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Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo III/P1

PARTE TERZA CAPITOLO III
§.1. Sia fatta la vostra volontà

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L’haver sempre un volto, dicevano gli antichi, è cosa da Socrate. Noi altri diremmo altrimenti: l’haver sempre una mente è cosa da cristiano. E questo è quasi il maggior lamento nella Scuola della Pazienza, che molte cose si cominciano bene e si finiscono male. Et il finirle male è il finirle avanti il fine. Che direste di grazia, d’uno che il Venerdì Santo si pigliasse con grand’animo a portare una Croce di legno in spalla, ma come cominciasse a sentirne il peso, appoggiandola subito alla prima casa che trovasse, dicesse: io non posso più, vedi tu di cercarti un altro che ti pigli e ti riporti a casa. Costui veramente cominciò a portare la croce, come facevano altri ancora, ma non vi durò. In questo mondo talvolta alcuni poverelli deboli e fiacchi se ne vanno al bosco a fare un fascio di legne per bruciarle; ma perchè il peso, che col camminare suol crescere , dà loro fastidio, alla fine lo gettano in terra e lo lasciano per la strada. Così noi perduta finalmente tutta la pazienza cominciamo a lamentarci e dire: chi non si stancherebbe alfine per così dure e travagliose fatiche? Chi ha tanto dura la pelle che possa resistere a tante botte? Chi ha tanto di bronzo il petto che possa star saldo a tanti travagli e miserie? Durano troppo queste mie afflizzioni, ne se ne vede il fine. E così finalmente ce ne andiamo languendo, caschiamo e ce ne stiamo belli e stesi per terra. Quello, o cristiani miei, che persevererà fino al fine, questo sarà salvo. In quanti modi e come gagliardamente fu tentata nella croce la costanza di Christo? Poichè gli dicevano: (Se egli è il Re d’Israele, se egli è figlio di Dio, scenda adesso dalla croce e gli crederemo). Ma come molto elegantemente dice San Giovanni Chrisostomo: (Anzi perciò non ne volle scendere, perchè era figliuolo di Dio, a cui non sarebbe stato difficile lo scendere dalla croce già che potè risorgere dal sepolcro). Dice S.Agostino: (Ma perchè insegnava la pazienza differiva la potenza). I figliuoli di Dio sono costanti ne finiscono prima di dire il: Consummatum est. E’ stato permesso di pregare Iddio giusto in questa forma: (Signore, di grazia, fate che io non beva questo calice). Ma vi bisogna sempre aggiungere: (Ma quando pure vi piacesse altrimenti, sia fatta la vostra volontà non la mia). Se volete Signor mio io mi berrò tutto questo amarissimo calice fino al fondo. Tocca all’orefice il sapere quando ha da stare l’oro nel fuoco, ne si cava di là se non è prima ben purgato. Così appunto: (Non tocca a noi sapere i tempi e i momenti che Dio.....).

Avvertenza: da questo punto mancano le pagine nel testo originale (cioè le pagine dalla 647 alla 654)