Scola della Patienza/Parte prima/Capitolo IV/P2

PARTE PRIMA CAPITOLO IV
§.2. 2.Delle Saette

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE PRIMA CAPITOLO IV
§.2. 2.Delle Saette
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§. 2. Delle Saette.


L
E malinconie, e le angustie dell’animo sono saette, che penetrano assai più di quasivoglia ben affilata spada. Il Rè David, che sentiva assai queste saette diceva; Sagittae tuae acutae. 1 Signore le vostre saette sono molto acute. Le sollicitudini, i tedij, le mestizie, i timori, e li affanni feriscono l’animo, come saette. La più gran miseria, che quasi trovar si possa, è haver l’anima ferita. Perche si come l’haver l’anima quieta eccede ogn’altro piacere, così ancora l’haver l’anima afflitta, e mesta, [p. 122 modifica]avanza di gran lungha, e supera ogn’altro dolore.

Christo Redentor del mondo non si lamentava nel monte Oliveto, e nel monte Calvario de i crudelissimi colpi de i flagelli, nè delle punture delle spine, nè del tormento che gli davano i chiodi; mà si bene della mestitia dell’anima, e d’esser stato dal Padre abandonato nella Croce, e perciò ad alta voce gridava. L’angoscia, e l’affanno, ch’ebbe Christo, fù inesplicabile onde poi nacquero quelle voci: Tristis est anima mea usque ad mortem. E quell’altre: Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me? L’anima mia è piena d’un affanno, e d’un’angoscia mortale. Dio mio, Dio mio perche m’havete voi abandonato? Le piaghe dell’anima vincono d’acerbità ogni dolore: Di qui è che l’Ecclesiastico disse: Omnis plaga tristitia cordis est. 2 L’affanno, e l’af[p. 123 modifica]flittione del cuore contiene in se ogni sorte di piaga, e di ferita.

Conduce tal volta Iddio li suoi in tali angustie, che ogni cosa da lor fastidio e noia. E quel, che più d’ogn’altra cosa li preme, è che si pensano, e par loro d’haver più ch’altro contrario Iddio, non perdono però la speranza, mà di continuo gridano: Domine Deus in die clamavi, et nocte coram te: Quia repleta est malis anima mea, et vita mea inferno appropinquavit. Pauper sum ego, et in laboribus à iuventute mea. overo com’altri leggono, Afflictus sum ego, et expiranti similis; ab adolescentia tuli terrores tuos, et trepidavi.3 Signore Iddio io hò gridato giorno, e notte inanzi à voi; perche l’anima mia è stata tutta ripiena di mali, intanto che mi parea che la vita s’approssimasse al fine. Io son povero, e assuefatto alle fatiche, e ai travagli fin dalla mia gioventù [p. 124 modifica]ò pure. Io sono afflitto, e simile ad uno, che spira l’anima, e fin dalla mia gioventù hò sopportato questi vostri terrori, e son vissuto sempre tra questi vostri terrori, e queste angoscie.

Delli Hebrei, che si partivano d’Egitto raccontano le divine Scritture: Et venerunt in Mara, nec poterant bibere aquas de Mara, eò quòd erant amarae, Et c. ibi constituit ei praecepta et iudicia, et ibi tentavit eum. 4 E se ne vennero in Mara, nè vi potevano bere l’acque di quel luogho perche erano amare, e lui diede à Moise le leggi, e i precetti, e ivi lo tentò. Mà potrebbe per avventura dimandar quì alcuno à Dio: Ditemi di grazia Signore, non vi era forse altro luogo più à proposito per dar le vostre leggi, di questo? O pure vi parve, che per essere questo il peggiore, fusse anche per questo negotio il più opportuno? [p. 125 modifica]Qui l’istesse acque non cavano, mà esasperano la sete. Mà che vai tù argomentando o ragione humana? lui diede la legge, e i precetti, e lui volle tentarlo. Il più commodo luogo per questo fù il più scommodo. In Paesi migliori, e più grassi spesse volte si disprezza la divina legge; poiche la matregna di tutte le virtù è la felicità. Quei, che son travagliati da cose contrarie, e stanno sempre in affanno per le cose loro, imparano più presto à temere Iddio, che non fanno quelli, che dalla felicità sono invitati alla lascivia. Nè quasi mai ci è più vicino Iddio, come quando siamo afflitti, e posti in qualche stretta. Per questa causa dice Nahum Profeta: Dominus in tempestate, in turbine via eius. 5 Il Signore si trova nelle borasche, e dove sono più gagliardi i venti ivi camina. Tra folgori, tuoni, e saette viene Iddio à [p. 126 modifica]ritrovarci, essendoci tal’hora più vicino, quando più ci travaglia il vento dell’afflittione. Dicendo S. Gregorio: Che i mali, che qua ci premono, ci sforzano d’andare à Dio: Mala, quae nos hic premunt, ad Deum ire compellunt. 6

Quella nobilissima coppia d’amici, Gionata, e David, così convennero fra loro. Io, disse Gionata, tirarò trè saette, e ciò farò come io m’essercitassi à tirar àl segno; vi manderò ancora appresso il mio servitore, e gli dirò: Và portami quelle saette: Si dixero puero ecce sagittae intra te sunt, tolle eas: tu veni ad me, quia pax tibi est, et nihil est mali, vivit Dominus. 7 S’io dirò al servitore ecco che le saette sono dentro di te, pigliale; tù vientene pure allegramente da me, perche le cose van bene per te, e non vi è niente di male per quel Dio, che adoro. Ogni giorno, e ogni momento scarica Iddio [p. 127 modifica]dall’arco le sue saette, e manda à gl’huomini ogni sorte d’affani, e di travagli.

Qualunque tù ti sia, che sarai toccato da qualch’una di queste saette, non ti spaventare subito alla ferita; Ecco che le saette di Dio sono dentro di te, le tue cose van bene, e non vi è niente di male. Queste ferite son segni si sanità. Mà tù mi dirai, che queste saette conciano malamente l’anima, e molte volte danno grandissimi dolori; e che l’esser travagliato, il pentirsi, l’attristarsi, il dolersi, e haver timore, sono horribilissimi tormenti dell’anime. Siano pur vere tutte quante queste cose, nondimeno se tu ricevi con patienza queste saette, che ti sono tirate, non haver paura perche, pax est, et nihil est mali, vivit Dominus. Io ti giuro, che le tue cose van bene, e non vi è niente di male.

Guarda un poco il Rè David, il [p. 128 modifica]quale sentendosi più di una volta ferito disse: sagittae tuae infixa sunt mihi, et confirmasti super me manum tuam. 8 Le vostre saette, Signore, mi sono attaccate al cuore, e di più voi me ce l’havete calcate con la vostra mano. Non solamente si lamenta, che gli siano state tirate le saette, mà che gli stavano ancor attaccate, e ben ficcate nell’anima. Moltissime erano le cose, che davano fastidio, e affligevano questo Rè. Appena nasce il figlio di Bersabea, e subito, se ne muore. La sua figliuola Tamari, ch’era già grande da marito, gli vien stuprata da un’altro suo figliuolo Amnone. L’istesso Amnone poi essendosi ubriacato in un convito, vien ucciso da Absalone suo fratello. Da questo istesso Absalone troppo ingrato, e sconoscente figliuolo viene forzato à fuggire l’ottimo suo Padre, essendo già da lui scacciato dal Regno, e privato della [p. 129 modifica]corona: Et eccoti hora quanto profonde ferite haveano fatte nel cuore di David queste saette; nè glie ne fù tirata una sola, mà molte furono quelle, che gli trafissero l’anima.

E come fù acuta quella, che gli tirò Natan, quando chiarissimamente gli disse: Tu es ille vir, Tù sei quegli, che hà fatto questo errore. Quare contempsisti verbum Domini, ut faceres malum in cospectu meo? Quamobrem non recedet gladius de domo tua in sempiternum, eo quod despexeris me. Ecce ego suscitabo super te malum de domo tua. Tu enim fecisti abscondite: Ego autem faciam verbum istud in conspectu omnis Israel, et in conspectu solis. Perche hai fatto sì poco conto di quello, che t’haveva ordinato il Signore, e sei stato tanto ardito, che hai fatto questo male sù gl’occhi miei? Per il che non si partirà mai la spada [p. 130 modifica]della mia vendetta dalla casa tua in sempiterno, per havermi tù dispreggiato a questo modo. Et ecco, che ti farò venire un buon castigo dalla tua casa istessa. Tu lo facesti in segreto, e di nascosto, e io ti castigarò in publico avanti à tutto il popolo d’Israele, e innanzi alla luce di questo sole. Sono quasi tante saette quante sono le parole. O quanto penetrarono il cuor del povero Rè queste saette tirategli da Dio! Veramente che queste furono saette, che in gran numero gli passarono l’anima. Mà non per questo gli mancò la sua consolatione, nè per questo si perde d’animo il Rè David. Perche se bene le saette di Dio penetrano, s’attaccano, abbrugiano, e fanno grande la ferita, e squarciano l’anima; Nondimeno in breve se ne cadono; almeno la morte come peritissimo Chirurgo tutte le cava fuori. Etenim sagittae tuae transeunt, vox [p. 131 modifica]tonitrui tui in rota. Perche le vostre saette, Signore, passano; mà la voce del vostro tuono è come se fusse in una ruota, che in girando passa, e passando perpetuamente gira.

Quante saette contra di noi scocca Iddio, tutte fra poco ci sono cavate fuori da perita mano; Questo momento, in cui siamo afflitti dura un poco. Mà quella voce di tuono: Ite maledicti in ignem aeternum. Andate maledetti al fuoco eterno, andatevi pure, andate, piangete per sempre, e per sempre arderete. Ahime che la ruota dell’eternità girerà perpetuamente questa miserabil voce. Questo strepitoso, e horribil tuono, che non finirà mai, spaventarà co’ suoi eterni, e strepitosi fracassi tutti li dannati; e come con tante saette non cessarà mai di trapassar il cuore di quei meschini. Mà adesso passano le saette del Signore, [p. 132 modifica]onde perciò con molta ragione puoi dire, che siano d’argento ò d’oro; perche esse vengono da Dio, e presto passano, e pagano con eterno premio ancora una mediocre Patienza.

Del Dittamo herba molto ben conosciuta dai Cervi, e dalle Capre selvagge dicono, che mangiata, li fà cadere le saette, che le fossero state tirate, così dice Virgilio.

Non illa feris incognita Capris
Graina, cum tergo volucres haesere sagittae. 9

dice, che questa herba è molto ben conosciuta dalle Capre selvagge quando si sentono ferite dalle saette. Conosceranno dunque le fiere i loro naturali medicamenti, quando vengono con saette ferite, e mancarà la medicina a nostri affanni? Questo istesso pensiero, se sarà ben ruminato, delle saette del Signore, che passano presto, è per [p. 133 modifica]noi un presentissimo rimedio. Percioche che cosa si trova mai, che mitighi più tutti i dolori, che il pensar da dovero; che, dabit Deus his quoque finem. che Dio darà fine ancora à questi nostri affanni, e che, dopo questo fine hà da seguitare un’eternità, che non finirà mai.

Anneo Filosofo comparando Mecenate, che se ne stava giacendo nelle piume, con un’altro povero meschino, che stava pendendo in croce, dice così: Mecenati somnus per Symphoniarum cantum, ex longinquo lene resonantium quaeritur; sed mero se licet sopiat, et mille voluptatibus mentem anxiam fallat tam vigilabit in pluma, quam ille in cruce (noi diciamo pro Christo) dura tolerare, et ad causam à patientia respicit: hunc voluptatibus marcidum, et felicitate nimia laborantem, magis his, quae patitur, vexat causa patiendi. [p. 134 modifica]10 Si và cercando il sonno per Mecenate, che non può dormire, con varij canti, e suoni, che da lontano suave, e leggiermente si facciano sentire; mà benche s’allopiasse col vino, e con mille piaceri cercasse d’ingannare l’ansia, così vegliarà egli nelle piume, come quello nella croce: Mà quegli si consola di tolerare quei tormenti per Christo, e dalla patienza risguarda la causa del suo patire; E questi essendo tutto putrido, e marcio ne’ piaceri, e per la troppo gran felicità infermo, è più tormentato dalla causa del patire, che dalla cose, che patisce.

L’anima, ch’è travagliata assai non risanarà mai del tutto con piaceri. Ad una mente turbata è un gran conforto il tollerare cose dure, e aspre per Christo, e dopo un presto fine di questo male aspettare gl’eterni piaceri.

Adunque stiamo pur saldi, già è [p. 135 modifica]vicina la beata eternità? Poiche, come insegna S. Agostino: Quaecunque dura, et molesta, quaecunque gravia, et horribilia, quae quisque patitur in hac vita, in comparatione aeterni ignis, non tantum parva, sed nulla sunt. 11 Tutte le cose dure, e moleste, tutte le cose gravi, horribili, che ciascuno patisce in questa vita, in comparatione del fuoco eterno; non solamente son picciole mà non son niente. Già tutte queste cose hanno il suo fine, mà l’eternità non haverà mai fine.

Note

  1. [p. 157 modifica]Ps. 44. 5.
  2. [p. 157 modifica]Eccl c. 35. 17.
  3. [p. 157 modifica]Ps. 85. 13. et 16.
  4. [p. 157 modifica]Exod. c. 15. 23. et 25.
  5. [p. 157 modifica]Nahum. cap. 21. et 22.
  6. [p. 157 modifica]S. Greg.
  7. [p. 157 modifica]1. Reg. cap. 21. et 22.
  8. [p. 157 modifica]Psal. 37. 3.
  9. [p. 157 modifica]Virg. l. Aen.
  10. [p. 157 modifica]Senec.
  11. S. Aug. tom. 10 serm I 90. de temp. ant. med.