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PARTE TERZA CAPITOLO I
§.4. Il paggio non è così destro

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Dal che ne segue ancora che ci mettiamo in collera e ci turbiamo per cose minime e molto vili. Il Paggio non è così destro; la stufa non fu riscaldata a tempo; il letto non è così ben fatto; la mensa è malamente apparecchiata; subito ce ne andiamo in bestia, subito spargiamo il fiele, e mostriamo l’impazienza, ci sdegniamo con la penna con la quale noi scriviamo, col cavallo che cavalchiamo, e col vestito che portiamo. Quindi vengono quelle voci: che diavolo mi ha portato innanzi costui? Chi è stato quel mal corvo che m’ha portato a rodere questo osso? Donde mai mi venne questo soppruso? Quanto fastidio mi dà questa baia. Come mi strapazzano questi manigoldi! E perchè non fò io altrettanto a loro? Perchè non lascio andare ogni cosa alla malora? Et a questo modo andiamo sempre contrastando miseramente con i nostri travagli e con le nostre croci. O come ci starebbe bene che come l’Asina di Balaam tanto i nostri travagli dai quali siamo afflitti, quanto le nostre croci, nelle quali siamo confitti, parlassero e ci dicessero quello che Mosè e Aron dissero al Popolo: ( Noi altri che siamo? E sappiate che voi non mormorate di noi, ma del Signore). E così qualsivoglia croce potrebbe dire: io che t’ho fatto che ti metti tanto in collera contro di me, habbi pazienza che io ti pagherò ogni cosa. Di grazia concedi questo alla Pazienza e sopporta per un poco di essere misero e afflitto e ogni cosa ti sarà ricompensata con centuplicata mercede. Ma mi dirai: troppe cose insieme e troppo gravi sono quelle che mi molestano. Adunque a questo modo, o mortali, ci pensiamo di guadagnare la lode dei pazienti non patendo niente o così poco? Disse eruditamente molto a proposito S.Gregorio: (Considerate di grazia dove sarà la pazienza, se vi manca che patire? Io non penso che si trovi un Abel che non habbia havuto il suo Cain). Perchè se i buoni saranno senza i tristi, non possono essere perfettamente buoni perchè non sono purgati: poichè la compagnia dei tristi è la purga dei buoni. Laonde bisognerebbe sempre dire: con pazienza, di grazia, con pazienza, almeno per amor di Christo, di grazia con pazienza. Il rimedio per ogni dolore è la pazienza. E siccome a quelli che son più lenti e pigri bisogna sempre dire: horsù, che si fà, eh la, su speditela, presto, a noi; così a noi altri che siamo tanto impazienti spesso bisogna dire: eh là, cristiano mio, habbi pazienza, pazienza fratel mio; così in questo come in quello e in quell’altro e in ogni cosa habbi pazienza. Qui ci sarebbe bisogno di quel Paggiotto di Filippo Re della Macedonia che da lui haveva havuto commissione di salutarlo ogni giorno a questo modo e con queste parole: Homo es. Ricordatevi Signore che siete huomo. Così bisognerebbe che un tal paggio ci stesse attorno a tutte le ore e a ogni momento e continuamente ci dicesse: e di grazia, con pazienza, Patron mio, adagio, piano, con pazienza tutto quello che ci darà fastidio e ci travaglia, s’ha da sopportare con pazienza.