Prigionieri/Quinta sintesi

Quinta sintesi

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Quinta sintesi

La piccola camera da letto del guardiano. Soffitto basso. Nel centro, il letto matrimoniale. Ai piedi del letto, una cassapanca. A destra del letto un’altra credenza che porta una madonna di legno dorato e relativo lumicino ad olio acceso. A sinistra del letto, incastrata nel muro, una tavola verniciata di bianco, su cui sono appese, allineate, una cinquantina di grosse chiavi nere. Vicino alla tavola delle chiavi, la porta. La stanza è illuminata dal vacillante lumino ad olio. S’intravede Rosina con la faccia mezza coperta da una benda bianca macchiata di sangue. Striscia lungo il muro dal fondo, lo palpa, lo batte con le nocche come fanno i prigionieri per cor municare fra loro. Di tanto in tanto si ferma, per origliare.

Il guardiano

entrando curvo con mosse d’agguato, feroce e vendicatore:

Cosa facevi?

Rosina

Nulla! Davo la caccia ai ragni. Ne ho uccisi due enormi, con relative tele e mosche prigioniere. [p. 122 modifica]

Il guardiano

Dovresti uccidere quel ragno che ogni notte tocca le chiavi. Hai capito?

Rosina

E’ il vento che le fa tintinnare. Queste mura spesse sono piene di buchi maligni. Imprigionano e trivellano con correnti d’aria micidiali. Se persisti a vivere qui te ne accorgerai.

Il guardiano

dopo aver contato le chiavi appese alla tavola con voce irata:

Rosina! Manca una chiave! La terza, la chiave della casamatta! Dove è? Sei tu che l’hai rubata! (Afferra Rosina alla gola, la rovescia sul letto, e le tempesta il viso di pugni).

Rosina

Non ho rubato niente!... Vigliacco! Si! Sei un vigliacco! Vigliacco e cornuto! (Poi cambiando voce, canta su di un ritmo popolare canzonatorio)

Quando il cornuto
rientra la sera
spinge la chiave
spinge la chiave

Il guardiano

Puttana!...

Rosina

La toppa è tappata
la toppa è tappata,
la chiave non sua
la chiave non sua.

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Il guardiano

Puttana!..

Rosina

E’ l’amante che ottura
la serratura
e la bocca impura...
Oh! Che lordura!

Il guardiano

Taci! Taci!... Ti ho sfasciato il viso! Se continui ti aprirò il ventre a coltellate!

Svincolandosi e fuggendo dall’altra parte del letto, vicino alla credenza si precipita su Rosina, l’afferra alla gola e, tenendola inchiodata contro la credenza, fruga dentro al cassetto, da cui estrae un coltello da cucina.

Rosina

Aiuuuto! Aiuuuto! (Si svincola dalle mani del guardiano e fugge dall’altra parte del letto).

Il guardiano

brandendo il coltello:

Non strillare, carogna. Tanto nessuno ti sente. Le mura sono grosse. (Gira lentamente intorno al letto avvicinandosi a Rosina, ritta crocifissa dal terrore contro la tavola delle chiavi nere. Il suo braccio armato si avvicina al petto di Rosina, ma non colpisce) Ah! Sono un vile! Un vile!... Non ho coraggio di uccidere!... Non avrò mai la gioia immensa di ucciderla!... (Lascia cadere il coltello) Prendi! Prendi! (Le riempie il corpo di pugni, poi si stacca sbuffando, si strofina gli occhi con ambo le mani, e lungamente la fronte). [p. 124 modifica] Maledizione! Ora mi sento male! Molto male!...- Invece di ucciderla, è lei che mi uccide!... (Fa qualche passo incerto, barcolla. Rosina, riassettandosi le vesti, lo segue con occhi attenti, dà un balzo, e giunge in tempo a riceverlo fra le braccia) Lasciami, vipera... Mi curo da me... E’ il mio solito -male!

Rosina

con voce falsa:

Non aver paura di me. Io ti voglio bene, lo sai!...

Il guardiano

ruggendo:

Non ci credo!

Rosina

Calmati! Calmati... Ti metto a letto... Sempre la solita storia... Lo sai che non devi irritarti cosi... La collera finirà colTammazzarti! Te lo disse il medico...

Rosina rovescia lentamente e corica il guardiano, ne alza a stento le gambe pesanti e le spinge sul letto.

Il guardiano

Eccomi di nuovo imprigionato, incatenato dai dolori! Dio! Dio! Dio!

Continua a lamentarsi con voce meccanica. Intanto Rosina si accovaccia davanti alla cassapanca, scrive con matita su di un foglietto che piega e nasconde in seno. Poi curva, si avvicina alla credenza, la apre e vi fruga dentro.

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Il guardiano

con voce feroce:

Cosa fai? Cosa fai?

Rosina

Nulla... Nulla... Mi pettino... Mi hai strappato i capelli! Quando mi vedrai pelata, finalmente sarai contento di me!

Il guardiano

Dio! Dio! Dio!

La ripetizione meccanica di questa parola si spegne gradualmente nel sonno. Si sente uno stropiccio sul legno delle persiane, fra le quali appare ad un tratto una mano bianca d’uomo, effeminata, che si agita, graffia, invoca qualche cosa. Mano artificiale bianchissima un po’ più grande del normale perché sia visibile da tutto il teatro. Il proiettore la illumina per un minuto (dramma di oggetti inanimati) mentre il guardiano russa. Rosina striscia carponi verso la finestra, urta con le ginocchia il coltello, lo afferra, lo alza, e guardando fissamente il guardiano assopito, avvicina la lama scintillante alla mano bianca completamente emersa dalle griglie.

Sipario