Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo II/P2

PARTE TERZA CAPITOLO II
§.2. Anch’io vorrei questa allegrezza

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO II
§.2. Anch’io vorrei questa allegrezza
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§. 2.

C
Osì ancora i Discepoli del Signore essendo molto satij di percosse, e d’ignominie desideravano nondimeno d’haverne sempre dell’altre per amor del suo Signore, poiche come s’è scritto. Illi quidem ibant gaudentes a conspectu concilij, quoniam [p. 620 modifica]digni habiti sunt pro nomine Iesu contumeliam pati.1 Se n’andavano tutti allegri da quei tribunali per essere stati giudicati degni di patir ingiurie, e affronti per il Santissimo nome di Giesù. Quei Pontefici degli Hebrei, e quei Principi de’ sacerdoti sen’andavano con grande ansietà cercando tra di loro, che cosa dovessero mai fare a costoro perche tacessero. Quid facimus hominibus istis? Che cosa mai potremo fare a questi huomini? Quanto più li maltrattiamo con prigionie, e bastonate; con tanto più ardore eglino sen’ vanno predicando publicamente questo Crocifisso: non fanno conto alcuno delle minacce, vanno nelle prigioni con grandissima allegrezza, e ricevono le bastonate con grandissimo giubilo: Quid facimus illis? b Che cosa mai potressimo lor fare? San Chrisostomo: Flagellabant Apostoli (dice [p. 621 modifica]egli) et gaudebant: vinciebantur, et gratias agebant: lapidabantur, et praedcabant. Hanc, et ego quaero laetitiam.2 Erano flagellati gl’Apostoli, e se ne rallegravano: Erano legati, e ne li ringratiavano: Erano lapidati, e pur predicavano. Anch’io vorrei questa allegrezza.

E questo è patire allegramente per il Signore: haver li affronti per honore, tenere per veri piaceri le afflittioni. Et si qued patimini propter iustitiam, beati:3 Dice S. Pietro. E se vi occorrerà a patire qualche cosa per la giustitia, sarete beati. Omne gaudium existimate, (dice S.Gregorio) cum in tentationes variae incideritis. Beatus vir qui suffert tentationem. Tenete pure per la maggior’allegrezza, che voi potiate havere, quando v’occorrerà di patire varie afflittioni: e beato è colui, che le sopporta. E questo lo [p. 622 modifica]dicono solamente S. Pietro, e S. Giacomo? Il dice ancora l’istesso Christo, sentite: Beati estis, cum maledixerint vobis homines, et persecuti vos fuerint mentientes propter me: gaudete, et exultate, quoniam merces vestra copiosa est in Cælis.4 Voi sete beati, quando gl’huomini diranno mal di voi, e vi perseguiteranno a torto per causa mia: rallegratevene pure, e fatene festa; perche la mercede, che n’haverete in Cielo, è grande. Ma la delicatezza di molti non lascia loro intendere, e capir bene questa filosofia.

Henrico Sufo huomo religioso, e Santo parlando molto alla fidata con Dio, gli dice: Hoc est, Domine, quod quosdam tam male habet eaque causa aiunt, te paucos habere amicos, quod ita dure, et aspere tractas eos in hoc mundo; hinc etiam fit, ut plurimi a e deficiant. Quid ad hoc, mi [p. 623 modifica]Domine, respondes?5 Questo è quello, Signore, che da tanto fastidio a molti, e perciò dicono, che habbiate così pochi amici; perche li trattate troppo dura, e aspramente in questo mondo; E che perciò ancora molti vi lasciano. Che respondete a questo Signor mio? Et in vero che questo santo huomo molto ben prattico nelle cose di Dio, tenne le calamità per così pretiosi doni, e seppe, che si dovevano accettar con tanta allegrezza, che disse: Si centum annis, et flexis genibus Deum oremus, non sumus digni, ut crucem unicam accipiamus. Se pregassimo Dio cento anni con le ginocchia in terra; non siamo degni ne anche d’havere una sola minima Croce, ò una sola tribulationcella. Non vogliamo dunque essere allegri, quando Dio col suo paterno favore ci castiga? Quanto se ne rallegrò S. Paolo? [p. 624 modifica]Quindi è, ch’egli disse: Repletus sum consolatione, superabuno gaudio in omni tribulatione nostra.6 Mi sono riempito di straordinaria consolatione; e hò sentito sempre grandissima allegrezza ogni volta, che m’è accaduto a patir qualche cosa, e in un’altro luogo: Et si immolor super sacrificium fidei vestrae gaudeo, et congratulos omnibus vobis; id ipsum vos gaudete, et congratulamini mihi.7 Benche ancor’io sia sacrificato sopra il sacrificio della vostra fede, me ne rallegro nondimeno, e mi congratulo con voi; e voi altresì rallegratevene, e congratulatevene meco. S. Chrisostomo dice: Nivis cumuli in eum devolvuntur quotidie, et est quasi in Paradiso. Ogni giorno gli vengono gettati adosso monti di neve, ed egli stà come se fusse in Paradiso. Onde pensate voi, che la faccia di S. Stefano [p. 625 modifica]risplendesse come quella d’un Angelo? Assegnandone la causa S. Hilario Arelatense, dice: Hoc ex abundantia laetitiae gaudij, et cuiusdam gloriae cordis prodijt.8 Questo venne dall’allegrezza dal gaudio grande, e dall’abondanza d’una certa Gloria, che haveva nel cuore. Poiche S. Stefano haveva capito molto bene ciò che disse S. Giacomo. Omne gaudium exixtimate, fratres mei, cum in tentationes varias incideritis. Istimate pure, Fratelli miei per la maggior allegrezza, che voi potiate havere, ogni volta, che vi si presenteranno varie occasioni di patire delle tribulationi, e de’ travagli.

Note

  1. [p. 651 modifica]Act. c. 4. 16.
  2. [p. 651 modifica]S. Chrys. to. 1. hom. 54. ad Pop.
  3. [p. 651 modifica]Ant. c. 1. Pet. c. 3. 14.
  4. [p. 651 modifica]Matt. c. 11. 12.
  5. [p. 651 modifica]Suso l. dial. c. 10
  6. [p. 651 modifica]2. Cor. c. 7. 4.
  7. [p. 651 modifica]Ph. c. 2. 17.
  8. Iac. c. 1. 2.