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PARTE TERZA CAPITOLO V
§.3. E'molta buona cosa per me lo star attaccato con Dio

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Dicono alcuni che se il lupo vede prima l’huomo, l’huomo perde la voce. Et al contrario che se l’huomo vede prima il lupo, il lupo perde la sua. La cagione di questa favola fu, come dice Cardano, che un subito terrore è solito levare la voce o farla rauca. Onde disse quel Poeta: Lupi Merin videre priores. .....

Avvertenza: nel testo mancano le pagine dal numero 743 al numero 746

...... l’animo del giusto tanto per le prosperità, quanto per le avversità; acciocchè venga poi ciò che si voglia si sopporti francamente. E di grazia Cristiano mio, non ti pensare di essere stato chiamato alla Scuola della Pazienza per essere posto sopra un morbido letto, acciocchè ti siano fatte gran carezze ne per darti buon tempo. Tu ti inganni, huomo da bene, e ti inganni all’ingrosso. Perchè tu sei venuto a questa scuola per travagliare, per combattere e per lottare e per essere provato e esercitato in molti travagli. Apparecchia dunque l’anima tua alla tentazione.Un ottimo apparecchio poi in questo negozio è farne spesso orazione a Dio. Quà habbiamo sempre da correre e ricorrere nei nostri travagli, quà dobbiamo drizzare il primo gemito e la prima parola a domandare aiuto a Dio. E dove s’habbia da correre per aiuto nei travagli, ce lo mostrarono come col dito gli Apostoli, poichè trovandosi in mezzo ai venti e alle tempeste gridano a Christo: (Signore salvateci, Dio nostro che siete il nostro rifugio e la nostra virtù, aiutateci in queste tribolazioni che ci danno tanto fastidio). Interpretando questo luogo S.Agostino dice: (Vi sono alcuni rifugi dove non è virtù e quando uno si ritira e ricorre a quelli più tosto s’indebolisce che si rinforzi. Te ne vai, v.gr. a qualche gran personaggio nel secolo per farti un amico potente. Questo ti pare un rifugio(o rovinoso rifugio!) Poichè prima temevi solamente dei fatti tuoi, ma essendo ricorso a quel tale, temerai ancora a sarai sempre sollecito dei fatti suoi. Perchè vi sono stati molti che essendo ricorsi a tali rifugi, mancando quelli mancarono ancor essi; dove non sarebbero mai mancati se non havessero fatto ricorso a tali rifugi. Non è già tale il nostro rigugio; ma il nostro rifugio è la virtù, quando ricorreremo da lei allora saremo sicuri). Per questa cagione il Real Profeta disse con grande spirito: (Però non havremo paura, mentre si turberà la terra e i monti saranno trasferiti nel mezzo del mare). Se Dio sarà dalla parte nostra, ancorchè i monti si urtino insieme e si precipitino nel mare; ancorchè vadano sottosopra il Cielo, e la terra, ancorchè si turbino e confondano tutte le cose, s’apra l’inferno e tutto quanto rovini il mondo, non per questo temeremo ne havremo paura. Il Riccio marino e la Seppia, quando presentono qualche tempesta nel mare, sapendo molto bene la lor fiacchezza, acciocchè dall’impeto e dalla furia dell’onde non siano sbattuti in qualche scoglio, s’attaccano quanto più fortemente possono a qualche sasso e così stanno finchè passi la tempesta. Hor qual cosa è più turbolenta e procellosa di questa vita? Una tempesta nasce dall’altra e spesso si mantiene da per tutto nuvoloso il Cielo. In così gran tempesta e rivoltura di mare e di venti, impariamo dal riccio e dalla seppia, d’attaccarci a Dio, che è insuperabile e sicurissima pietra, talmente che ciascuno possa dire: è molta buona cosa per me lo star attaccato con Dio. Perchè non basteranno a staccarmene ne la forza di qualsivoglia calamità e miseria, ne tutti gli eserciti dei Demoni nè tutte le macchine dell’Inferno. Perchè voi Signore siete quello che mi fate forte e siete il mio rifugio. Voi siete la mia pazienza e la mia speranza fin dalla mia gioventù. Spartiamo dunque Signor mio tra di noi gli officii. Io non andrò mai sottraendo ne me ne le cose mie dalla Croce, e voi datemi pazienza per sopportarla. Perchè io sò molto bene che voi ci mandate l’avversità per esercitare con quelle la pazienza nostra e per accender in noi una gran confidenza verso di voi. Adunque Signor mio, mettetemi pure alla vostra spalla e venga chi vuole a combattere meco. Già io non temo più alcuna Croce, nè ho paura d’alcun nemico, perchè voi siete la pazienza mia.