Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo III/P3

PARTE TERZA CAPITOLO III
§.3. Costantemente

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO III
§.3. Costantemente
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§. 3.

E
Per qual cagione non perseveraremo noi nella Scuola della Patienza? Tutte le miserie passano prestissimo: i dolori finiscono ad un tratto, e à un momento di malinconia segue un eterno piacere. Vitam illam expectamus (Disse Tobia) quam Deus daturus est his, qui fidem suam nunquam mutarunt ab eo.1 Noi aspettiamo quella vita, che Dio ha da dare a quei, che perseverarono in essergli fedeli. Sic currite (ci essorta S. Paolo) Ut comprehendatis.2 Correte di tal [p. 659 modifica]maniera, che pigliate il palio.

Vi furono alcuni, che una volta fecero questa dimanda a quel filosofo Cinico: Dinne, di gratia Diogene, per quale cagione, essendo tù così vecchio habiti ancora in cotesta tua botte? perche non lasci hormai andare così stretta filosofia? Ai quali così egli rispose: Voi altri siete huomini ridicoli. S’io corro nello stadio m’ho forse da fermare essendo più vicino alla meta, e lasciar, che un’altro mi passi, e mi pigli il premio? anzi voglio correr più forte hora, che mai. Hor perche noi ancora non habbiamo simili pensieri? Che cosa più pazza si può trovare, che stancarsi, quando siamo più vicini al fine? Che lasciar di correre, quando già ci avviciniamo alla meta? O passi graviora! Dabit Deus bis quoque finem.3 State forti voi, che havete patito cose maggiori, perche Dio darà [p. 660 modifica]presti fine ancora a queste altre minori.

Ma molto più saviamente di Diogene fece S. Francesco d’Assisi, il quale dopo esser vissuto religiosissimamente per lo spatio di molti anni morto a se stesso, vedendosi alla fine d’essere vicino all’ultima lotta, che doveva fare con la morte; disse. Incipiamus, o fratres, servire Domino Deo nostro, quia usque nunc parum profecimus.4 Cominciamo, fratelli miei a servire al nostro Signor Iddio, perche fin’hora habbiamo fatto poco profitto.

Perciò Costantemente Christiani Costantemente s’ha da tirar innanzi l’incominciato, e quel poco viaggio, che ci resta, s’ha da fare allegramente. E per far questo, due cose in particolare ci aiuteranno grandemente.

La prima è l’accusatione di se stesso. In tutte le cose, che noi pa[p. 661 modifica]tiamo, confessiamoci per rei. Ogn’uno dica per se: Meritatamente patisco questo: Io per me giustissimamente sono afflitto. Iustus es, Domine, et rectum iuducium tuum.5 Siete giusto Signore, e il vostro giuditio è retto, buono, e santo. Disse benissimo S. Agostino: Iudicia Dei plerumque occulta, numquam tamen iniusta. I giuditij di Dio molte volte sono occulti, mà non sono mai ingiusti. Sino à tanto, che non ci crediamo d’esser innocenti, e di patire à torto, sempre ci scopriamo d’haver poca patienza, e d’esser incostanti.

I fratelli del Vicerè d’Egitto, è cosa certa, che non erano spie, come loro si apponeva, haveano ancora pagato fedelissimamente tutto il prezzo del frumento, che havevano comprato; non havevano rubato altrimente la coppa di quel Signore, e nondimeno pro[p. 662 modifica]fessandosi per rei dissero: Merito haec patimur, quia peccavimus in fratrem nostrum, idcirco venit super nos ista tribulatio. 6 Meritatamente patimo queste cose, perche peccammo gravemente contra il nostro fratello, e perciò ci viene questa tribolatione. Imitiamoli, di gratia ancor noi, e diciamo: Meritatamente patimo queste cose, anchorche ò per sospetto, ò per fraude, ò per errore ò per mensogna ci si apponghino, e di quelle ne siamo innocenti. Nondimeno meritatamente le patiamo, e siamo degni di patirne mille volte peggiori. E se tu mi dirai, che in questa cosa sei accusato a torto, e che ne sei del tutto netto, e innocente. Sia quel che si voglia, che importa? Dirai tù forse di non lo meritare? Ricordati, di gratia, che sono più di trenta, ò quaranta anni, che tù facesti il tal peccato, e non ne hai ancor [p. 663 modifica]pagato la pena; Hor eccoti l’esattore, che ti vien a trovare, e vuol’essere pagato. E se bene tù non hai colpa alcuna nella cosa, che t’appongono, fusti però molto ben colpevole di quell’altra, che facesti, e non hai ancora pagato. Però ti venne adesso questa tribulatione. Adunque mangia adesso di quel pane, che all’hora t’impastasti.

Note

  1. [p. 689 modifica]Tob. c. 2. 18.
  2. [p. 689 modifica]1. Cor. c. 9. 24.
  3. [p. 689 modifica]Virg. l. 4. Aeneid.
  4. [p. 689 modifica]In vita S. Franc. c. 14.
  5. [p. 689 modifica]Ps. 118. v. 137.
  6. [p. 689 modifica]Gen. c. 42. 21.