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Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo V/P1

PARTE TERZA CAPITOLO V
§.1. Chi toccherà la pace ne resterà macchiato.

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Con gran sollecitudine ci avvisa l’Ecclesiastico: (Figlio volendo tu cominciare a servire Dio, stà in giustizia e timore, e apparecchia l’anima tua alla tentazione). Apparecchiala con vigilie e orazioni, apparecchiala con fuggire tutte le male occasioni. Perchè chi toccherà la pace ne resterà macchiato. Apparecchiala con stabilirti bene il cuore contro gli assalti di tutte le avversità. Perchè sappi pur certo che se comincerai a essere huomo da bene e a voler servire Dio devoto e castamente cominceranno ancora subito a venirti contro da ogni parte travagli e turbolenze. E credimi pure che i tuoi nemici non staranno in ozio. Tu dunque apparecchiati e sappi: (Che tutte le cose possono servire per trappola e per laccio ai piedi degli sciocchi). E perchè i piaceri di questa vita non ci ingannino ce ne mette un vivo ritratto innanzi a gli occhi S.Giovanni Chrisostomo dicendo: (Non vi è cosa tra gli huomini che sia stabile, non vi è cosa che sia ferma, ma andiamo imitando in questa nostra vita un mare tempestoso che ogni giorno partorisce naufragi, dico naufragi e nuovi e pericolosi). E perchè noi stiamo più attenti e vediamo in che luogo ci troviamo, aggiunge lo stesso Bocca d’oro: (Ogni cosa è piena di tumulti e di contrasti. Ogni cosa è piena di scogli e di precipizi; da per tutto stanno nascoste sotto l’acqua le roccie, ogni cosa è piena di caverne e labirinti. Ogni cosa è piena di terrori, di pericoli, di sospetti, di tremori e di affanni. Da per tutto si trovano innumerevoli maschere e persone simulate e finte. Da per tutto vi sono infiniti lupi vestiti di pecora, che sarebbe forse meglio in questi tempi habitar fra nemici che con questi che ti paiono amici. Quelli che ieri ti adulavano, t’accarezzavano e ti baciavano le mani oggi si ritrovano esser diventati tanti lupi rapaci, e di tanti santi che parevano, te li trovi più crudeli e acerbi di qualsivoglia maligno accusatore). Apparecchia dunque l’animo tuo alla tentazione. Stà vigilante e guarda bene le porte del tuo cuore perchè stai in mezzo ai nemici. Aspetta dunque nella bonaccia la tempesta, nella sanità l’infermità, la povertà nelle ricchezze, e la calamità nella prosperità. Di qua hebbe grande aiuto la pazienza di Giob, poichè egli dice: (Mi è avvenuto appunto quello di che io temevo, e m’è accaduo ciò ch’io mi pensavo). Tutto ciò che si è aspettato molto tempo più dolcemente se ne viene, e dell’aspettato colpo, più molle è la percossa. Perchè tutto quello che prima habbiamo previsto, ci fa minor male, e quei dardi che prima si vedono sogliono far manco danno. Perciò chi ha cervello si avvezzi ai mali futuri, e quelle cose che altri con lunga pazienza sanno leggeri, egli se le alleggerisce col pensarvi prima molto bene. Sentiamo talvolta alcuni ignoranti che dicono: io non sapevo che mi restasse ancor questo da patire. Un huomo savio sà molto bene che gli resta ogni cosa. Accadagli pure ciò che si voglia, ch’egli dice: già molto bene io lo sapevo. Si deve dunque pensare prima bene ad ogni cosa e apparecchiarsi bene contro tutte le cose che possono avvenire. Và pur pensando esilii, tormenti, guerre, malattie e naufragi. Mettiti avanti gli occhi la misera condizione della natura humana. Et andiamo pensando non quanto spesso la tal cosa soglia avvenire, ma si bene, quanto più spesso ella può avvenire, se non vogliamo essere oppressi, e da insoliti avvenimenti come da cose totalmente nuove essere storditi. Le cose inaspettate gravano di più e la stessa novità aggiunge peso alle calamità. Perciò non ci deve venire cosa all’improvviso, bisogna preparare l’animo a ogni cosa, e s’ha da pensare non tutto quello che è solito, ma tutto quello che può avvenire. L’animo è quello che cagiona a se stesso una buona o una mala vita. Un animo cattivo ogni cosa converte in male, anche le cose delle quali vi era ottima speranza. Ma l’animo buono, retto e sano emenda le cose male della fortuna, e con la pazienza addolcisce le cose aspre e dure. Se dunque tu vorrai osservare o gli altri o te stesso senza punto lusingarti, sarai forzato a sentire e a confessare che niuna cosa fra le desiderabili e care ti può essere di giovamento alcuno, se non ti apparecchierai contro la leggerezza della fortuna e del caso, e di quelle cose che la seguono; se non dirai spesso e senza lamento in ogni cosa che s’occorre di traverso: così è piaciuto a Dio. Dice Seneca:(A un animo così composto, non accadrà mai cosa niuna. E si comporrà a questo modo se penserà quello che possa la varietà delle cose humane, prima di provarlo. Se terrà i figliuoli e la moglie e la robba talmente come se non l’havesse a tenere sempre, e come se non havesse da esser perciò più infelice se lasciasse d’haverle). Plutarco racconta che ritornando Ulisse dopo venti anni intieri dalla guerra nella patria sua e postosi già a sedere vicino a Penelope sua moglie che piangeva, non sparse egli pur una lacrima, ma se ne stette sempre con gli occhi asciutti. Dice Plutarco: (Perchè vi era andato con l’animo preparato e contro le lacrime ben munito). Ma quando vide il cane morto nella sua venuta, non potè tenere le lacrime. E quello che lo sforzò a piangere fu quell’improvviso e inaspettato caso. Chi dunque si vuol dolere meno dell’avversità deve procurare bene di prevederle prima.