Apri il menu principale
PARTE SECONDA CAPITOLO IV
§.1. La Prudenza

../../Capitolo III ../P2 IncludiIntestazione 3 aprile 2009 50% Da definire

Parte seconda - Capitolo III Parte seconda - P2

E primieramente la tribulazione ci insegna la Prudenza. Il Profeta Ezechiele vide un animale maraviglioso che haveva la faccia di quattrro animali, d’huomo, di leone, d’aquila e di bue, e havendolo poi veduto un’altra volta, osservò che in cambio di quella faccia di bue havea la faccia di un Cherubino. Che cosa vuol dire questo? Che ha da fare un Angelo e un Cherubino con un bue? Ma tu dirai forse che quello non fu lo stesso animale ma un altro. Anzi fu lo stesso. Lo dice lo stesso Ezechiele: (Egli è quello stesso animale che prima havevo veduto appresso il fiume Chobar). In che modo adunque quella faccia di bue si mutò in faccia di Cherubino? Cherubini in lingua hebrea significa lo stesso che maestro o moltitudine di cognizione e di scienza. Ecco la cosa; hor dichiariamo il mistero. Il bue appresso agli antichi fu simbolo della fatica, di cui questo animale è pazientissimo, poichè s’attacca ai cocchi, alle carrozze e all’aratro per arare e per tirare; anzi è buono ancora per battere il grano, vera immagine di un huomo laborioso. Ma a questo bue lo spirito divino dà una faccia di Cherubino, per mostrare che egli è un precettore e un maestro di molta esperienza. E la ragione sentila dall’Ecclesistico: (L’huomo che provato molte cose, insegnerà ancora come s’hanno a intendere). Loda in questo luogo l’Ecclesistico quell’esperienza che si è acquistata dalle molte tribulazioni, poichè essendo egli ottimo interprete di se stesso, dice: (Chi non è stato mai tentato, che sà?). Da queste cose si cava chiaramente che l’afflizzione non solamente è la madre della felicità eterna ma ancora della cristiana Prudenza. L’afflizzione ti mette in mano la torcia della sapienza. Confermando ciò con il suo esempio l’Ecclesiastico dice: (Ho imparato molte cose errando). Alcune volte mi son posto a rischio della vita per cagione di queste cose; cioè mentre andava cercando la Prudenza. Ecco come la faccia di Cherubino fa sparire quella di bue. Ecco come la prudenza accompagna l’esperienza cavata dalle tribolazioni. Da quelle cose che uno patisce comincia a conoscere tanto se stesso quanto gli altri e Dio ancora; mentre pensa alla vanità delle cose caduche, alla varietà dell’ingegno humano, all’incostanza e mutabilità della fortuna agli innumerabili inganni che ogni giorno si fanno, e alle infinite miserie e stragi che continuamente occorrono. E di quà impara a poco a poco a riprovare il male ed appigliarsi al bene. Chi non è stato molte volte ben pettinato, come lana, che cosa sà, se non stare in ozio e darsi spasso? Et è ancor verissimo quello che disse Seneca: (Nelle cose austere habbiamo più cervello, nelle prospere lo perdiamo). Giob proponendo una questione molto seria così dice: (La Sapienza dove si trova e dov’è il luogo dell’intelligenza?). E si risponde in questa guisa: (Non sà l’huomo quanto ella valga, ne si trova nel paese di coloro che si dan bel tempo). Certo che quella sapienza pratica, che mostra col dito, quanto valgono le cose caduche e transitorie e quanto l’eterne, non si ritrova in quelle case che sono grasse e abbondanti, dove ogni giorno si fa carnevale; quivi l’incuria, la stoltezza e l’infamia sono sempre vicine all’abbondanza e all’opulenza. E certo che cosa si può trovare più pazza che il ralleggrarsi di un guadagno di cose vilissime e perdere gli eterni beni? S.Gregorio confermando questo dice: (Tanto sono più veramente pazzi, quanto che perdendo cose grandissime, si vanno rallegrando nelle minime). Quello che Seneca disse della virtù, lo stesso si può dire di questa stessa Prudenza: (E’ una certa cosa sublime, reale, invitta, infaticabile, non ha sazietà, nè pentimento, è immortale). La troverai nel Tempio, nel foro, nella Curia, fra le muraglie, tutta piena di polvere e con i calli alle mani. E Salomone ripieno di migliore spirito dice: (La Verga e il Castigo danno sapienza).