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Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/372

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Fu Con Ernesto, e ’l sen gli armò di smalto;
     10Fu poi con Carlo, e gli animò la spada;
     Fu alfin con Voi nel glorioso assalto.
Scorse allor la Vittoria ogni contrada:
     Ma veggio il fatal brando ancora in alto.
     Chi sa, che al suo cader l’Asia non cada?


II


Quando di due bei lumi il dolce strale
     M’aperse il seno, e via ne trasse il cuore,
     Vi pose in vece sua pietoso Amore
     Una speranza fuggitiva e frale.
5Ben dispiegò costei sovente l’ale
     Sdegnata, per uscir del petto fuore,
     E mi lasciava in sempiterno orrore,
     Come appunto colui, che morte assaie.
Quando scoccò dagli occhi suoi vivaci
     10Cintia uno sguardo placido, sereno,
     E accompagnollo Amor colle sue faci.
Allor fuggìa la speme, io venìa meno:
     Ma giunse il guardo, e l’ali sue fugaci
     Arse, e la speme ritornò nel seno.


GAETANA PASSERINI.


I


Su quelle balze, ove una capra appena
     Andrìa, tanto son esse erte e scoscese,
     In cima in cima il mio agnellino ascese,
     Senza alterar la natural sua lena.
5Ma pur col suon di pastorale avena
     Non sì tosto da me chiamar s’intese,
     Che con veloce piè, l’erta discese,
     E di cercarlo a me tolse la pena.
Lieta a coglier vincastri allor n’andai
     10Per intesser cestelle, e un serpe, oh Dio!
     Non veduto da me col piè calcai.