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PARTE TERZA CAPITOLO II
§.1. Questo calice di salute

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E’ motto antico dei Germani: ha di già vinto chi animosamente strinse il ferro. E’ certo che giova molto in una cosa mala haver l’animo buono. Perciò quanto più s’affollano i mali, tanto più animosamente ciascuno dica a se stesso: (Guardati di non cedere a un puntino a i mali ma procura di andar loro sempre più arditamente incontro). Perchè vanamente ti lamenti? Questi mali non si lasciano vincere dalle lacrime. Un animo forte, allegro, e che confida in Dio trionfa di tutti i mali. Che ti giova l’affliggerti con melanconie? Il perdersi d’animo è un voler esser vinto. E’ una vergognosissima morte l’ammazzarsi col pianto. Rarissime volte vinse chi prima di combattere si disperò della vittoria. Nella Scuola della Pazienza acciocchè tu sappia non vi sarà alcuno che ti saluti per Dottore se tu non hai un animo sano, vegeto e allegro. Quivi se mai altrove, ci vuole ardire e bisogna uscire generosamente incontro al nemico. Però fa buon animo quello che hai da sopportare sopportalo allegramente. Canta col Real Profeta: (Io mi piglierò questo calice di salute e invocherò il nome del Signore). Un animo basso e vile mette impedimento a ogni trionfo. Nicea Choniate disse benissimo: (Che cosa non fa il non perdersi d’animo e un animo buono in cosa mala?). Vedete Gesù Christo N. Sig.: (Che con allegrezza foste nella Croce senza far conto alcuno che fosse vergognosa). Due premi s’acquistò il Salvatore, e per sè e per noi. Per sè acquistò la gloria del corpo e il dominio del mondo. Per noi la grazia e la salute tanto dell’anima quanto del corpo. E così havendosi proposto questo premio, con gaudio andò talmente temperando tutti i suoi tormenti e le sue passioni che dovendo patire una morte così acerba e vergognosa, mostrava però d’essere molto allegro e di sentire un meraviglioso contento. Perciò non facendo conto alcuno della vergogna disse: (Ho desiderato grandemente di mangiare con voi questa Pasqua prima di partire). Ahi Pasqua sanguinosa, che pure desiderava e come andasse ad un suntuoso e delicatissimo banchetto s’affrettava tutto allegro e festante d’uscire da Gerusalemme. (Fece salti come da gigante per correre per questa strada). E che strada fu quella? Dalla casa di Pilato fino al monte Calvario, e perciò non volle neanche essere pianto per questa strada. Perchè non solamente quando già stava per patire una durissima morte, offriva se stesso per vittima con un animo pronto e liberale e con una faccia allegra e gioviale, ma dal primo momento ancora ch’ei si vestì di carne nel ventre della madre, hebbe fin d’allora sempre innanzi agli occhi la Croce e tutte quelle cose che di mano in mano doveva patire. A questo modo Christo, da che si fece huomo, hebbe sempre dinanzi gli occhi i suoi flagelli e la sua Croce. Quindi è che potrei dire molto bene che Christo non patì solamente per lo spazio di trentatre anni e più, fu sempre tormentato nella Croce e nondimeno con grandissima allegrezza e pazientissimamente sopportò ogni cosa.