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PARTE TERZA CAPITOLO IV
§.5. Chi sarà umiliato starà nella gloria

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Adunque ringraziamo sempre Dio per ogni cosa come ci esorta S.Paolo. E veramente che nella Scuola della Pazienza non si devono sentire altre parole più spesso di queste: (Sia ringraziato, sia sempre benedetto Iddio). Di questo solo ci dobbiamo servire in ogni cosa. Ma noi siamo tanto indocili che con gran fatica e a gran stento impariamo a dire eziandio due paroline. Disse benissimo Francesco Petrarca: (Questo è il vostro costume: voi volete pigliar presto e dare tardi, al pigliare siete allegri, al dare melinconici, a quello correte con gran fretta a questo non vi muovete punto). Si domanda con fervore finchè s’ottiene quello che si domanda, ma rendere grazia per quello che si è ottenuto si fà molto freddamente. In questa nostra scuola si suole e si deve fare il contrario, perchè i discepoli della Pazienza quando vedono un calice pieno di amarezza, pregano bene Iddio insieme con Christo e dicono: Signore liberatemi da questo travaglio. Ma queste preghiere, siano pur calde quanto si vogliono, le temperano con quell’altre parole: nondimeno Signore mio facciasi pure la vostra santa volontà e non la mia. E così desiderano bene essi d’esser liberati, ma però se ciò piace a Dio. Quando poi ne lo ringraziano fanno ciò assolutamente senza nessuna riserva, rendendogli affettuosamente grazie e con la lingua e col cuore. E non fanno altro che dire: Signore io vi rendo immortali e infinite grazie che mi facciate tanto honore, ch’io possa patire qualche cosarella per vostro amore, vi ringrazio che mi teniate nel numero dei vostri figli, e qual’è quel figliuolo che il Padre non lo castighi? Dice S.Gregorio: (Chi sarà che habbia cervello, che sia ingrato di quello che patisce se quello che qui visse senza peccato patì tanto?). E però è cosa di buona mente benedire Iddio non solamente nelle cose prospere ma lodarlo ancora nelle avverse. Se ringraziando Iddio nelle avversità con la pazienza te lo renderai propizio, oltre che ti saranno rese le cose che perdesti, con moltiplicato guadagno, ti saranno ancor dati di più gli eterni gaudii, così dice S.Gregorio: (Si rendono poi con gran ragione grandissime grazie al Padre per i castighi e per le correzzioni perchè le bastonate che dà il Padre sono molto migliori dei baci che dà il nemico). Ad ognuno è nota quella voce del nostro Padre celeste: (Io castigo quello che amo e flagello tutti i miei figliuoli). Apparecchiati ad esser castigato. Ma che dovranno qui rispondere i buoni figliuoli a così buon Padre? S.Agostino ce lo suggerisce e dice che s’ha da rispondere così: (Voi ci siete Padre, Signore, e quando ci accarezzate e quando ci castigate. Ci accarezzate perchè non veniamo meno e ci castigate perchè non ci perdiamo). Et aggiunge S.Agostino a nostro proposito istruendoci con gran diligenza: (Lodate il nostro Signore Iddio, lodiamo di nuovo, perchè è buono. Perchè se non ci castiga e ci lascia andare siamo spediti. Quando dunque le tue cose van bene loda la sua misericordia, e quando van male loda la sua giustizia. Tu che figlio sei? Quando il Padre ti castiga all’hora ti dispiace, ma Egli non ti castigherebbe se tu non gli dispiacessi. Che se tu gli dispiacessi tanto ch’ei perciò ti odiasse, certo che non ti castigherebbe. Ringrazia dunque il tuo Correttore per haver poi l’eredità da Dio che è quello che ti corregge. Quando castiga alcuni in questo mondo questo è avviso, non pena. Egli è assai paziente verso i peccatori, non esercitando l’ira sua, ma si bene aspettandoli a penitenza). Ma ringraziamo noi forse Iddio spesse volte per una cosa bassa e vile e che talvolta ancora ci dispiace, solamente perchè ne speriamo cose migliori? Perchè chi è grato per il primo beneficio si apparecchia per il secondo. E perciò chi ha sale in zucca ed è prudente, si mostra grato eziandio per un beneficio poco accetto, perchè così discorre fra se stesso: chi m’ha fatto un beneficio è cosa certa, che me l’ha fatto con buon animo, e se io lasciassi di rendergli le dovute grazie, meriterei come ingrato che non me ne facesse più per l’avvenire. E questo ce lo detta la ragione stessa. Ma il lume superiore alla ragione è questo: Iddio in questo tempo va spargendo denari di ottone e di piombo; dà corone ma sono di spine e sanguinose, ma con che animo fa questo? Per darcele in breve d’oro e di preziose gemme. Perchè dunque non rendiamo le dovute grazie al nostro amantissimo Padre, quando ci dà del piombo e delle spine che presto s’han da mutare in oro e in tante preziose gemme? Accettiamo dunque adesso il piombo, abbracciamo adesso le spine e per esse ringraziamone Iddio non meno di quello che faremmo per ricchissimi tesori. Queste sono certissime e sicurissime caparre d’oro e di gioie. Chi sarà umiliato, starà nella gloria, e chi havrà tenuto bassi gli occhi questi si salverà.