Apri il menu principale

Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo VI/P4

PARTE TERZA CAPITOLO VI
§.4. Il sonatore di piva

../P3 ../P5 IncludiIntestazione 3 aprile 2009 50% Da definire

Parte terza - P3 Parte terza - P5

Ne questa conformità del’humana volontà con la divina deve parere difficile ad alcuno. Poichè qual cosa è più in nostro potere che il volere o non volere. E che cosa può ciascuno haver più pronta o che sia di manco spesa quanto dire si o no?. Alessandro Magno haveva cominciato ad imparare le geometria, per sapere quanto era piccola la terra di sì minima parte di cui fino allora haveva fatto acquisto. Erano molto sottili quelle cose che gli si insegnavano e bisognava starci molto attento e non le poteva capire così facilmente un soldato e un huomo che haveva il cervello e i suoi pensieri di là dall’Oceano. E perciò questo buon scolaro disse un giorno al Maestro: insegnami cose più facili. A cui rispose il Maestro: queste cose sono ugualmente difficili per tutti. Lo stesso quasi credo lo si potrebbe dire della conformità dell’humana volontà alla divina. Queste cose sono per tutti le medesime. Così il volere e il non volere deve a tutti ugualmente parer facile. E per imparare questo siamo tutti uguali, tanto i più poveri quanto i più ricchi. E senza veruna fatica, o spesa, possiamo tutti infinite cose volere e non volere. Anzi ogni giorno infinite cose vogliamo e non vogliamo. Ma poco importa il volere o non volere molte cose, ma il volere o non volere quello che vuole o non vuole Iddio, questa sì che è cosa lodevole e virtuosa. Palladio e Ruffino raccontano una cosa degna di grandissima meraviglia. Parve a Pasnuzio d’haver fatto tanto profitto nella via del Signore che con una semplice e pia curiosità pregò Dio che gli volesse mostrare un huomo che gli fosse uguale nel modo di vivere. Lo compiacque Iddio e gli fece dire da un Angelo che suo pari era un suonatore che col sonar la piva in una terricciuola là vicina s’andava procacciando il vitto. Restò tutto stordito a questo annunzio Pasnuzio e pensando fra se stesso molte cose, andava così discorrendo e dicendo a se stesso: è possibile che in tanti anni e con tanto sforzo tu non habbia fatto tanto profitto che ti basti a passar di virtù un suonator di piva? E postosi subito in viaggio se ne andò a trovar costui, e trovato che l’hebbe cominciò con ogni diligenza a interrogarlo, che sorte di vita egli facesse e a quali virtù particolarmente attendesse? Ma egli mettendosi a ridere a una domanda così seria e cominciando da capo a confessar quello ch’egli era: io, gli disse, fui prima un ladro e adesso sono un suonator di piva. Del resto tu mi domandi invano delle mie virtù, perchè io non ne ho nessuna, ma ne anche ne sò il nome. Pasnuzio però lo stringeva con varie domande e l’animava a dire se havesse fatto mai qualche opera buona, eziandio mentre che era ladro. A cui egli rivolto disse: o come sei fastidioso! Tu t’affatichi indarno, perchè la mia coscienza è assai sterile e mi diedi sempre all’ebrietà e alla libidine. Mi ricordo solamente che una volta liberai una monaca, che noialtri havevamo pigliata, dalle mani dei miei compagni che cercavano di farle forza, e la menai in questa terra qui vicina. Ma già che tu m’assedi con tante domande e ti piace d’udire queste cose, mi ricordo ancora che molti anni avanti trovai una donna che smarrita andava errando per le selve e faceva un gran pianto. E domandandole quale fosse la causa del suo pianto, ella mi rispose: non mi dir niente, ch’io sono la più infelice donna del mondo: ma se tu hai bisogno di una serva menami pure dove vuoi ch’io ti seguo. Mio marito è carcerato per debiti e si muore di fame, ne vi è speranza alcuna di esserne liberato; tre figliuoli ch’io havevo (ben dissi che havevo, chè non li ho più) se l’han pigliati i creditori per servi in pagamento. Et essendo ancor io cercata per questo medesimo, me ne son fuggita quà tutta piena di miserie e morta di fame, non havendo chi mi dia aiuto, ne consiglio. Sentite queste cose, diceva il sonatore, havendo pietà di una disgrazia così grande e pensando che ciò fosse la volontà di Dio, menai la donna, che per la fame a pena si poteva più muovere, alla nostra spelonca, dove col mangiare un poco ricuperò lo spirito che stava per uscirle dal corpo. E perchè sapeva benissimo che Dio era un ricco Signore, rimenai alla Città quella donna e le diedi dinari che bastarono per liberare e i suoi figliuoli e il marito. Ma tu huomo da bene non mi stare a dimandare più niente. Questa è la somma di tutte le mie virtù e se tu vuoi, io ti dirò più facilmente i miei vizi che le mie virtù. Quivi sospirando Pafnuzio dall’intimo fondo del suo cuore, io gli disse, fratel mio, ho saputo per divina rivelazione che tu non sei niente inferiore a me che habito le solitudini e affliggo il mio corpo con sommo rigore. Ecco dunque fratello mio carissimo che essendo tu appresso di Dio in tanta stima quanto alcun’altro che gli sia più caro, e essendo l’origine d’ogni santità il voler esser santo, non disprezzare, ti prego, te stesso; piglia pure ancor tu la tua Croce e seguita Christo; et esso come se vedesse Dio che ciò volesse e gli comandasse, gettata via la piva che haveva in mano seguì subito Pasnuzio per conformarsi con la divina volontà. E così facendo per tre anni una celeste vita in terra, fu alla fine ricevuto in Cielo.Qui potrei forse ben gridare e dire: vedete e mirate bene o discepoli, che nella scuola della Pazienza vi pare d’haver fatto molto profitto, vedete, che i più bassi della scuola non vi passino. Nelle scuole vi è questo costume, che si chiama un putto dell’infima classe che corregga e insegni a un giovinotto ben grande, ma stordito, e gli mostri d’haver bruttamente errato. Lo stesso quasi quivi accade. I ladri e sonatori di piva che sono scolari dell’infima classe, fanno talvolta vergognare quelli più grandi e quelli che sono più superbi e meno pazienti. Qui porta il vanto, il voler tutto ciò che Dio vuole, e non volere alcuna cosa di quelle ch’egli non vuole. Quello è qui più letterato, più paziente e migliore di tutti gli altri che più si conforma con la volontà di Dio. Ha fatto ogni cosa chi ha conformato la sua volontà a quella di Dio. Procura di volere e t’hai guadagnato il premio della Pazienza.