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PARTE TERZA CAPITOLO III
§.2. Consummatum est

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Avvertenza: pagine mancanti nel testo dalla 647 alla 654

....fabbricò Salomone il Tempio e lo finì di tutto punto. Christo pazientissimo Maestro in questa Scuola non si cura d’haverci per discepoli coloro che cominciano con un grande sforzo, osservano per qualche tempo le regole, danno qualche speranza di profitto e sono comodamente industriosi, ma poi a poco a poco si vanno infiacchendo, lasciano la scuola, si danno alla poltroneria e alla fine ritornano alla impazienza antica. Andatevene pur via poltroni, ne voi altri incostanti vi ci accostate. Qui non si spedisce il privilegio d’erudizione a nessuno, se non si porta così bene che di lui meritatamente si possa dire: (Egli ha finito il corso). La lezione del Consummatum est è l’ultima che si legge in questa Scuola, e chi non ha imparato questa ha perduto il tempo in venir a questa Scuola. Quell’Angelo dell’Apocalisse così ci avvisa: (Tieni stretto, conservati bene quello che tu hai, acciocchè nessun’altro ti levi la corona). Dichiara questo elegantemente S.Basilio in quell’orazione nella quale loda tanto la costanza di quei Quaranta Martiri, che al tempo di Licinio Imperatore, vicino alla città di Sebaste in Armenia, furono esposti nudi di notte al sereno in tempo d’inverno all’aria fredda acciocchè vi lasciassero la vita. Gridavano tutti unitamente: combattiamo pure allegramente e finiamo la nostra carriera che dopo il corso ne havremo le corone. Fu questa voce confermata da celeste visione, poichè vegliando uno della guardia vede venire dal Cielo alcuni Angeli con trentanove corone per ripartirle fra quei Santi Martiri. Quivi egli cominciò in questo modo a dire fra se stesso: questi cristiani sono quaranta e dov’è la quadrigesima Corona? Mentre egli va così discorrendo dentro di se stesso, uno di quel beato numero, troppo amico della vita non potendo sopportare quel tormento, se ne passò in un bagno caldo qui vicino. Ah delicato martire, che fai? Fuggi la morte? Anzi in questo medesimo luogo dove tu pensi fuggirla, qui la troverai. Imperocchè non potendo sopportare quella repentina mutazione da quel freddo al caldo, di là a poco quel meschino spirò l’anima. O misero disgraziato e infelice, diede nello scoglio di Scilla mentre cerca di fuggir Cariddi. Hebbe paura di dolori brevissimi e cascò negli eterni, e perchè non hebbe la costanza e perdette la pazienza se ne andò all’Inferno a quegli eterni tormenti. Ma tutti quegli altri perseverarono costantemente fino all’ultimo spirito e furono degni della corona perchè furono pieni di perseveranza.