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PARTE TERZA CAPITOLO V
§.4. Quivi regnano solamente la fatica e la Pazienza

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L’apparecchiarsi adunque è un fortissimo scudo contro le avversità; perchè come dice S.Gregorio: (Tutti i mali del mondo ci fanno manco danno, quando siamo difesi dallo scudo d’haverli prima previsti). Il savio non viene eccettuato dai casi humani, ma si bene dagli errori. Perchè non gli avvengono le cose come ha voluto, ma si bene come ha pensato. E questo è quello che si dice: che al Savio non occorre cosa alcuna contro la sua opinione . Poichè va sempre con l’animo ben pensando prima a tutti gli impedimenti che se gli possono attraversare. E spesse volte sentirai che questo tale così parla: Io fò conto di navigare se altro non m’occorrerà. Penso di ottener il tale officio se non vi sarà qualche impedimento. La mia mercanzia spero che andrà bene se qualche cosa non si frappone. Domani andrò a un banchetto se non sarò chiamato altrove. Posdomani andrò alla scuola della scherma, se pur sarò sano. Di quà a un anno, piacendo a Dio ch’io viva, voglio cominciare a fabbricare. Perchè va sempre pensando che vi possa essere qualche cosa che gli impedisca i suoi disegni. Con questo animo ritrovandosi Zenone Filosofo, sentendo che tutta la sua robba si era perduta in mare, rivolto alla fortuna disse: (Io lodo grandemente questo tuo fatto, o fortuna, e ben m’avvedo che tu vuoi che io attenda a filosofare più liberamente e senza tanti impedimenti). Et Epitteto dottamente e saviamente avvisandoci dice: (Quando tu t’hai da metter a fare una cosa, considera prima bene tutte le cose antecedenti e conseguenti di quella, e poi falla. Altrimenti ti metterai bene a farla con gran desiderio, come che non hai considerato niente di quelle cose che ne seguono appresso. Ma poi quando ti s’attraverseranno alcune molestie e difficoltà, bruttamente ti fermerai. Tu mi dirai, il mio desiderio è di riportare vittoria nei giuochi Olimpici. Considera prima le cose antecedenti e conseguenti, e così se ti metterà conto, piglierai l’impresa. La prima cosa è che tu hai bisogno d’osservare un ordine molto stretto e accurato. Perchè hai necessariamente da mangiare, ma t’hai da astenere da ogni sorta di confettura e altri simili allettamenti della gola; hai da esercitare il corpo ancorchè tu non voglia, e ciò hai da fare in un’hora determinata, o sia caldo, o pur sia freddo. Non hai da bere acqua fresca e talvolta neanche vino, finalmente bisogna che tu ti dia in mano d’un lanista o d’uno che ti ammaestri ed eserciti in quei giuochi, che come un medico ti terrà a regola. Di poi occorre bene spesso che negli stessi giuochi si straccerà bene il corpo, resta offesa una mano, si storcono i lombi, s’inghiotte molta polvere, si ricevono delle sferzate e con tutte queste cose qualche volta si perde e l’huomo resta vinto. Ma se tu non consideri prima le dette cose, vedi di non fare come fanno i putti, i quali dopo haver mirato e ammirato questi tali giuochi hora fanno a pugni, hora giuocano ai gladiatori, hora suonano la tromba, hora fanno tragedie. Così tu hor farai a pugni, hor farai gladiatore, di là a un poco Filosofo, di poi Oratore, e finalmente con tutto l’animo non sarai niente. Ma come una scimmia andrai imitando tutto ciò che vedrai fare; hora ti piacerà una cosa e hora un’altra; e le cose usitate ti dispiaceranno perchè non ti sei messo a fare niente con considerazione e non hai bene considerato ed esaminato quello che havevi da fare, ma ti ci metttesti temerariamente spinto solamente dal tuo vano desiderio. S’ha da star vigilante, s’ha da travagliare, bisogna sottomettere le passioni e abbandonare i parenti, bisogna assuefarsi fin da fanciullo ad essere disprezzato, beffato, e deriso da ogn’uno e in tutte le cose tenersi di peggior condizione degli altri, così nel magistrato, come nell’honore e nel Giudizio. Considerate che havrai queste cose, se tu vuoi, mettiti in giuoco, se con queste cose tu desideri d’acquistare la tranquillità dell’animo, la libertà e la costanza). Interrogato una volta Diogene che cosa havesse imparato dalla Filosofia? Rispose prontamente. Ho imparato a prevedere le cose avverse e a sopportarle con pazienza quando vengono. Questo che così seriamente disse Diogene, fu approvato infatti da Anassagora. Questi ritrovandosi prigione in Athene, hebbe tutte a un tempo due tristissime nuove. La prima fu che già era stato condannato a morte, al che rispose Anassagora: già la natura un pezzo fà diede questa sentenza tanto contro di me quanto contro quelli che mi condannano. L’altra nuova fu che i suoi figliuoli erano morti, al che il Filosofo: ben sapevo io che i miei figliuoli non erano immortali. Questi erano colpi mortali, ma perchè furono previsti, non poterono far alcun danno ad Anassagora. Questa è la filosofia Cristiana, a questo modo Christo manda i suoi nel mondo, dicendo: (Ecco ch’io vi mando per il mondo come pecore fra i lupi. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno voi ancora. Perchè vi manderanno da un tribunale all’altro e vi frusteranno nelle loro Sinagoghe; sarete condotti innanzi a diversi Presidenti e Regi per causa mia. E verrà tempo che chi vi ammazzerà si penserà di fare un sacrificio a Dio. Ma io vi ho detto queste cose acciocchè quando verrà quell’hora, ve ne ricordiate perchè io ve lo dissi). Predisse loro tutte queste cose il Maestro, perchè i discepoli vi pensassero avanti e vi s’apparecchiassero. E siccome quando uno stà per andare in paese lontano, ha da considerare prima bene tutte quelle cose che sogliono accadere in simili viaggi, come i mali tempi, le male strade, gli alloggiamenti scarsi, gli imbrogli degli hosti e l’importunità dei compagni, le spese che si fanno, l’aria dubbiosa, i venti, le pioggie, la stanchezza e altri simili miserie che si sogliono patire; le quali cose tutte non pareranno così gravi al viandante, se potrà dire: io ho considerato prima tutte queste cose. E sono lamenti d’huomini sciocchi quelli: non aspettavo questo, chi havesse mai pensato quest’altro? Io ne speravo meglio. Questi non sono lamenti di huomini savi. E’ cosa molto bella da sentire ciò che si racconta d’un Abate d’un Monastero, il quale haveva per costume quando haveva d’accettar qualche novizio nella sua famiglia, prima di riceverlo, di menarlo in cima di una torre e gli diceva così: guarda bene figlio e stendi lo sguardo fin dove può giungere la tua vista, e pensa che se dall’ultimo termine fino all’occhio tuo vi fossero piantate tante Croci che una toccasse l’altra, tu però non potresti mai con gli occhi mirarne tante quante sono quelle che da qui innanzi havrai da portare. Vedi figlio mio e pensa bene a quello che ha da venire. Altro sarà sempre fatto di quello che tu vorrai. Quando vorrai fare orazione bisognerà lavorare, quando vorrai lavorare ti bisognerà fare orazione. Quando penserai d’andar a dormire sarai forzato a vegliare, quando vorrai vegliare sarai mandato a dormire, quando vorrai parlare ti sarà imposto silenzio, quando vorrai tacere ti sarà comandato: che parli, Ne ti dissumlerò una cosa, ed è che spesso bisogna che tu porga l’orecchie e stia ad udire cose che non vorresti, e oltre la continua mortificazione e penitenza corporale t’aspettano infinite riprensioni. Quando ti penserai d’haver fatto bene e d’haver cantato eccellentemente, in cambio di lode ne riporterai biasimo e vituperio. Havrai spesso di quelli che ti accuseranno e non saranno sempre veri, ma non per questo ti lasceranno appellare a maggior tribunale. Tutta la tua ragione havrà da consistere in molta pazienza. Puoi tu dunque sopportare tutte queste cose per cinquanta o sessant’anni, anzi per tutto quanto il tempo di tua vita? Che se non ti dà l’animo di sopportare e vincere continuamente te stesso, vattene figlio mio, vattene pure, perchè tu non sei buono per essere religioso, ne per stare qui fra noi. O come gliela cantava chiara e saviamente! E che altra cosa giammai si potrebbe meglio e più spesso ripetere agli scolari di questa scuola, di questa esortazione. Pensate bene alle innumerevoli avversità che vi verranno, le potrete voi, o le vorrete sopportare? Stà bene, non le volete sopportare? Andatevene dunque e partitevi da questa Scuola, la quale non accetta Lentuli, ne Endimioni, ne dormiglioni e sonnolenti, ne quelli che fuggono la fatica o se gl’accetta, scopertogli poi per tali, subito li caccia. Stia quindi lontano ogni dapoco. Quivi regnano solamente la fatica e la Pazienza.