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Alma, abborrir vieppiù dovrammi; io tanto
     Struggermi più quanto allor fia più bella.


XII1


L’Augusto Ponte,2 a cui fremendo il piede
     Percote il Reno, e il gran giogo disdegna,
     Quel che a tua stirpe custodir già diede
     Felsina, e il giunse all’onorata insegna;
5Quello, Signor, mentr’oggi ella ti cede
     Le chiavi e il freno, al tuo valor consegna,
     E a lui spera difesa, e per lui chiede
     Opra da te del sangue tuo sol degna:
Ch’or gliel par di veder d’aste guerriere
     10Ondeggiar tutto e di non suoi stendardi,
     Fatto varco crudel d’estranie schiere.
Nè quello par su cui con torvi sguardi
     Tornar vide il Re preso, e le bandiere3
     Trar per la polve incatenati i Sardi.


XIII4


Vergini, che pensose a lenti passi
     Da grande ufficio e pio tornar mostrate,
     Dipinta avendo in volto la pietate,
     E più negli occhi lagrimosi e bassi:
5Dov’è colei, che fra tutt’altre stassi
     Quasi sol di bellezza e d’onestate,
     Al cui chiaro splendor l’alme bennate
     Tutte scopron le vie, donde al Ciel vassi?
Rispondon quelle: Ah non sperar più mai
     10Fra noi vederla, oggi il bel lume è spento.

  1. Per Alessandro Marsigli Bolognese creato Confaloniero.
  2. Ponte sul Reno fuor di Bologna, del quale i Sigg. Marsigli ebbero più età la rettoria, nello stemma.
  3. Enzo Re di Sardegna fatto prigioniero dai Bolognesi.
  4. Per Monaca.