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Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo V/P2

PARTE TERZA CAPITOLO V
§.2. Eccomi quà pronto ad ubbidirti

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Ma noi siamo talvolta tanto scioperati e spensierati che senza ricordarci dove andiamo, ci meravigliamo di perdere qualche cosarella dovendo pure alla fine un giorno perder ogni cosa. E così non essendo preparati ci spaventiamo ancora di cose leggerissime. Pertanto dobbiamo procurare di prevedere per quanto sarà possibile ogni cosa. E perchè ogni cosa viene aggravata dalla novità questo continuo pensiero sarà che non siamo nuovi per qualsivoglia male, e non ci meravigliamo niente di quelle cose che apporta la condizione della nostra caduta. Le cose che noi patiamo, a tutti sono comuni, dico che sono comuni a tutti, perchè eziandio quelle cose che alcuno scansa, le poteva patire anch’egli. E quella legge è giusta, non della quale tutti s’havranno a servire, ma che per tutti è stata fatta. Sia pur l’animo ben composto, che senza alcun lamento pagheremo i tributi della nostra mortalità. L’inverno porta il freddo, s’ha da sentire. L’estate rimena il caldo, bisogna ancor sentirlo. L’intemperie dell’aria nuoce alla sanità, bisogna ammalarsi. E quella che ci incontrerà sarà una fiera o pure un huomo più dannoso spesse volte di qualsivoglia fiera. Una cosa ci leverà l’acqua, l’altra il fuoco. Noi non possiamo mutare questa condizione delle cose; questo sì possiamo fare, apparecchiarci un animo grande per patire fortemente qualsivoglia incontro che dalla fortuna ci potesse venire. A questa legge di tolleranza s’ha da preparare l’animo nostro. Questa segua, a questa ubbidisca e tutte le cose che si fanno eccettuatone il peccato solamente, pensi che così s’havevano a fare. E’ ottima cosa il sopportare con pazienza ciò che tu non puoi emendare, e senza veruna sorte di mormorazione accompagnare Iddio, da cui viene ogni cosa. E’ un cattivo soldato colui che gemendo segue il capitano. Per tanto riceviamo pronti e allegri quelle cose che ci si comandano e così diciamo a Dio: menatemi pure Signore dove vi piace, eccomi quà pronto ad ubbidirti. E per la vostra benignità sforzate ancora la mia volontà, benchè ribelle, a venir da voi. Così habbiamo da vivere, in questo modo habbiamo a parlare. Et ogni calamità che venga ci trovi sempre apparecchiati. Per questa medesima cagione disse l’Ecclesiastico: (Nel tempo che tu havrai dei beni non ti scordar dei mali, e nel tempo dei mali non ti scordare dei beni. Ricordati della povertà nel tempo dell’abbondanza e delle necessità della povertà nel tempo delle ricchezze. Perchè il tempo dalla mattina alla sera si muterà e tutte queste cose passano presto avanti gli occhi di Dio). Sei hora Padrone e comandi? Ricordati che potrebbe venire tempo che tu potresti servire. Hai delle ricchezze? E con tutto questo potresti venire in povertà. Sei sano e di buone forze? Un poco di febbre che ti venga, anzi una minima gocciola, ti può levare la vita. Hai figliuoli? Ti possono morire tutti in un giorno. Hai degli amici? Una sola horetta e un sol momento ti può privare e degli amici e di tutte le altre cose. Prepara dunque l’anima tua a queste tentazioni acciocchè quando la morte ti leverà gli amici o i figliuoli, tu possa dire ciò che disse quella santa donna Spartana: (Io sapevo molto bene d’haver generato huomini che havevano a morire). Quando perderai denari: io sapevo che non doveva esser sempre mio ciò che per solo uso m’era stato concesso. Quando ti manca l’honore e la venerazione: io sapevo che nessuna gloria in questa vita era eterna. Vi sono alcuni che mettendosi innanzi come un bastione una gran mole di cose e di negozi se ne stanno tutti occupati nelle cose presenti, senza mai pensare a quello che ha da venire. Questi pare che stiano sempre in faccende, come quell’Attalo, benchè facciano poco o niente. Se tu cerchi di persuaderli a volersi ritirare un poco e attendere alle cose dello spirito, subito ti risponderanno che non possono e che non vi hanno tempo. Se li inviti alla predica, non c’è tempo. Se li avvisi che si confessino, non c’è tempo. Che si comunichino, non c’è tempo. Se li esorti a pensare al Giudizio, non c’è tempo. A meditar l’Inferno, non c’è tempo. A contemplare le cose eterne, ne manco. A pensare alla morte, manco che manco. E questi tali, come io credo, a pena havranno tempo di morire. E così i meschini non pensano niente alle cose future. Si come una gran parte degli huomini, che hanno da navigare, non pensano mai alle tempeste. Ma quando poi questi tali sono colti all’improvviso da qualche subitaneo fulmine, quando vien loro addosso una calamità inaspettata, quivi si perdono subito d’animo, si diffidano di tutte le cose loro, disperano di poter essere aiutati, e si rendono in tutto e per tutto inconsolabili. Ma voi huomini da bene dovevate prevedere questo dardo, e vi havrebbe offeso manco e fatto manco danno.