in vobis. E rispondendo esattissimamente S.Agostino a questi serpenti, dice così: (Perchè i fulmini (dice questo Santo) battono talvolta un monte e non un ladro? Perchè Iddio forse aspetta ancora che il ladro si converta e perciò si batte il monte, che non teme, accioccè si muti l’huomo che teme. Qualche volta tu ancora, quando disciplini il tuo figliolino, batti la terra perchè quello tema. Ma tu mi dici: ecco che batte un innocente e lascia andare uno scellerato. Non ti meravigliare: venga la morte come si voglia che per il giusto è sempre buona. Ma onde puoi tu sapere che pene siano in segreto riservate per quello scellerato se non si vorrà mutare? E quelli ai quali sarà detto nel fine: andate maledetti nel fuoco eterno, non vorrebbero piuttosto essere stati bruciati dal fulmine? Bisogna che tu sia huomo da bene. E che, sarà forse male il morire di naufragio e bene il morir di febbre? Muoiasi pure uno dove si voglia, tu hai da cercare qual sia quel che muore e dove andrà dopo la morte: e non di che morte habbia da morire. Tu vivi sempre con timore e sii huomo dabbene. Procura che ti trovi sempre apparecchiato e facciati morire com’egli vuole. Tutto quello dunque che ci occorre contro la nostra volontà, sappi pure che non ci occorre se non per volontà di Dio, per la sua provvidenza, per ordine suo e per le sue leggi. Benchè non intendiamo noi altri il perchè, concediamo questo non di meno alla sua provvidenza, perchè non si fa cosa alcuna senza causa. Perchè se cominceremo a disputare delle opere di Dio. Perchè fa questa cosa, perchè quel’altra; e non doveva far così e questo fece male. Dove è qui la lode di Dio? Tu hai perduto l’Alleluia. Considera talmente tutte le cose, che tu piaccia a Dio e ne lodi l’artefice; come se appunto tu entrassi in una bottega di un ferraro non havresti l’ardire di riprendere ne i mantici, ne le incudini, ne i martelli. Non ardiresti in una bottega di riprendere un Maestro e hai ardire nel mondo di biasimare Iddio? Un ignorante ad ogni cosa mette bocca, ma un saputo, ancorchè conosca l’artefice, sà però ch’egli è un huomo e dice: non senza causa i mantici son posti in questo luogo, il Mastro sà il perchè, ancorchè io non lo sappia. Per abbracciare dunque volentieri la volontà del nostro amantissimo Padre, animandoci il medesimo S.Agostino, e mettendoci innanzi l’hereditarie delizie della eternità dice: (Il tuo Dio, il tuo Redentore, il tuo Domatore, il tuo Correttore, il tuo Padre t’ammaestra. A che fine? Perchè tu habbia l’heredità, dove senza seppellire il padre, [tu] habbia per eredità lo stesso Padre. Tu sei ammaestrato e [istruito] instrutto per questa heredità, e mormori? Et occorrendoti qualche cosa sinistra forse ancor bestemmi? Dove te ne andrai se tu fuggi dal suo spirito? Ecco ch’ei ti lascia andare e non ti castiga; hor perchè ti lascia andare mentre bestemmi , pensi tu forse di non l ‘haver a sentire quando ti giudicherà? Non è forse meglio che ti castighi e ti riceva, che perdonandoti ti abbandoni? Ti trovi forse allegro? Riconoscilo per Padre che ti accarezza. Sei forse tribolato? Riconoscilo per padre che ti castiga. O ti accarezzi dunque, o ti corregga, ammaestra uno a cui apparecchia l’heredità). Ma Dio come dice il medesimo S.Agostino, ordina talmente i peccati di tutti gli huomini : (Acciocchè quelle cose che servirono all’huomo per peccare servano a Dio per punire. Non disse Dio: facciansi le tenebre e fur fatte le tenebre; e nondimeno le ordinò). Così fa Dio delli peccati, ancorchè egli non li faccia, nondimeno li permette e li ordina e così esegue in ogni cosa efficacissimamente la sua volontà. Ma hora statemi tutti attenti a quello che io vi dirò, che vi racconterò la cosa dal principio, ma brevissimamente.