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PARTE TERZA CAPITOLO IV
§.3. Sia benedetto Dio

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Quell’ottimo e pazientissimo vecchio di Tobia, non si lamentò di Dio, perchè gli fosse venuto il male della cecità, ma se ne stette immobile nel timore di Dio, ringraziandolo per tutto il tempo della vita sua. Questo noi habbiamo da imitare con ogni nostro sforzo. Quando avviene che siamo disprezzati, burlati e odiati, e quando ci vediamo precipitare nel mezzo di molti mali ringraziamone Iddio. Dal che mosso lo stesso Iddio, o muterà il mal animo che hanno contro di noi i nostri nemici come spesso ci mostra l’esperienza, o d’altra parte compenserà tutto questo male abbondantissimamente. Questa è la mente di S.Paolo il quale ci esortava così: (Ringraziando sempre Dio per ogni cosa). Il che considerando S. Girolamo dice: (Il ringraziare Iddio per i benefici è cosa che la sanno fare anche gli idolatri e i Giudei; ma il ringraziarlo per le calamità e per i castighi lo sanno fare solamente i cristiani). Per tanto conforme all’Apostolo in tutti i nostri pericoli e miserie diciamo sempre: Sia benedetto Dio. Questo è un animo di cristiano. Della qual cosa tratta benssimo il libretto dell’imitazione di Christo nel c. 50 del terzo lib. Di maniera che io sono del parere che detto capitolo, o parte di esso si debba leggere ogni giorno da quelli che sono in qualsivoglia modo afflitti, mesti e tribolati. Donde noi ancora a proposito nostro pigliamo queste quattro parole che seguono: (Io vi ringrazio Signor Iddio mio che non mi havete perdonato quando ho fatto male, ma mi havete castigato severamente facendomi sentire dolori grandi e mettendomi in grandi angustie, dentro e fuori; la vostra disciplina sia sopra di me e la vostra verga sarà quella che mi insegnerà). Racconta un famoso predicatore domenicano, che un huomo molto dotto e erudito domandò ad una Vergine molto santa, un breve modo di vivere santamente. Et havendo ella ristretto ogni cosa in dieci documenti, et assegnandoli per quinto il seguente, così diceva: (Non vi sia alcuno così travagliato e afflitto che delle sue tribolazioni e affanni non ne renda molte grazie a Dio, e che non se ne stimi indegno; e sempre ne domandi a Dio di maggiori e raddoppiati ancora). Il che essa osservò in fatti. Hor perchè noi ancora non imitiamo una cosa così degna d’esser imitata? Mostriamo questo con un esempio. Vi sarà uno che tutta una notte s’havrà sentito romper miseramente il petto da una crudele tosse; contando tutt l’hore e tutti i quarti senza poter già mai chiudere gli occhi ne dormir niente. Costui farebbe una gran cosa se ardisse dire a Dio: Signor Iddio datemi vi prego una tosse più gagliarda, che mi travagli di più che non fa questa, poichè io ho meritato cose molto maggiori e più crudeli. Vi sarà un altro che patirà dolore di testa e sarà travagliato dello stomaco, o patirà di dolori artritici, dolor di pietra [calcoli] o di podagra, e che con tutto ciò non faccia altro che dire: Signore radddoppiatemi il dolore insieme e la Pazienza. Ditemi un poco chi è quello che faccia questa cosa? Vi sarà poi un altro che sarà stato molto bene burlato e disprezzato da tre o quattro. Ma che costui dica: o Signore mio Gesù Christo, che tante volte foste per me burlato e disprezzato, mandatemi pure contro degli altri che mi burlino, mi disprezzino e mi carichino d’ingiurie perchè di queste cose io son degno. Vi è forse alcuno che preghi Iddio a questo modo? Io per me non dubito niente, che ve ne sia qualcuno, ma che se ne stia nascosto e segretamente si consoli con la pazienza. Ne vi mancheranno di quelli che preghino in questo modo: o mio amantissimo Iddio io non patisco solamente una Croce, ma molte e diverse, ma io vi prego Signore che mi facciate patire cose più grandi e mi accresciate i travagli, perchè sò molto bene che mi accrescerete insieme la pazienza. Per hora vi ringrazio di questi che mi date e me ne tengo indegno di patire alcuna cosa per voi Dio mio. Habbiamo noi forse pregato finora in questo modo e habbiamo da pregar così per l’avvenire? O cristiani miei, ci pensiamo talvolta d’haver qualche poco di santità dopo d’haver recitato queste o quelle orazioncelle; ma o quanto siamo ancor lontani dalla vera pazienza? Qui dobbiamo mostrarci d’essere huomini, qui giganti. Esercitiamoci in queste cose, poichè nessuno vi pensa, nessuno le loda se non solamente Iddio che vede i cuori , a cui fra tutti gli strumenti due sono quelli che più gli piacciono, cioè il tamburo e l’organo; il tamburo d’uno spirito contribolato e l’organo di lode e di ringraziamento. Il suono del tamburo è questo, ch’io sento, quanto mi scotta questa tribolazione! Ma non mi abbandonate Dio mio, datemi pazienza o pazientissimo Gesù. E questo tamburo suona molto bene e supera qualsivoglia delicatissima musica. L’organo di lode rende soavissimi concerti. S.Giacomo, che dal supplizio che patì fu chiamato l’interciso, fu un perfettissimo organista e sopportò una crudelissima morte con esser tagliato a membro a membro, e ogni volta che gli era tagliato o un dito o una giuntura di qualsivoglia altro membro, fu sempre sentito dire: sia sempre ringraziato Dio. Hebbe in questo modo per maestro Giob, il quale ogni volta che gli era portata qualche mala nuova, di nuovo ancora egli ne ringraziava Dio. Venne uno che gli diede nuova che gli erano stati menati via dai Sabei tutti i buoi con tutti gli altri suoi giumenti, alla quale nuova Giob non disse altro se non: sia benedetto il nome del Signore. Venne un altro e gli disse: è venuto fuoco dal cielo e ha consumato tutte le mandre delle pecore. A cui Giob di nuovo: sia benedetto il nome del Signore. Venne il terzo con dirgli: son venuti i Caldei e si sono presi tutti i cammelli. E Giob con grandissima costanza: sia benedetto il nome del Signore. Venne un altro e gli disse che era rovinata la casa e haveva colto sotto tutti i suoi figliuoli. E Giob come prima: sia benedetto il nome del Signore, sia fatta la sua volontà. Et eccovi un organo di lode e un eccellentissimo organista che lodandolo lo stesso Iddio, dice di lui: hai tu considerato bene il mio servo Giob, e come non vi è al mondo un altro par suo?