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PARTE TERZA CAPITOLO IV
§.2. Dio s’ha da lodare sempre

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E perchè questo che noi diciamo che nelle avversità s’ha da ringraziare Iddio, è una cosa di grandissimo momento e che importa molto, però bisogna stabilirlo con amplissimi testimoni. S.Gio.Chrisostomo come già si è detto, in questo con singolare eloquenza e veramente da Chrisostomo, cioè da quella bocca d’oro, ch’egli era inculcando questa cosa molto spesso come conveniva, diceva così: (E’ poi cosa conveniente che rendano grazie non solamente i ricchi ma anche i poveri ; non solamente i sani ma anche gli infermi; non solamente quelli ai quali succedono bene tutte le cose, ma quelli ancora ai quali succedono male. Perchè non è meraviglia ringraziare Iddio quando le cose vanno bene, ma quando la nave fortemente sbattuta dalla tempesta corre pericolo, allora si vede chiarissimamente se vi sia vera pazienza e equanimità. Con che sicuramente Giob ancora meritò la corona e turò la sfacciata bocca al Demonio; facendo conoscere chiaramente che quando egli stava in felicità non haveva altrimenti ringraziato Dio per la molta robba che gli haveva dato, ma si bene per la gran carità e per il grand’amore che a Dio portava). E questo è proprio particolarmente d’un amico grato e che attende alla vera speranza, ringraziare ancora nelle cose aspre e contrarie e glorificare Iddio per ogni cosa, non solamente per i benefici che ci fà, ma per i supplizi ancora che ci manda; perchè questo ci fa preparare maggior premio. Poichè ringraziando Dio per le cose buone che ti ha dato, hai pagato il debito, ma ringraziandolo per le cose avverse ti hai costituito Dio per debitore. Perciocchè chi è beneficiato e ne rende grazie, paga i debiti; ma chi ha ricevuto qualche male e ne ringrazia Dio questo s’acquista un credito. E così Dio s’ha ugualmente da lodare quando castiga come quando perdona. Perchè l’uno e l’altro è opera di cura e di bontà. Bisogna dunque ugualmente lodarlo, e che ponesse Adamo nel Paradiso, e che d’indi lo discacciasse. E ringraziarlo non solamente per il cielo ma anche per l’Inferno poichè lo fece e lo minacciò per liberarci dal peccato. Si come dunque osserviamo e ammiriamo il Medico, non solo quando ci dà da mangiare, ma anche quando ci fa fare dieta; non solo quando ci fa uscire di casa a fare esercizio, ma anche quando ci punge e taglia (perchè se bene le cose che si fanno, sono contrarie, vanno però tutte a battere ad un medesimo fine). Così ancora bisogna lodare Iddio per ogni cosa, e tanto più, quanto questo è Dio e quello è huomo e le cose di quelli spesse volte si variano; ma le cose che fa Dio son fatte con somma pazienza e con somma accuratezza. E perciò non solo ancora ringraziamo Dio, se otteniamo ciò che domandiamo ma anche se quello ci sarà negato. Perchè quando Iddio ci nega una cosa non ci è meno Padre che se ce la concedesse: Poichè noi non sappiamo le cose che ci sono di giovamento come egli le conosce. E però, o otteniamo, o no, ciò che domandiamo, sempre ne dobbiamo rendere grazie a Dio. Il rendimento di grazie adunque è un gran tesoro, una gran ricchezza, un bene permanente e una fortissima armatura. E nelle tribolazioni si troverà qualche tregua se vi sarà il ringraziamento. Poichè ivi sono molte insidie dove è molta la virtù, ivi è l’invidia dove è la misericordia. Ma noi habbiamo una buonissima armatura che può tenere da noi lontano tutte le dette macchine, con ringraziare continuamente Dio per tutte queste cose. Perdesti forse il tuo denaro? Se tu ne ringrazierai Iddio ti hai guadagnato l’anima e hai trovato maggiori ricchezze guadagnandoti più la benevolenza di Dio. Ne altrimenti dice S.Agostino: (I buoni e i tristi (dice questo santo) sono appunto come se fossero due vasi pieni, uno di marcia l’altro di preziosi aromi, e l’uno e l’altro esposto al medesimo vento. Quel vaso dove sono gli aromi manda un odore desiderabile, ma l’altro una pazza intollerabile. Così i buoni e i tristi vengono tutti insieme senza veruna differenza turbati e afflitti, ma per l’alto giudizio di Dio separati. Quante volte viene qualche tribolazione nel mondo, quelli che sono buoni a guisa di tanti vasi santi ne ringraziano Dio che si degni di castigarli, ma quelli che sono superbi, lussuriosi e avari, bestemmiano e mormorano contro Dio dicendo: o Dio, e che gran male habbiamo noi fatto per patire così gran cose? Onde spesso avviene che questi poveracci legati dall’amore a questa vita ne possano ritenere questa e perdano quell’altra sempiterna, dove non sarà nè dolore nè pianto alcuno. E quel ch’è peggio non possono scappare da questi mali presenti e i loro peccati li conducono ai mali eterni). Adunque come dice S.Gregorio si ha da avvertire a quelli che tanto temono i flagelli che se desiderano veramente di non haver male alcuno temino assai e si spaventino degli eterni supplizi. Raccontano le storie degli antichi SS.Padri che si ritrovò una volta uno fra di loro che senza veruna sua colpa venne in odio e a noia a tutti quanti gli altri. Non vi era più alcuno che lo ricevesse, niuno più lo salutava, niuno gli imprestava ne libro ne pane, e dopo i soliti travagli niuno l’invitava più a casa sua. Egli però (nel che era degnissimo di lode) in tutte queste cose ringraziava Dio. Occorse poi un giorno che ritornando questo pover’huomo da mietere alla casa non vi trovò niente di pane. Hor che doveva fare in questo caso questo poverello? Dai compagni non ne poteva sperare niente, doveva forse aspettare che gli fosse mandato il pane dal cielo? Si, perchè di lassù appunto gli fu mandata la sua provvigione, poichè subito si sentì picchiare alla porta da uno che gli conduceva un Cammello caricato di pane. Quando il buon romito vide questa liberalissima provvidenza di Dio verso di lui risoluto tutto in lacrime così disse: adunque o mio amantissimo Iddio io sono indegno di patire più penuria per voi? E dall’hora in poi gli altri ancora gli si mostrarono più benigni e come dice lo scrittore di questa storia, lo lasciavano riposare e amorevolmente l’accoglievano.