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Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo III/P3

PARTE TERZA CAPITOLO III
§.3. Costantemente

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E per qual cagione non perseveremo noi nella Scuola della Pazienza? Tutte le miserie passano prestissimo, i dolori finiscono ad un tratto, e a un momento di melanconia segue un eterno piacere. Disse Tobia: (Noi aspettiamo quella vita che Dio ha da dare a quelli che perseverano in essergli fedeli). Ci esorta S.Paolo: (Correte di tal maniera che pigliate il palio). Vi furono alcuni che una volta fecero questa domanda a quel filosofo cinico: dinne, di grazia Diogene, per quale cagione essendo tu così vecchio habiti ancora in cotesta tua botte? Perchè non lasci ormai andare così stretta filosofia? Ai quali così egli rispose: voi altri siete huomini ridicoli. S’io corro nello stadio m’ho forse da fermare essendo più vicino alla meta e lasciar che un altro mi passi e mi pigli il premio? Anzi voglio correre più forte hora che mai. Hor perchè noi ancora non habbiamo simili pensieri? Che cosa più pazza si può ritrovare che stancarci, quando siamo più vicini al fine? Che lasciar di correre quando già ci avviciniamo alla meta? State forti voi che havete patito cose maggiori, perchè Dio darà presto fine ancora a queste altre minori. Ma molto più saviamente di Diogene fece S.Francesco d’Assisi, il quale dopo esser vissuto religiosissimamente per lo spazio di molti anni morto a se stesso, vedendosi alla fine di essere vicino all’ultima lotta che doveva fare con la morte, disse: (Cominciamo, fratelli miei a servire al nostro Signore Iddio, perchè fin’hora habbiamo fatto poco profitto). Perciò Costantemente cristiani Costantemente s’ha da tirar innanzi l’incominciato e quel poco viaggio che ci resta s’ha da fare allegramente. E per far questo due cose in particolare ci aiuteranno grandemente. La prima è l’accusazione di sè stesso. In tutte le cose che noi patiamo, confessiamoci per rei. Ognuno dica per sè: meritatamente patisco questo, io per me giustamente sono afflitto. Siete giusto Signore, e il vostro giudizio è retto, buono e santo. Disse benissimo S.Agostino: (I giudizi di Dio molte volte sono occulti, ma non sono mai ingiusti). Sino a tanto che non ci crediamo d’essere innocenti e di patire a torto, sempre ci scopriamo d’haver poca pazienza e d’esser incostanti. I fratelli del Vicerè d’Egitto, è cosa certa che non erano spie, come loro si apponeva, havevano ancora pagato fedelissimamente tutto il prezzo del frumento che havevano comprato; non havevano rubato altrimenti la coppa di quel Signore, e nondimeno professandosi per rei dissero: (Meritatamente patiamo queste cose perchè peccammo gravemente contro il nostro fratello, e perciò ci viene questa tribolazione). Imitiamoli, di grazia ancor noi, e diciamo: meritatamente patiamo queste cose, ancorchè per sospetto o per frode o per errore o per menzogna ci si apponghino e di quelle ne siamo innocenti. Nondimeno meritatamente le patiamo e siamo degni di patirne mille volte peggiori. E se tu mi dirai che in questa cosa sei accusato a torto e che ne sei del tutto netto e innocente, sia quel che si voglia, che importa? Dirai tu forse di non meritarlo? Ricordati, di grazia, che sono più di trenta o quaranta anni che tu facesti il tal peccato e non ne hai ancor pagato la pena. Hor eccoti l’esattore che ti viene a trovare e vuol essere pagato. E se bene tu non hai colpa alcuna nella cosa che ti appongono, fosti però molto ben colpevole di quell’altra che facesti e non hai ancora pagato. Però ti venne adesso questa tribolazione. Adunque mangia adesso di quel pane che allora ti impastasti.