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5Oh Sole, oh Stelle! Oh quanta luce, oh quale
     Raggio d’eterna gloria adorno m’ave!
     Talchè mia salma più di se non pave,
     Che ben vede il suo stato alto immortale.
Or scorgo (gl’occhi a terra rivolgendo)
     10Schernirmi il basso invido volgo insano,
     Ond’io più altiero, e glorioso ascendo;
E la Morte, cui son tolto di mano,
     Me riguardar con torvo occhio, e fremendo
     Gittar la falce disdegnosa al Piano.


V


Spingo per lunga dirupata strada
     Lento destrier, cui di spronar son stanco,
     Fugando Lui, che i Suoi pel torto e manco
     Sentier conduce, e a cui sol scempio aggrada;
5Ma il fier mi segue: e ovunque, lasso, io vada
     Sento fischiarmi le saette al fianco;
     Già tutto di timore agghiaccio e imbianco,
     Già pare, che il destrier sotto mi cada.
Ahimè ch’in breve avrò l’Empio alle spalle,
     10E seco Morte! Chi dal fero artiglio,
     Chi mi sottragge? Uman poter non vale.
Padre del Ciel riguarda il mio periglio,
     E tu m’aita: erto e sassoso è il calle,
     Zoppo il destriero, ed il Nemico ha l’ale.


VI1


Oh qual interno, oh qual nuovo m’innalza
     Furore a penetrar per entro i Fati!
     Oh quali io veggio Cavalieri armati
     Su i gran destrier fugar di balza in balza
5Genti nemiche! Oh come quegli incalza!
     Come questi gran via s’apre da i lati!
     E sparsa i crin barbaramente ornati,
     Ecco, ecco l’Asia che discinta e scalza
Colà nel tempio profanato immondo

  1. Per Nozze.