Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo V/P4

PARTE TERZA CAPITOLO V
§.4. Quivi regnano solamente la fatica e la Pazienza

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO V
§.4. Quivi regnano solamente la fatica e la Pazienza
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§. 4.

L’
Apparecchiarsi adunque è un fortissimo scudo contra le avversità; perche come dice S. Gregorio: Omnia orbis mala mitius vulnerant si contra haec per praescientiae clypeum munimur.1 Tutti i mali del mondo ci fanno manco danno, quando siamo difesi dallo scudo d’haverli prima previsti. Il savio non viene eccettuato da i casi humani, ma sì bene da gl’errori: Perche non gli avvengono le cose come hà voluto, mà si bene come hà pensato. E questo è quello, che si dice, che al Savio non occorre cosa alcuna contra la sua opinion. Poiche và [p. 754 modifica]sempre con l’animo ben pensando prima a tutti gli impedimenti, che se gli possono attraversare. E spesse volte sentirai, che questo tale così parla: Io fò conto di navigare, se altro non m’occorrerà: Penso d’ottener il tale officio, se non vi sarà qualche impedimento: La mia mercantia spero, che andarà bene, se qualche cosa non vi si frapone. Dimani anderò a un banchetto, se non sarò chiamato altrove: Posdimani andarò alla scuola della scrima, se pur sarò sano: di quà a un anno, piacendo a Dio ch’io viva, voglio cominciare a fabbricare. Perche và sempre pensando, che vi possa essere qualche cosa, che gli impedisca i suoi disegni.

Con questo animo ritrovandosi Zenone Filosofo, sentendo, che tutta la sua robba s’era perduta in mare, rivolto alla fortuna disse: Laudo tuum factum [p. 755 modifica]fortuna: nunc expeditius philosophari me iubes. Io lodo grandemente questo tuo fatto, ò fortuna; e ben m’avvedo, che tù vuoi, che io attenda a filosofare più liberamente, e senza tanti impedimenti. Et Epitteto dotta, e saviamente avvisandoci dice: Cuiusque Rei antecedentibus, et consequentibus consideratis, sic eam aggreditor. Alioqui cupide quidem eam aggredieris: quippe qui nihil eorum quae sequuntur consideratis. Postea vero cum aliquae molestiae, ac difficultates intercesserint, turpiter desistes. Cupio inquis, vincere Olympica. Considerato antecedentia, et consequentia, et sic si è re tua fuerit, rem aggreditor. Est tibi accurato ordine opus: edendum necessario, bellarijs abstinendum, exercendum corpus vel invito idque hora praefinita: in aestu, in frigore non bibenda frigida: aliquando ne vinum [p. 756 modifica]quidem: Denique lanitae tanquam Medico te tradas oportebit. Deinde in certamine laniare corpus contingit manum laedi, distorqueri lumbos, multum pulveris deglutiri, flagris caedi, et cum his omnibus interdum vinci. His rebus consideratis, si placet, certamen inito. Sin minus, vide ut puerorum more acturus sis, qui nunc pugiles ludunt, nunc gladiatores, nunc turba canunt, nunc, tragoedias agunt, cum ista viderint, admiratique fuerint. Sic, et tu nunc pugil eris, nunc gladiator; mox philosophus; postea orator, toto autem animo nihil: sed ut simius quidquid videris imitaberis, subinde aliud ex alio tibi placebit. Usitata vero displicebunt. Neque enim considerate quidquam aggressus es, neque rem totam explorasti, aut examinasti, sed temere, et frigida cupiditate impulsus. Vigilandum [p. 757 modifica]est, laborandum vincenda sunt quaedam cupiditates a cognatis discedendum; Oportet a puero contemni. ab obvijs derideri: omnibus in rebus deteriori conditione esse in magistratu, in honore, in iudicio. His consideratis, si lubet, accedito: si his rebus redimere cupis animi tranquillitatem, libertatem, constantiam. Quando tù t’hai da metter a fare una cosa, considera prima bene tutte le cose antecedenti, e conseguenti di quella, e poi falla. Altrimenti ti metterai bene a farla con gran desiderio, come, che non hai considerato niente di quelle cose, che ne seguono appresso. Mà poi quando ti s’attraverseranno alcune molestie, e difficultà, bruttamente ti fermerai. Tù mi dirai, il mio desiderio è di riportar vittoria ne i giuochi Olimpici. Considera prima le cose antecedenti, e conseguenti, e così se ti mette[p. 758 modifica]rà conto, pigliarai l’impresa. La prima cosa tù hai bisogno d’osservare un ordine molto stretto, e accurato: Perche hai necessariamente da mangiare, ma t’hai da astenere da ogni sorte di confettura, e altri simili allettamenti della gola: hai da essercitare il corpo anchorche tù non voglia: E ciò hai da fare in un’hora determinata, ò sia caldo, o pur sia freddo: Non hai da bere acqua fresca: e talvolta ne anche vino: finalmente bisogna, che tù ti dia in mano d’un lanista, ò d’uno, che ti ammaestri ed esserciti in quei giuochi, che come un Medico ti terrà a regola. Di poi occorre bene spesso, che negli stessi giuochi si straccia il corpo, resta offesa una mano; si storcono i lombi, s’inghiotte di molta polvere, si riceve delle sferzate, e con tutte queste cose qualche volta si perde, e l’huomo resta vinto. Ma se tù non [p. 759 modifica]consideri prima le dette cose, vedi di non fare, come fanno i putti, i quali dopo haver mirato, e ammirato questi tali giuochi, hora fanno a pugni, hora giuocano a i gladiatori, hora suonano la tromba, hora fanno tragedie. Così tù hor farai a pugni, hor sarai gladiatore, di là a un poco Filosofo, di poi Oratore, e finalmente con tutto l’animo non sarai niente. Ma come una Simia anderai imitando tutto ciò, che vederai fare; e hora ti piacerà una cosa, e hora un’altra; e le cose usitate ti dispiaceranno, perche non ti sei messo a far niente con consideratione, e non hai bene considerato, ed essaminato quello, che havevi da fare, ma te ci mettesti temerariamente spinto solamente dal tuo vano desiderio. S’ha da star vigilante, s’ha da travagliare, bisogna sottometter le passioni, e abbandonar i parenti, bisogna assuefar[p. 760 modifica]si fin da fanciullo ad essere dispreggiato, beffato, e deriso da ogn’uno, e in tutte le cose tenersi di peggior conditione de gl’altri, così nel magistrato, come nell’honore, e nel Giuditio. Considerate che haverai queste cose, se tù vuoi, mettiti nel giuoco: se con queste cose tù desideri d’acquistare la tranquillità dell’animo, la libertà, e la costanza.

Interrogato una volta Diogene, che cosa havesse imparato dalla Filosofia? Rispose prontamente. Hò imparato a prevedere le cose avverse, e a sopportarle con patienza, quando vengono. Questo, che così seriamente disse Diogene, fù approvato in fatti da Anassagora: Questi ritrovandosi prigione in Athene, hebbe tutte a un tempo due tristissime nuove. La prima fù, che già era stato condennato a morte; al che rispose Anassagora: Già la natura un pez[p. 761 modifica]zo fà diede questa sentenza tanto contra di me, quanto contra quei, che mi condannano. L’altra nuova fù, che i suoi figliuoli erano morti: al che il Filosofo: Ben sapeva io, che i miei figliuoli non erano immortali. Questi erano colpi mortali, mà perche furono previsti, non poterono far alcun danno ad Anassagora.

Questa è la filosofia Christiana; a questo modo Christo manda i suoi nel mondo, dicendo: Ecce ego mitto vos, sicut oves in medio luporum. Si me persecuti sunt, et vos persequentur. Tradent enim vos in concilijs, et in Synagocis suis flagellabunt vos: Ad Praesides, et ad Reges ducemini proper me. Venit hora, ut omnis, qui interficit vos, arbitretur se obsequium praestare Deo; sed haec locutus sum vobis, ut cum venerit hora, eorum reminiscamini, quia ego dixi vobis.2 Ecco [p. 762 modifica]ch’io vi mando per il Mondo come pecore fra i lupi. Se hanno perseguitato me, perseguitaranno voi ancora. Perche vi mandaranno da un tribunale all’altro, e vi frusteranno nelle loro Sinagoghe: Sarete condotti innanzi a diversi Presidenti, e Regi per causa mia. E verrà tempo, che chi vi ammazzerà si pensarà di far un sacrificio a Dio: Ma io vi hò detto queste cose accioche quando verrà quell’hora, ve ne ricordiate perche io ve le dissi.

Predisse loro tutte queste cose il Maestro, perche i discepoli vi pensassero avanti, e vi s’apparecchiassero. E sicome quando uno stà per andare in paese lontano, hà da considerare prima bene tutte quelle cose, che sogliono accadere in simili viaggi; come i mali tempi, le male strade, gli alloggiamenti scarsi, gl’imbrogli de gl’hosti, e l’importu[p. 763 modifica]nità de’ compagni, le spese, che si fanno, l’aria dubiosa, i venti, le pioggie, la stanchezza, e altri simili miserie, che si sogliono patire; le quali cose tutte non pareranno così gravi al viandante, se potrà dire: Io hò considerato prima tutte queste cose. E sono lamenti d’huomini sciocchi quelli: Non aspettavo questo: Chi havessi mai pensato quest’altro? Io ne speravo meglio. Questi non sono lamenti di huomini savij.

E’ cosa molto bella da sentire ciò, che si racconta d’un Abbate d’un Monastero, il quale haveva per costume, quando haveva d’accettar qualche novitio nella sua famiglia, prima di riceverlo, di menarlo in cima d’una torre, e gli diceva così: Guarda bene figlio, e stendi il guardo fin dove può giunger la tua vista, e pensa, che se dall’ultimo termine fino all’occhio tuo vi fussero piantate tante [p. 764 modifica]Croci, che una toccasse l’altra, tù però non potresti mai con gl’occhi mirarne tante, quante sono quelle, che da qui innanzi haverai da portare. Vedi figlio mio, e pensa bene a quello, che hà da venire. Altro sarà sempre fatto di quello, che tù vorrai. Quando vorrai far oratione, bisognerà lavorare, quando vorrai lavorare ti bisognerà far oratione. Quando pensarai d’andar a dormire, sarai forzato a vegliare: quando vorrai vegliare, sarai mandato a dormire: Quando vorrai parlare ti sarà imposto silentio: quando vorrai tacere, ti sarà comandato, che parli: Ne ti dissimularò una cosa, ed è, che spesso bisogna, che tù porga l’orecchie, e stij ad udire cose, che non vorresti; e oltre la continua mortificatione, e penitenza corporale, t’aspettano infinite riprensioni: Quando ti pensarai d’haver fatto bene, e d’haver cantato eccellentemen[p. 765 modifica]te, in cambio di lode ne riporterai biasimo, e vituperio. Haverai spesso di quelli, che ti accuseranno, e non saranno sempre veri, ma non per questo ti lasceranno appellare a maggiore tribunale. Tutta la tua ragione haverà da consistere in molta patienza. Puoi tù dunque sopportar tutte queste cose per cinquanta, o sessant’anni, anzi per tutto quanto il tempo di tua vita? Che se non ti dà l’animo di sopportar, e vincer continuamente te stesso, vattene figlio mio, vattene pure, perche tù non sei buono per essere religioso, ne per stare qui fra noi.

O come gliela cantava chiara, e saviamente! E, che altra cosa giamai potrassi meglio, e più spesso ripetere a i scolari di questa scuola, di questa esortatione. Pensate bene alle innumerabili avversità, che vi verranno; le potrete voi, ò vorrete sopportarle? Stà [p. 766 modifica]bene. Non le volete sopportare? Andatevene dunque, e partitevi da questa scuola, la quale non accetta nè Lentuli, nè Endimioni, nè dormiglioni, e sonnolenti, nè quei, che fuggono la fatica, ò se pur gl’accetta, scopertogli poi per tali subito li caccia. Stia quindi lontano ogni dapoco. Quivi regnano solamente la fatica, e la Patienza.

Note

  1. [p. 792 modifica]S. Greg. hom. 35. in Evang.
  2. [p. 792 modifica]Matth.c. 10. 16.