Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo II/P4

PARTE TERZA CAPITOLO II
§.4. Subito se ne fugge l’ombra e svanisce il sogno

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO II
§.4. Subito se ne fugge l’ombra e svanisce il sogno
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§. 4.

N
E per questo accusiamo ogni mestitia come è quella: Quae poenitentiam in salutem stabilem operatur.1 Che cagiona la penitenza in ordine alla salute eterna. Christo disse quasi nel medesimo tempo quelle parole: Tristis est anima mea usque ad mortem: E quell’altre: Surgite eamus. E tutt’à un tempo se [p. 633 modifica]andò animosamente incontra a suoi nemici. Non male conveniunt, et in una sede morantur gaudium, et lachrymae. Non disdicono nò, ma stanno molto bene insieme il gaudio, e il pianto. Scorrino pure le lagrime da gl’occhi, che la bocca canterà allegramente le sue canzone: S’impallidisca pure il volto, che l’animo starà forte, e prenderassi spasso. S. Paolo: Quasi tristes, semper autem gaudentes. In omnibus exhilberamus nosmetipsos sicut Dei ministros in multa patientia.2 Paremo malenconici, ma siamo sempre allegri. Portiamoci in ogni cosa come servi, e ministri di Dio con molta patienza. Quasi tristes. Perche ogni malenconia de’ buoni (come nota S. Anselmo) presto passa, ed è come un’ombra, ò un sogno. Habbiamo un poco di patienza, che subito se ne fugge l’ombra, e svanisce il sogno. [p. 634 modifica]

Le prugne selvatiche, e l’agresta ti stringono la bocca, e t’allegano i denti, ma non ti fanno male allo stomaco: così sono le miserie nostre; pizzicano, e si fanno sentire un poco, ma se non vuoi non ti levano, ne ti tolgono l’allegrezza. Mira i gladiatori, che a pena vengono nell’arena senza sangue: se ne vanno però tutti allegri, e festeggianti a ricever le ferite, e molte volte nella palestra quanto più è il sangue, che si sparge, tanto più si ride.

E noi pure siam nella palestra. Qui non vi è la più vergognosa cosa, quanto piangere. Impariamo dunque, e avvezziamoci ancor noi a vederci dalle ferite nostre uscir il sangue, ma senza piangere. Ciascuno, che si dà tutto in mano della divina provvidenza, e volontà; cava sempre di là un perpetuo gusto, etiandio quando è grandemente travagliato. [p. 635 modifica]questo tale a guisa di soldato veterano intrepido si guarda uscire il sangue. Che gran cosa è lo star’allegro, quando le cose van bene? Questo lo sà far ancora chi è impatiente: Confitebor tibi, cum benefeceris ei:3 Si vero non fuerint saturati, murmurabunt.4 Signore quando li farete del bene vi lodarà: ma se non darete loro da mangiare, vi leggeranno la vita.

E’ consiglio di S. Giacomo: Tristatur aliquis vestrum? oret, aequo animo est? psallat. Vi è alcuno di voi, che stia melanconico? Si metta a far oratione, e se stà bene, si metta a sonare, se ne voli in alto, canti allegramente, lodi Iddio non meno, che si facessero quei trè giovinetti hebrei a i quali le fiamme parvero come tante fresche, e rugiadose rose.

Note

  1. [p. 661 modifica]2. Cor. c. 7. 10.
  2. [p. 661 modifica]2 Cor. c. 6. [p. 662 modifica]4. 10.
  3. [p. 662 modifica]Ps. 48. 19.
  4. [p. 662 modifica]Ps. 58.