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PARTE TERZA CAPITOLO II
§.2. Anch’io vorrei questa allegrezza

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Così ancora i discepoli del Signore essendo molto sazi di percosse e d’ignominie desideravano nondimeno di haverne sempre dell’altre per amore del suo Signore, poichè come s’è scritto: (Se ne andavano tuti allegri da quei tribunali per essere stati giudicati degni di patir ingiurie e affronti per il Santissimo nome di Gesù). Quei Pontefici degli hebrei e quei Principi dei sacerdoti se ne andavano con grande ansietà cercando tra di loro che cosa dovessero mai fare a costoro perchè tacessero: (Che cosa mai potremo fare a questi huomini?). Quanto più li maltrattiamo con prigionie e bastonate con tanto più ardore essi se ne vanno predicando pubblicamente questo Crocifisso, non fanno conto alcuno delle minacce, vanno nelle prigioni con grandissima allegrezza e ricevono le bastonate con grandissimo giubilo: (Che cosa mai potremmo lor fare?). S.Chrisostomo: (Erano flagellati gli Apostoli, e se ne rallegravano, erano legati e li ringraziavano, erano lapidati e pur predicavano). Anch’io vorrei questa allegrezza. E questo è patire allegramente per il Signore, haver gli affronti per l’honore, tenere per veri piaceri le afflizzioni. Dice S.Pietro: (E se vi occorrerà a patire qualche cosa per la giustizia sarete beati). Dice S.Gregorio: (Tenete pure per la maggior allegrezza che voi possiate havere, quando vi occorrerà di patire varie afflizzioni, e beato è colui che le sopporta). E questo lo dicono solamente S.Pietro e S.Giacomo? Lo dice ancora lo stesso Christo, sentite: (Voi siete beati quando gli huomini diranno male di voi e vi perseguiteranno a torto per causa mia; rallegratevene pure e fatene festa, perchè la mercede che ne havrete in cielo è grande). Ma la delicatezza di molti non lascia loro intendere e capir bene questa filosofia. Henrico Sufo huomo religioso e Santo parlando molto alla fidata con Dio, gli dice: (Questo è quello, Signore, che dà tanto fastidio a molti e perciò dicono che habbiate così pochi amici, perchè li trattate troppo duramente e aspramente in questo mondo e che perciò ancora molti vi lasciano. Che rispondete a questo Signor mio?). Et invero che questo santo huomo molto ben pratico nelle cose di Dio, tenne le calamità per preziosi doni e seppe che si dovevano accettare con tanta allegrezza che disse: (Se pregassimo Dio cento anni con le ginocchia in terra, non siamo degni di havere neanche una minima Croce o una sola tribolazioncella). Non vogliamo dunque essere allegri quando Dio col suo paterno favore ci castiga? Quanto se ne rallegrò S.Paolo? Quindi è che egli disse: (Mi sono riempito di straordinaria consolazione e ho sentito sempre grandissima allegrezza ogni volta che mi è accaduto di patir qualcosa). E in un altro luogo [disse]: (Benchè ancora io sia sacrificato sopra il sacrificio della vostra fede, me ne rallegro nondimeno e mi congratulo con voi, e voi altresì rallegratevene e congratulatevene meco). S.Chrisostomo dice: (Ogni giorno gli vengono gettati addosso monti di neve ed egli stà come se fosse in Paradiso). Onde pensate voi che la faccia di S.Stefano risplendesse come quella di un Angelo? Assegnandone la causa a S.Ilario Arelatense dice: (Questo venne dall’allegrezza, dal gaudio grande e dall’abbondanza di una certa Gloria che haveva nel cuore). Poichè S.Stefano haveva capito molto bene ciò che disse S.Giacomo: (Stimate pure, fratelli miei per la maggior allegreza che voi possiate havere, ogni volta che vi si presenteranno varie occasioni di patire delle tribolazioni e dei travagli).