Apri il menu principale

Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo IV/P4

PARTE SECONDA CAPITOLO IV
§.4. L'Humiltà e gli Apostoli

../P3 ../P5 IncludiIntestazione 3 aprile 2009 50% Da definire

Parte seconda - P3 Parte seconda - P5

Ne solamente la Scuola della Pazienza c’insegna la Prudenza, ma c’insegna ancora la Modestia e l’Umiltà. Chi non impara l’humiltà in questa Scuola non l’imparerà altrove. Comandò una volta Iddio a Mosè, che si mettesse la mano in seno, ve la mise, ma quando la cavò fuori la trovò tutta piena di lebbra. Che nuovo prodigio è questo? E perchè non fece qualche altro miracolo che almeno non fosse così schifoso? Theodoreto risponde a questa domanda dicendo. (Volle Iddio avvertire Mosè che dovendo egli esser la guida e il Capitano che guidasse e conducesse un così gran popolo, non si havesse insolentemente insuperbire ma si bene ad humiliarsi. Perchè dunque non se l’avesse a baciare e venerare come s’ella fosse quella che facesse quei miracoli, gliela fece cavare fuori tutta lebbrosa, acciocchè Mosè dopo haver fatto tante opere così stupende dicesse nondimeno: non fu la mia mano no, ma si bene Iddio che ha fatto tutte queste cose). Alessandro Magno quando se ne andava per l’India facendo guerra a gente che neanche dai popoli vicini era troppo conosciuta dando il guasto a tutti questi paesi, mentre assediava una certa città e andava attorno alle muraglie per vedere dove fossero più deboli, fu con una saetta ferito, perseverò nondimeno a far il fatto suo e a finire quel che aveva incominciato. Di poi, dopo essergli stagnato il sangue, e raffreddato un poco, gli cominciò a crescere il dolore della ferita, onde instupidendoglisi a poco a poco la gamba e sforzato a fermarsi, disse queste parole: (Adunque Alessandro tu ancora sei huomo che poco prima ti pensavi esser un Dio). Ecco come facilmente nella Scuola della Pazienza impariamo a calar l’ale e abbassar le creste, ognuno che qui viene ad imparare, purchè del tutto non sia indocile e un pezzo di stucco, parla di tutte le cose sue in questo modo: io per grazia del Signore ho della robba, son da molti favorito, ho grazia nel trattare, son di grand’autorità, sono lodato e honorato e arrivo fino al cielo. Ma ohimè quante volte vò [strisciando] serpendo per terra? Quante sono quelle cose che mi dicono ch’io sono huomo? Di quà pensieri, di là infermità, da un’altra parte infinite miserie mi molestano, e tutte queste cose che altro fanno se non dirmi ad alta voce ch’io sono un huomo fragile, mortale e esposto a tutti i mali? Elegantemente S.Chrisostomo discorrendo di questo mondo inferiore dice: (Iddio non solamente fece questo mondo così grande e maraviglioso, ma lo fece ancora corruttibile e che non durasse sempre. Quello ch’ei fece negli Apostoli, questo ancora fece in tutto il mondo. E che fece negli Apostoli? Perchè facevano molti, grandi e stupendi miracoli, perciò permise ch’essi fossero continuamente flagellati, scacciati, messi in prigione, afflitti con malattie, lapidati, crocifissi e che patissero continue tribolazioni). Acciocchè quei che facevano tanti miracoli oltre l’humana condizione fossero sempre tenuti per huomini e non per Dei. E perciò gli Apostoli che guarirono l’infermità degli altri, s’infermarono ancor essi; risuscitarono molti morti ed essi non si liberarono dalla morte. Di che ci meravigliamo? Habbiamo un tesoro in vasi di terra fragilissimi, che con toccarli un poco subito si spezzano. Quindi è che alcuni degli Apostoli se ne stettero quasi sempre infermi. Poichè a Timoteo si concesse un poco di vino: (per rispetto dello stomaco e delle continue infermità che pativa). Trosimo viene lasciato infermo a Mileto (amala fino a morte [l’infermità]). E che razza d’Apostoli, dirà forse qualcuno, sono questi, che in cambio di star in pulpito a predicare se ne stanno a letto infermi? Ma sappia pure costui che nella Scuola della Pazienza tutti gli homini più santi e anche gli stessi Apostoli hanno da imparare prima d’ogni altra cosa l’Humiltà. Dice S. Bernardo: (A questo modo, dice questo Santo, con gli stimoli della carne si reprime la superbia di Paolo; in questa maniera l’infedeltà di Zaccaria si castiga con legargli la lingua, A questo modo si approfittano i santi per la gloria e per l’ignominia, mentre tra i singolari doni che ricevono sentono tentarsi dalla comune vanità degli huomini acciocchè mentre per grazia vedono d’haver qualche cosa suprahumana, non si scordino di quel che sono. Perciocchè si come il medico non si serve solamente dell’unguento ma adopera ancora il fuoco e il ferro, col quale taglia e abbrugia tutto quello che in sanar la ferita per sorte crescesse, per non impedire la sanità che dall’unguento procede. Così Dio medico dell’aniuma le procura delle tentazioni, e le manda delle tribulazioni acciocchè da quelle afflitta e humiliata converta in pianto l’allegrezza sua).