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PARTE TERZA CAPITOLO IV
§.1. Rendigliene sempre tante grazie

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I germani antichi ammaestravano una volta i lor figliuoli con alcuni precetti dati loro per via di certi simboli, fra i quali v’erano i seguenti: se qualche volta farai viaggio (dicevano) non ti partir mai dal luogo dove tu sarai posato, prima di sputare tre volte. E con questo volevano loro dare ad intendere che se alcuna volta fossero andati per viaggio, guardassero sempre bene di non lasciare qualche cosa per gli alloggiamenti. Così ancora proibivano loro di mostrare le stelle col dito, non perchè sia male alzare la mani al cielo ma perchè si credevano che col guardar con quella curiosità le stelle si facessero danno agli occhi. Davano ancora un altro prudente avviso, ed era: se qualche cosa ti scottasse, dì subito Deo gratias, sia ringraziato Dio, ovvero Iddio lo paghi. Precetto veramente d’oro e che fa molto al nostro proposito. Qualsivoglia fuoco, qualsivoglia avversità che ti scottasse, qualsivoglia huomo che ti offenda, rendigliene sempre tante grazie come se tu havessi da lui ricevuto un grandissimo beneficio. Sogliono ancora talvolta alcuni padri seri insegnare ai lor figliuoli che dopo d’esser da loro castigati, bacino la verga. Così ancora nelle scuole quei discepoli che sono di maggior aspettazione e di miglior natura, ringraziano il maestro quando sono battuti. Come se dicessero, Signor Maestro io non ho a male d’esser castigato, ho meritato il castigo e ho molto caro d’essere così a cuore al mio Maestro, e che egli non habbia affatto perduta la speranza dei fatti miei. E di che mi voglio sdegnare? E’ officio del Maestro a castigare gli scolari quando peccano, perchè a questo modo vanno con più riserbo. O che buona natura, ma rara, che a questo modo riceve i castighi! Così conviene che noi ci comportiamo con ogni pazienza e longanimità, ringraziando allegramente Dio Padre d’haverci fatti degni d’ammetterci ad essere partecipi della sorte dei Santi. Ma questa è la parte e la sorte dei santi. Patire molte cose e ringraziarne Dio, che li faccia degni di tanto honore. Per persuadere questo istesso a tutti i cristiani efficacemente s’affaticò tanto la Divina eloquenza di S.Chrisostomo. Di grazie sentite com’egli parla: (Questa è la volontà di Dio (dice egli) render sempre grazie. Questa è proprio un’anima saviamente ammaestrata. Hai patito qualche male? Se tu vuoi non è male, ringraziane Dio e hai mutato il male in bene. Dì ancor tu, come disse Giob: sia per sempre benedetto il nome di Dio. Poichè che cosa alla fine hai tu patito? Ti è forse venuta qualche infermità? Ma questa non è cosa nuova, poichè noi habbiamo un corpo mortale e il patire ci è connaturale. Hai forse scarsezza di denari? Ma questi ancora, e si possono acquistare e perdere e durano solamente di quà. O pure patisci tu qualche insidia o qualche calunnia dai tuoi nemici? Ma noi in queste cose non patiamo ingiuria alcuna, ma si bene quelli che la fanno. Poichè ha peccato non colui che ha patito il male ma chi l’ha fatto). Per qualsivoglia male adunque tu patisca, ringraziane Dio e si muterà il male in bene. Non ci sdegniamo dunque nelle tentazioni, come dice il medesimo Santo Gio.Chrisostomo, ne ci angustiamo, ne ci turbiamo. Perchè Giob ferì più gravemente il Demonio, quando da lui spogliato, ne ringraziò Dio, che quando distribuì la sua robba ai poveri. Perchè è molto maggiore cosa che essendo uno privato di tutte le cose, sopporti ciò generosamente e con ringraziarne Dio., che essendo ricco, far molte limosine, come accadde a questo huomo santo. Ma un subito e repentino incendio fu quello che ti levò tutta la robba e ti saccheggiò la casa? Ricordati di quelle cose che accaddero a Giob. Ringraziane il Signore che poteva poibirlo e non lo fece, e ne riceverai tanta mercede quanta ne havresti havuta se tutte quelle cose havessi dato ai poveri. Et affermando di nuovo questo istesso dice così: (Havrai una mercede come quello che ha dato i suoi denari ai poveri, se dopo d’haverli perduti ne ringrazierai Iddio; e potendo ricorrere dagli indovini sopporterai più tosto di non haverli che ricuperarli a quel modo). Ma sei tu forse povero o ti ritrovi oppresso dalla fame e circondato da infiniti pericoli? Ricordati di Lazzaro che combatteva con la povertà, con la privazione di tutte le cose e con altre infinite molestie e questo dopo l’acquisto di tanta virtù. Ricordati degli Apostoli i quali pativano continuamente fame, sete e nudità. Ricordati dei Profeti e degli altri giusti, e li troverai tutti essere non dei ricchi e di quelli che stanno allegramente ma si bene dei tribolati, bisognosi, e angustiati. Considerando queste cose fra te stesso ringraziane con grande allegrezza e diligenza il Signore, d’haverti di ciò fatto partecipe, perchè se non havesse grandemente amato quei santi non havrebbe permesso che havessero patito così gran cose: (Non vi è bene alcuno che s’agguagli al rendimento di grazie. Questo è il più gran sacrificio che si possa fare e questa è una perfettisima oblazione). E perciò S.Paolo dice: (Ringraziate Dio in ogni cosa, perchè questa è la sua volontà). Quei tre giovanetti hebrei condannati alla fornace di Babilonia, nelle fiamme stesse, come se fossero stati in un lautissimo banchetto, stavano rendendo grazie a Dio. Perchè come dice Daniele: (Come una sol bocca lodavano, glorificavano e benedicevano Dio nella fornace, dicendo: benedetto siete voi Signor Iddio dei Padri nostri e laudabile e superesaltato per sempre. Et benedetto è il Santo nome della gloria vostra e laudabile e innalzato in tutti i secoli). Quindi è che quell’infocata prigione servì loro di agiatissimo palazzo, quel fumo orrendo di un’aria fresca e serena, quelle fiamme di delicatissimi vestimenti. E quelle catene invece di collane d’oro e di gemmati e ricchissimi monili.