Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo V/P1

PARTE TERZA CAPITOLO V
§.1. Chi toccherà la pace ne resterà macchiato.

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO V
§.1. Chi toccherà la pace ne resterà macchiato.
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§. 1.

C
On gran sollecitudine ci avvisa l’Ecclesiastico: Fili accedens ad servitutem Dei, sta in iustitia, et timore, et praepara animam tuam ad tentationem.1 Figlio volendo tù cominciare a servire a Dio, stà in giustitia, e timore, e apparecchia l’anima tua alla tentatione. Apparecchiala con vigilie, e orationi, apparecchiala con fuggire tutte le male occasioni. Nam qui tetigerit pice, inquinabitur ab ea.2 Perche chi toccarà la pace ne restarà macchiato. Apparecchiala con stabilirti bene il cuore contra gl’assalti di tutte l’avversità. Perche sappi pur certo, che se comincerai a esser huomo da bene, e a voler servire Dio divota, e castamente cominciaranno ancora subito a venirti contra da ogni [p. 728 modifica]parte travagli, e turbolenze. E credimi pure, che i tuoi nemici non staranno in otio.

Tù dunque apparecchiati, e sappi: Omnia muscipulam esse pedibus insipientium. Che tutte le cose possono servire per trappola, e per laccio ai piedi degli sciocchi. E perche i piaceri di questa vita non c’ingannino ce ne mette un vivo ritratto innanzi a gli occhi S. Gio. Chrisostomo dicendo: Nihil est in rebus humanis stabile, nihil inconcussum, sed hominum vita imitamur mare vesaniens, quotidie parturiens naufragia inquam, tum nova tum periculosa.3 Non vi è cosa tra gl’huomini, che sia stabile, non vi è cosa, che sia ferma; ma andiamo imitando in questa nostra vita un mare tempestoso, che ogni giorno partorisce naufragij, dico naufragij, e nuovi, e pericolosi. E perche noi stiamo più at[p. 729 modifica]e vediamo in, che luogo ci troviamo, aggiunge l’istesso Bocca d’oro. Omnia tumultuum ac turbarum plena sunt, omnia scopuli et praecipitia, omnia rupes sub aquis latentes, et sinuosae cautes: Omnia terrores, discrimina, suspiciones, tremores, et angores: Innumerabiles ubique personae simulataque facies. Multa ovium vellera, innumeri ubique lupi sub his occultati, ut iam inter hostes aliquis tutius vixerit, quam inter hos qui videntur amici. Qui heri adulabantur, qui blandiebantur, qui manus exosculabantur, hodie repente comperti sunt esse lupi, ab iustisque personis facti sunt omnibus accusatoribus acerbiores.4 Ogni cosa è piena di tumulti, e di contrasti. Ogni cosa è piena di scogli, e di precipitij; da per tutto stanno nascoste sotto l’acqua le rocche, ogni cosa è piena di caverne, e [p. 730 modifica]laberinti. Ogni cosa è piena di terrori, di pericoli, di sospetti, di tremori, e di affanni. Da per tutto si trovano innumerabili mascare, e persone simulate, e finte. Da per tutto vi sono infiniti lupi vestiti di pelle de pecora, che sarebbe forse meglio in questi tempi habitar fra nemici, che con questi che ti paiono amici. Quei, che hieri t’adulavano, t’accarezzavano, e ti baciavano le mani; hoggi si ritrovano esser diventati tanti lupi rapaci, e di tanti Santi, che parevano, te li trovi più crudeli, e acerbi di qualsivoglia maligno accusatore.

Apparecchia dunque l’anima tuo alla tentatione. Stà vigilante, e guarda bene le porte del tuo cuore perche stai in mezo de’ nemici. Aspetta dunque nella bonaccia la tempesta, nella sanità l’infermità; la povertà nelle ricchezze, e la calamità nella pros[p. 731 modifica]perità. Di quà hebbe grande aiuto la patienza di Giob. Poiche egli dice: timor, quem timebam evenit mihi, et quod verebar accidit.5 Mi è avvenuto a punto quello, di che io temevo, e m’è accaduto ciò, ch’io mi pensavo. Tutto ciò, che si è aspettato molto tempo, più dolcemente se ne viene: e dell’aspettato colpo, più molle è la percossa.

Nam levius laedit quidquid praevidimus ante:
     Et praevisa minus tela ferire solent.

Perche tutto quello, che prima habbiamo previsto, ci fa minor male; e quei dardi, che prima si vedono, sogliono far manco danno.

Perciò chi hà cervello s’avvezzi ai mali futuri, e quelle cose, che altri con lunga patienza sanno leggeri, egli se l’alleggerisce col pensarvi prima molto bene. Sentimo talvolta alcuni ignoran[p. 732 modifica]ti, che dicono: io non sapevo, che mi restasse ancor questo da patire. Un’huomo savio sà molto bene, che gli resta ogni cosa: Accadagli pur ciò, che si voglia, ch’egli dice: già molto bene io lo sapevo. Si deve dunque pensar prima bene ad ogni cosa, e apparecchiarsi bene contra tutte le cose, che possono avvenire. Và pur pensando essilij, tormenti, guerre, malatie, e naufragi. Mettiti avanti gl’occhi la misera conditione della natura humana. Et andiamo pensando non quanto spesso la tal cosa soglia avvenire, ma si bene, quanto più spesso ella può avvenire, se non vogliamo essere oppressi, e da insoliti avvenimenti come da cose totalmente nuove essere storditi. Le cose inaspettate gravano più, e l’istessa novità aggiugne peso alle calamità. Perciò non ci deve venire cosa all’improviso, bisogna pre[p. 733 modifica]parar l’animo ad ogni cosa, e s’ha da pensare non tutto quello, ch’è solito, ma tutto quello, che può avvenire.

L’animo è quello, che cagiona a se stesso una buona ò una mala vita. Un’animo cattivo ogni cosa converte in male, anche le cose delle quali vi era ottima speranza. Ma l’animo buono, retto, e sano emenda le cose male della fortuna, e con la patienza addolcisce le cose aspre, e dure. Se dunque tù vorrai osservare ò gl’altri, ò te stesso senza punto lusingarti, sarai forzato a sentire, e a confessare che niuna cosa fra le desiderabili, e care ti può esser di giovamento alcuno, se non ti apparecchierai contra la leggerezza della fortuna, e del caso, e di quelle cose, che la seguono; se non dirai spesso, e senza lamento in ogni cosa, che s’occorre di traverso: Deo aliter visum est. così è piaciuto a Dio. [p. 734 modifica]Sic composito animo (dice Seneca) nihil accidet. Sic autem componetur, si quid humanarum rerum varietas possit, cogitaverit, antequam senserit. Si liberos, et coniugem, et patrimonium sic habuerit, tanquam non utique semper habiturus, et tanquam non futurus ob hoc miserior, si habere desieris6. A un’animo così composto, non accaderà mai cosa niuna. E si comporrà a questo modo; Se pensarà quello, che possa la varietà delle cose humane, prima di provarlo. Se terrà i figliuoli, e la moglie, e la robba talmente come se non l’havesse a tener sempre, e come se non l’havesse da esser per ciò più infelice se lasciasse d’haverle.

Plutarco racconta, che ritornando Ulisse dopo venti anni intieri dalla guerra nella patria sua, e postosi già a sedere vicino a Penelope sua moglie che piangeva, [p. 735 modifica]non sparse egli pur una lagrima, ma se ne stette sempre con gl’occhi asciutti. Eo enim venerat (dice Plutarco) animo iam ante confirmato, et adversis lachrymas munito: Perche vi era andato con l’animo preparato, e contra le lagrime ben munito. Ma quando vide il cane morto nella sua venuta, non potè tenere le lagrime. In illum autem fletum subita res, et inspectata eum coniecerat7. E quello, che lo sforzò a piangere fù quell’improviso, e inaspettato caso. Chi dunque si vuol dolere meno dell’avversità, deve procurar bene di prevederle prima.

Note

  1. [p. 761 modifica]Eccl. c. 21.
  2. [p. 761 modifica]Id. c. 23. 1.
  3. [p. 761 modifica]S. Chrys. to. 5. cum Sartor. et Aurelian. acti essent in exil.
  4. [p. 761 modifica]S. Chrys. to. 5. cum Sartor. et Aurelian. acti essent in exil.
  5. [p. 761 modifica]Iob. c. 3. 25.
  6. [p. 761 modifica]Id. ibid.
  7. Plutarch. l. de tranquill. an. prop. fin.