Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo I/P4

PARTE TERZA CAPITOLO I
§.4. Il paggio non è così destro

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO I
§.4. Il paggio non è così destro
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§. 4.

D
Al che ne segue ancora, che ci mettiamo in colera, e ci turbiamo per cose minime, e molto vili. Il Paggio non è così [p. 605 modifica]destro; La stufa non fu riscaldata à tempo; il Letto non è così ben fatto; la mensa è malamente apparecchiata; subito ce n’andiamo in bestia, subito spargiamo il fiele, e mostriamo l’impatienza, ci sdegniamo con la penna, con la quale noi scrivemo, col cavallo, che cavalchiamo, e col vestito, che portiamo. Quindi vengono quelle voci:, che diavolo m’hà portato innanzi costui? Chi è stato quel mal corvo, che m’ha portato à rodere questo osso? Donde mai mi venne questo soprosso? Quanto fastidio mi dà questa baia. Come mi strapazzano sti manigoldi! E perche non fò io altretanto à loro? Perche non lascio andare ogni cosa alla malhora? Et à questo modo andiamo sempre contrastando miseramente con i nostri travagli, e con le nostre croci.

O come ci staria bene, che come l’Asina di Balaam, tanto i no[p. 606 modifica]stri travagli, da i quali siamo afflitti, quanto le nostre croci, nelle quali siamo confitti, parlassero, e ci dicessero quello, che Moisè, e Aron dissero al Popolo: Nos quid sumus? nec contra nos est murmur vestrum, sed contra Dominum.1 Noi altri, che siamo? E sappiate, che voi non mormorate di noi, mà del Signore. E così qualsivoglia Croce potrebbe dire: Io, che t’ho fatto, che ti metti tanto in colera contro di me; Habbi patienza, ch’io ti pagarò ogni cosa. Di gratia concedi questo alla Patienza, e sopporta per un poco d’essere misero, e afflitto, e ogni cosa ti sarà ricompensata con centuplicata mercede.

Mà mi dirai: Troppo cose insieme, e troppo gravi son quelle, che mi molestano. Adunque à questo modo, ò mortali, ci pensiamo di guadagnar la lode de’ patienti non patendo niente ò co[p. 607 modifica]sì poco? Disse eruditamente molto a proposito S. Gregorio: Pensate quaeso ubi erit Patientia, si deest quo toleretur? Ego Abel esse non suspicor, qui Cain non habueit. Boni enim si sine malis fuerint, perfecte esse boni non possunt, quia minime purgantur Ipsa enim malorum societas, purgatio bonorum est.2 Considerate di gratia dove sarà la patienza, se vi manca che patire? Io non penso, che si trovi un’Abel, che non habbia havuto il suo Cain. Perche se i buoni saranno senza i tristi, non possono essere perfettamente buoni perche non sono purgati: Poiche la compagnia de i tristi è la purga dei buoni.

Laonde bisognaria sempre dire: Con patienza, di gratia, con patienza, almeno per amor di Christo, di gratia con patienza. Il rimedio per ogni dolore è la patienza. E sicome à quei, che son [p. 608 modifica]più lenti, e pigri, bisogna sempre dire. Horsù, che si fà, eh la, sù speditela, presto, à noi: Così à noi altri, che siamo tanto impatienti, spesso bisogna dire: Eh là, Christiano mio, habbi patienza, patienza fratel mio; così in questo come in quello, e in quell’altro, e in ogni cosa habbi patienza.

Qui ci saria bisogno di quel Paggiotto di Filippo Rè della Macedonia, che da lui havea havuto commissione di salutarlo ogni giorno a questo modo, e con queste parole: Homo es: Ricordatevi Signore, che sete huomo: Così bisognaria, che un tal paggio ci stesse attorno à tutte l’ore, e à ogni momento, e continuamente ci dicesse:, E di gratia con patienza; Patron mio, adagio, piano, con patienza tutto quello, che ci dà fastidio, e ci travaglia, s’hà da sopportare con patienza.

Note

  1. [p. 634 modifica]Exod. c. 16. 8.
  2. [p. 634 modifica]S. Greg. [p. 635 modifica]to. 4. l. 9. ep. 39. post init.