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     Pomo maggior di quel che Albin ti diede?
     Dillo, e ti serbo un bel verde Augellino,
     Cui lega un lungo filo il manco piede.
Tu taci? O ingrato pur quant’Ella è ingrata!
     10Narrar non ti vo’ più miste co’ baci
     Le dolci fole della bella Fata.
Ma tu chiami la Madre? oh miei fallaci
     Voti! la Madre, ch’è già meco irata!
     Prenditi il Pomo, semplicetto, e taci.


XL.1


Vincesti o Carlo. D’atro sangue impura
     Corre l’onda del Savo, il Trace estinto
     Alzò le sponde al Fiume, e la sventura
     Vendicasti ben tu d’Argo e Corinto.
5Erra il Barbaro Re di pallor tinto:
     E Belgrado che fea l’Asia sicura
     Teme i tuoi bronzi, da cui pria fu vinto,
     E non percosse ancor treman le mura.
Or segui a fulminar su i Traci infidi,
     10Finchè vegga il mar negro, e il mar vermiglio
     Rifolgorar la Croce alto su i lidi.
Prendi allor poi di riposar consiglio;
     E l’impero del mondo in duo dividi,
     A Te l’Occaso, e l’Oriente al Figlio.


XLI.2


Chi è costui, che in sì gran pietra scolto
     Siede gigante, e le più illustri e conte
     Opre dell’arte avanza, e ha vive e pronte
     Le labbra sì, che le parole ascolto?
Questi è Mosè. Ben mel diceva il folto
     Onor del mento e ’l doppio raggio in fronte:

  1. All’Imperator Carlo IV per la sconfitta del Turco in Ungheria l’Anno 1816.
  2. Sopra la statua di Moisè scolpita dal Buonaroti.