Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo I/P2

PARTE TERZA CAPITOLO I
§.2. Gli elogi della pazienza sono molti

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE TERZA CAPITOLO I
§.2. Gli elogi della pazienza sono molti
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§. 2.

G
Li Elogij, e documenti della patienza son molti: Noi ne metteremo qui alcuni pochi pigliati da Tertulliano scrittore Africano, mà erudito.

1. Patienza in sopportar l’ingiurie.

Dominus monet: verberanti te in faciem, etiam alteram genam obverte; fatigetur aliena improbitas patientia tua. Plus improbum illum caedis sustinendo, quam ulciscendo. Ab eo enim vapulabit, cuius gratia sustines. Si lingua amaritudo maledicto, sive convicio eruperit, respice dictum: Cum [p. 585 modifica]vos maledixerint, gaudete.1 Il Signore ci avvisa: A uno, che ti percuote una guancia, voltagli l’altra. Stanchisi l’altrui malitia con la tua patienza. Peggio gli fai col sopportarlo, che col vendicartene. Perche ne sarà castigato da colui, per il quale tu lo sopporti. Se l’amarezza della lingua sboccarà fuori con qualche maldicenza, ò con qualche ingiuria ricordati di quel detto: quando diranno male di voi, rallegratevene.

2. Patienza in trattener la vendetta.

Summus impatientiae stimulus, ultionis libido, negotium curans aut gloriae, aut malitiae, sed gloria ubique vana, et malitia nunquam non Domino odiosa, hoc quidem loco maxime, cum ab alterius malitia provocata, superiorem se in exequenda ultione [p. 586 modifica]constituit. Quid autem refert inter provocantem, et provocatum, nisi quod ille prior in maleficio deprehenditur, at iste posterior? Tamen uterque laesi hominis Doino reus est, qui omnem nequam et prohibet, et damnat. Absolute itaque praecipitur malum malo non reddendum.2 Il più grande stimolo, che habbia l’impatienza è il desiderio della vendetta rimedio, che viene ò dalla gloria, ò dalla malitia. Ma la gloria da per tutto è vana, e la malitia è sempre al Signore odiosa, massime in questo luogo, quando provocata dalla malitia d’un’altro si viene a fare superiore in esseguir la vendetta. Ma che differenza è tra quello, che provoca, e quello ch’è provocato; se non che quello fa prima il peccato, e questo poi? L’un, e l’altro però è reo d’haver offeso il compagno appresso il Signore, il quale pro[p. 587 modifica]hibisce ogni male, e condanna chi lo fa. E perciò assolutamente si commanda, che non si renda mal per male.

3. Patienza in raffrenar l’istessa vendetta.

Quem honorem litabimus Domino, si nobis arbitrium defensionis arrogaverimus? Quid credimus Iudicem illum, si non et ultorem? Qui vindicat se, honorem unici Iudicis abstulit, hoc est, Dei. Quid ergo mihi cum ultione cuius modum regere non possum per impatientiam doloris? Quod si parientiam incubabo, non dolebo: si non dolebo, ulcisci non defiderabo. Nihil impatientia susceptum sine impetu transigi potest: quidquid impetu actum est, aut offendit, aut corruit, aut praeceps abit. Nam, ut compendio dictum sit; Omne peccatum impatientia adscribendum.3 Che honore rende[p. 588 modifica]remo noi al Signore, se ci arrogaremo l’arbitrio della nostra difesa? Come crediamo, ch’egli habbia da esser il Giudice, se non haverà da vendicar le nostre ingiurie? Quello, che si vendica, hà già tolto l’honore all’unico, e sommo Giudice, ch’è Dio. Che hò dunque da fare io con la vedetta, la quale per l’impatienza del dolore non posso moderare? Che se haverò patienza, non me ne dorrò: se non me ne dorrò non desiderarò nè anche di vendicarmene. Niuna cosa pigliata per impatienza si può passare senza impeto, e violenza; e tutto ciò, che si vien a fare con impeto, e violenza, ò non riesce, ò non può stare, ò se ne và subito in rovina; poiche per dirla in breve. Ogni peccato si deve attribuire all’impatien[p. 589 modifica]

4. Patienza nella perdita della robba.

Patientia in detrimentis, exercitatio est largiendi. Non piget donare eum, qui non timet perdere. Alioqui quomodo duas habens tunicas, alteram earum nudo dabit, nisi idem sit qui auferenti tunicam, etiam pallium offerre possit? Quomodo amicos de mammona fabricabimus nobis, si eum in tantum amaverimus, ut amissum non sufferamus? peribimus cum perdito. Gentilium est, omnibus detrimentis impatientiam adhibere, qui rem pecuniariam animae anteponunt. Nos vero secundum diversitatem, qua cum illis sumus, non animam pro pecunia, sed pecuniam pro anima deponere convenit, seu sponte largiendo, seu patienter amittendo. Totum licet saeculum pereat, dum patientiam lucrifaciam. Quos enim [p. 590 modifica]felices Dominus, nisi patientes nuncupauit?4 La Patienza ne i danni, che si patiscono della robba è un essercitio di liberalità in donare. Non rincresce di donare a chi non hà paura di perdere. Altrimente in che modo chi hà due toniche, ne darà una al povero ignudo, se non l’istesso, che a chi gli toglie la tunica, possa ancora offerire il mantello? In che modo ci faremo de gl’amici con il denaro, se l’ameremo tanto, che non potiamo sopportare d’haverlo perduto? Ci perderemo ancor noi con esso. E’ cosa da gentili per ogni poca perdita, a perder la patienza. E questo perche essi antepongono il denaro all’anima. Ma noi altri, che siamo da loro molto differenti, conviene, che non mettiamo l’anima per il denaro, ma si bene che lasciamo andar il denaro per l’anima, ò donandolo spontaneamente, ò per[p. 591 modifica]dendolo con patienza. Perdasi pure tutto quanto il mondo, purche io non perda la patienza. Et il Signore, quali altri chiamò beati, se non i patienti?

5. Patienza in sopportar l’afflittioni.

Gaudere, et gratulari nos decet dignatione divinae castigationis. Ego inquit, quos amo, castigo. O servum illum beatum, cuius emendationi Dominus instat, cui dignatur irasci, quem admonendi dissimulatione non decipit. Patientia in omni sexu, in omni etae formosa est. Patiens implet legem Christi. Non licet ergo nobis ulla die sine patientia manere; Malum Patientia non facit. Dilectio omnia sustinet, omnia tolerat, utique quia patiens. Undique igitur adstricti sumus officio patientiae administrandae.5 Conviene, che noi ci rallegriamo, e ci congratulia[p. 592 modifica]mo insieme per essersi Iddio degnato d’esser il nostro Correttore, poiche egli disse: Io correggo quelli, che amo. O beato quel servo il cui Signore hà cura di correggerlo, per cui talvolta si sdegna, ne lascia d’avvisarlo quando bisogna. La patienza è bella in ogni sesso, in ogni età. Chi è paziente osserva la legge di Christo. Non ci è dunque lecito stare ne pur un giorno senza la patienza. La patienza non sa far male. L’amore sopporta ogni cosa, ogni cosa tollera, e questo perche è paziente. Ad ogni modo dunque, e per ogni parte siamo costretti a far l’officio d’amministrare la patienza.

6. L’Aspetto, e l’habito della Patienza.

Vultus Patientiae tranquillus, Frons pura, nulla moeroris, aut ira rugositate contracta: remissa [p. 593 modifica]aeque in laetum modum supercilia, oculis humilitate, non in felicitate deiectis: Os taciturnitatis honore signatum: Color qualis securis, et innoxijs: Motus frequens capitis in diabolum, et minax risus. Caeterum amictus circum pectora candidus, et corpori impressus, ut qui nec inflatur, nec inquietatur. Sedet enim in eius throno Spiritus mitissimus, et mansuetissimus; non turbine glomeratur, non nubilo livet, sed est tenera serenitatis apertus, et simplex, quem tertio vidit Elias. Nam ubi Deus, et ibi et alumna eius patientia.

Il volto della Patienza è tranquillo: la fronte chiara, e serena senza ruga veruna di mestitia, ò d’ira, le ciglia hà uguali, e moderatamente allegre, tiene gli occhi bassi perche ella è humile non perche sia mal contenta, hà la bocca d’honorato silenzio ador[p. 594 modifica]na. Il suo colore è tale, quale è quello, che soglion’havere quei, che son sicuri senza colpa, e innocenti: E con sdegnoso, e minaccioso riso muove sovente contro il Demonio il capo. Del resto è tutta vestita di bianco, e le stà così bene questo vestito in dosso, e così apunto, che ne esso si gonfia, ne per soverchio drappo l’inquieta. Siede poi nel suo trono con uno spirito quietissimo, e mansuetissimo, che non si rannicchia per vento, ne s’oscura per nuvolo, ma è placidamente sereno, chiaro, e puro come quello a punto, che vide Elia la terza volta. Perche dov’è Iddio, ivi ancora è la sua alunna la patienza.

7. Gli elogi della Patienza.

Satis idoneus Patientiae sequester Deus. Si iniuriam deposueris penes eum, ultor est, si damnum, restitutor est: Si dolorem, [p. 595 modifica]medicus est, si mortem, resuscitator est. Quantum patientia licet, habeat debitorem! Nec immerito . Omnia enim placita eius tuetur, omnibus mandatis eius intervenit. Fidem munit, pacem gubernat, dilectionem adiuvat, humilitatem instruit poenitentiam expectat, exomologesin assignat, carnem regit, spiritum servat, linguam frenat, manum continet, tentationes inculcat, scandala pellit, martyria consummat: Pauperem consolatur divitem temperat; infirmum non extendit: Valentem non consumit, fidelem delectat gentilem invitat, servum Domino, Dominum Deo commendat, feminam exornat, virum approbat: amatur in puero, laudatur in iuvene, suspicitur in sene. Ergo amemus patientiam Dei, patientiam Christi; rependamus illi, quam pro nobis ipse dependit. Offeramus [p. 596 modifica]patientiam Spiritus, patientiam carnis, qui in resurrectionem carnis, & Spiritus credimus.6 Iddio è assai buon depositario della Patienza. Se tu lascierai in deposito a lui la tua ingiuria, egli la vendica: Se un danno, che hai patito egli te lo rifà: Se il dolore, egl’è medico: Se la morte, egli ti risuscita. O quanto può la patienza, e a quanto arriva, che hà Dio per debitore? E questo meritatamente. Perche ella osserva tutti i suoi commandamenti, ella interviene a tutti gli ordini suoi. Fortifica la fede, governa la pace, aiuta la dilettione, arma l’humiltà, aspetta la patienza, assegna la confessione, regge la carne, conserva lo spirito, raffrena la lingua, trattiene la mano, conculca le tentationi, caccia li scandali, compisce i martirij: consola il povero, modera il ricco, non manda in longo l’infermo con accrescergli il [p. 597 modifica]male, non consuma il sano col fiele, e con la colera, come fa l’impatienza, apporta diletto al fedele, invita il gentile, al padrone raccommanda il servo, e il padrone a Dio, adorna la donna, approva l’huomo: si ama in un putto, si loda in un giovine, si ammira in un vecchio. Amiamo dunque la patienza di Christo, restituiamogli quella, che ch’egli hebbe per noi; E noi, che crediamo la resurrettione della carne, e dello spirito, offeriamogli la patienza dello spirito, e la patienza della carne. Così dice Tertulliano nel libro della Patienza.

Note

  1. [p. 623 modifica]Tertull. in lib. de Patientia c. 8.
  2. [p. 623 modifica]Id c. 10.
  3. [p. 623 modifica]id. c. 10. 5.
  4. [p. 623 modifica]Id.c. 7. 8.
  5. [p. 623 modifica]id. c. 11. & 12.
  6. [p. 623 modifica]Id. c. 15.