Apri il menu principale
PARTE TERZA CAPITOLO I
§.3. Gli uccelli presi al vischio

../P2 ../P4 IncludiIntestazione 3 aprile 2009 50% Da definire

Parte terza - P2 Parte terza - P4

Racconta Theodoreto che una volta il Demonio minacciò a S.Giacomo anacoreta di volerlo molto bene bastonare, a cui il buon servo di Dio apparecchiato a patir pazientemente ogni cosa con la fronte serena e col volto tranquillo, come suol essere quello della Pazienza, così rispose: Se ti è permesso da Dio dammene pur quante tu puoi, ch’io riceverò queste bastonate molto volentieri come mandatemi dal Signore e datemi da te. Ma se ciò non t’è permesso, non solo non mi darai delle bastonate ma ne anche mi toccherai ancorchè tu t’arrabbi e t’impazzisca. Lo stesso potrebbe dire ciascuno di noi con ogni libertà a tutti quelli che tiene per nemici: se vi è stata data questa potestà da Dio, su fate ciò che volete, battetemi, laceratemi, e stracciatemi con denti, caricatemi d’ingiurie poichè indarno vi farò resistenza. Ma se voi non havete questa licenza, ancorchè m’apriate tanto di bocca e v’affiliate bene i denti, non mi morderete, lo sò certo e stommene sicuro. Il Beatissimo Papa S. Gregorio Magno, non solamente scrisse bellissimi documenti della Pazienza, ma li confirmò ancora con l’esempio, e cominciò a fare e insegnare. Poichè riferendosi all’Imperatore Maurizio, dal quale egli fu diversamente e grandemente travagliato, dice così: (Perchè offendo ogni giorno l’onnipotente Iddio con continui peccati, vo pensando che in quel suo tremendo esame havrò qualche rimedio se ogni giorno vengo con continui travagli percosso. Et io credo, o Imperatore, che voi ci andiate tanto più placando il medesimo Signore, quanto più crudelmente affliggete me che così mal lo servo). O Dio: con che pazienza e con che humiltà! Lo stesso disse benissimo che la pazienza è un rimedio a ogni dolore. Qual Santo è stato mai coronato senza la pazienza? Dicono i Grammatici, che ogni regola ha la sua eccezzione. Ma questa regola della Pazienza non ha eccezzione alcuna. E però S.Paolo ordina a tutti così strettamente, che con tutti siano pazienti, con ogni humiltà e pazienza. La pazienza s’ha d’havere in ogni luogo, in ogni tempo, con tutti gli huomini, in tutte le cose, senza veruna eccezzione, poichè non vi è alcuna virtù che sia perfetta senza la pazienza. Al contrario l’impazienza è la mamma di tutti i vizi, e l’origine e la fontana di tutti i delitti che da per tutto và diffondendo le vene di diversi peccati. L’impaziente non obbedisce mai, dove il paziente mai resiste, l’impazienza ha l’origine dal Demonio ed è madre di quella bruttissima figliuola della stoltizia e della pazzia, poichè che cosa si può trovar più stolta e più pazza al mondo che raddioppiarsi volontariamente il proprio male e rifiutare il premio promesso a chi ha pazienza. L’impaziente, se per sorte perde un denaro, subito getta via tutta la borsa; se gli è tolta una spiga di grano subito dà fuoco a tutto il resto. Così fra i Signori Cortigiani di Rodolfo secondo Imperatore, vi fu una volta un di quei Signori della camera imperiale, che portando una mattina un poco d’acqua fresca all’Imperatore, per lavarsi la faccia, in un bellissimo vaso di cristallo e cadendogli per disgrazia in terra il coperchio di quel vaso, venne in tanta collera che gettò tutto il vaso in terra dicendo con grandissima impazienza: già che il Diavolo s’ha pigliata la sella, piglisi il cavallo ancora. Et a questo modo gettò via quattrocento scudi in un colpo, che tanto valeva quel vaso. Così a un leggerissimo male ve se ne aggiunge spesso uno grande, e ad inconvenienti non tanto grandi ve se n’aggiungono poi bene spesso di grandissimi. Ricordati di quel che dice Salomone: (Chi è impaziente patirà gran danno). Perchè quanto più ostinatamente uno patisce tanto maggiore è il dolore che sente. Così la fiera mentre tira il laccio, più lo stringe; così gli uccelli presi al vischio, mentre più si sbattono più s’invischiano. Non vi è giogo così grave, che non faccia minor danno a chi lo porta che a chi cerca di levarselo. Perciò chi ha cervello procura d’haver pazienza in ogni cosa. Un pazzo non sà fare ne patire niente, chiarissimamente dice Salomone: (Chi è paziente si governa con molta prudenza, l’impaziente resterà un pazzo).Però disse S.Gregorio: (Tanto meno ciascuno si mostra dotto, quanto meno si convince per paziente). E così è a punto, tanto uno è più pazzo, quanto è impaziente. Il che disse ancora risolutissimamente Salomone: (La Dottrina di un huomo si conosce dalla pazienza). Ma i pazzi, cioè gli impazienti, se la pigliano ancora con se stessi; gettano la tavola per terra, rompono i vasi, si strappano i capelli, si danno dei pugni nel petto, e bene spesso danno ancora della testa per le colonne, come fece Cesare Augusto, il quale dando della testa in un muro gridava: redde legiones, Vare: redde legiones (rendimi i soldati). Questo vuol dire ch’ogni sregolato sdegno sempre nuoce a se stesso.