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     L’inesausto umor suo comparte e scioglie:
Così tutto quel Bel, che si diffonde
     Per queste, che veggiam cose terrene,
     Come in suo proprio fonte in te s’accoglie.


II1


Questa, che ier’io colsi appresso il fonte
     Ghirlanda umìl di rose e di viole,
     Pria che alcun si destasse, e pria che il Sole
     Illustrasse la cima alta del monte:
5Donna gentil, le di cui rare e conte
     Opre la patria nostra onora e cole,
     A te ne mando, onde alla nuova prole
     Tu ne cinga per me la nobil fronte.
Che quando poi dell’onorata spada
     10Il vedrò cinto, e ’n mezzo al Trace e al Moro
     Alle vittorie ei s’aprirà la strada,
Io vuo’ tessergli allora altro lavoro,
     E vuo’, che d’altra man cinto sen vada
     D’un trionfal vittorioso alloro.


MARCO TIENE.2


Questi palagi e queste logge or colte
     D’ostro di marmo e di figure elette,
     Fur poche e basse case insieme accolte,
     Deserti lidi, e sterili isolette.
5Ma Genti invitte e d’ogni vizio sciolte
     Scorrean il Mar con picciole barchette,
     Che quì, non per domar Provincie molte
     Ma a piantar libertà s’eran ristrette.
Non era ambizion ne’ petti loro,
     10Ma il mentire abborrian più che la morte;
     Nè vi regnava inquieta fame d’oro.

  1. Nella nascita d’un figlio del Col. Moyerle.
  2. Venezia.