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PARTE TERZA CAPITOLO VI
§.3. S’io trovo la mia volontà repugnante

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I discepoli della Pazienza sono molto differenti fra di loro. Perchè vi sono alcuni che vengono alla scuola malissimo in ordine, senza cappello, con la testa scoperta, senza scarpe e senza mantello e tutti stracciati come sogliono fare i più poveri. Altri poi che non possono camminare vi vengono a carponi. Altri vengono bene a piedi e honestamente vestiti, ma senza carta, senza penna, senza calamaro e senza libri, spreparatissimi per imparare. Altri hanno tutto il suddetto ma non hanno da pagare il Maestro. Altri poi che hanno da pagare il Maestro, non hanno ingegno. Finalmente vi sono alcuni che vengono alla scuola a cavallo o in carozza, come i figliuoli dei nobili e dei Signori. E questi hanno molto a caro di venir alla scuola in questo modo e così comodamente. Quei primi senza cappello, senza scarpe e senza mantello, vengono bene a questa scuola, ma sono ancora impazienti e non hanno ancora imparato neanche a sopportare pazientemente le cose avverse. Ma non sanno neanche dissimulare o ricoprire l’impazienza loro. Huomini veramente senza cappello e sanza manto, troppo e viziosamente scoperti. Altri vengono miseramente a questa scuola a branciconi, questi hanno imparato qualche poco di pazienza, ma non sono pazienti se non per forza; il dinaro è quello, o la paura, che fà lor mostrare qualche poco di pazienza. E questi non sopportano cosa alcuna allegramente. I terzi vengono alla scuola della Pazienza ma senza veruno di quelli instrumenti che vi bisognano, come solamente per sentire, i quali per un’hora o due stanno attenti, ma poi vinti dal tedio perdono tutta la pazienza e si partono dalla scuola. E la mente vaga e indocile di costoro non può capire la costanza. Ma vi sono alcuni che vengono alla scuola con più apparecchio, non hanno però da pagare il Maestro. Il vero pagamento nella scuola della Pazienza è il rendimento di grazie nelle Avversità. Questo non capiscono molti discepoli nella grossezza dell’ingegno loro, ma ne anche se ne curano troppo. Pare che quelli facciano talvolta qualche profitto e con qualche costanza e che siano assai capaci dell’altre cose della scuola, ma non hanno ancora imparato a ringraziare Iddio nelle cose avverse, come nelle prospere, ne per i castighi come per i benefici. E questi tali non hanno da pagare il Maestro. Ad altri però non mancherebbe forse da pagare, ma manca loro l’ingegno perchè patiscono le tribolazioni e le cose avverse senza mai pensarci prima e senza niuno apparecchio. Questo è un gran mancamento d’ingegno, il non prevedere quelle cose che possono e sogliono avvenire a ciascun huomo, e andar poi dicendo quelle parole così sciocche: io non mi havrei pensato questo. Altri finalmente vi sono che vanno e tornano da questa scuola a cavallo o in cocchio, huomini ricchi e abbondanti di favori divini. E questi sono quelli che in tutte le cose e particolarmente nelle avverse si danno tutti da dovero e con tutto il cuore in mano alla divina volontà e provvidenza. Et a questo modo ottengono di sentire sì la Croce, ma di portarla facilissimamente conformandosi sempre con la divina volontà. Questi non solamente sopportano tutte le avversità con pazienza, allegrezza e costanza ma ancora con ringraziamento e non senza apparecchio e quel che più importa con grandissima conformità della loro alla volontà divina. Questi stanno sempre bene eziandio quando stanno pessimamente. Perchè sono portati in carrozza sicuramente dalla divina provvidenza. Ciascheduno di questi ha sempre in bocca: (Il Signore è quello che mi governa e però non mi mancherà niente. Il Signore è quello che ha cura di me). Questi tali hanno tutto quello che desiderano, questi ottengono ciò che vogliono eziandio prima che lo desiderino, essendo che essi non desiderano mai altro, nè altro vogliono, che quel che vuole Iddio. Sono ammalati? Sanno che questo è parte della divina volontà. Accade che patiscano travagli, danni o timori? Sanno che queste son cose solite, che son già determinate e che non vengono a caso. Vedono le tristi partenze degli amici e le immaturi morti dei suoi più cari? Sanno benissimo che la vita e la morte e tutto l’ordine della vita stà in mano della volontà di Dio. Così si conformano in ogni cosa con lui e seguono Dio non perchè siano forzati, ma con tutto il cuore e di buona voglia. Ne occorre mai loro cosa alcuna che la piglino con melanconia e con mal volto, ne contro lor voglia pagano alcun tributo della vita. Tutte le cose poi, per le quali noi ci affliggiamo e delle quali ci spaventiamo, sono tributi e gabelle della vita, dai quali ne si deve sperare, ne si deve domandare d’esserne esenti. Questi finalmente così grandi osservatori del divin volere, sanno come il sonatore, che tanto van tirando e allentando le corde della cetera finchè è accordata. Così chi vuole che la sua volontà sia conforme alla divina và tanto emendando, forzando, instruendo e stimolando la sua fin che totalmente e perfettamente si [assoggetti] soggetti alla divina. Il che facendo molto bene seco stesso il Salmista diceva: (Non sarà forse soggetta a Dio l’anima mia, essendo che da esso dipende la salute mia? Si è fatto come è piaciuto al Signore. Faccia pura come sarà la volontà di Dio lassù nel Cielo). Non ne, dunque, Deo subiecta erit anima mea? L’Hebreo legge: Non ne ad Deum silebit anima mea? Come se havesse detto: in tutte quante le cose che m’occorrono io servo un religiosissimo silenzio, ne dico pur una minima parolina in contrario essendo contentissimo di tutto ciò che vuole e ordina Iddio; a Dio tocca il governare e comandare, a me tocca d’ubbidire e così cammino sicuro. Che s’io trovo la mia volontà repugnante allora comincio a pregarlo, come fece quel suo fedelissimo servo quando disse: (Ecco Padre mio diletto, ch’io son tutto nelle vostre mani; io mi piego alla verga della vostra correzzione, battetemi bene il dorso e il collo acciocchè io mi pieghi a fare la vostra santissima volontà. E datemi grazia sopra ogni altra cosa ch’io sempre vada cercando il beneplacito della vostra volontà).