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SCIPIONE MAFFEI


I1


VEggio ben io, ch’oltra il mortal costume
     Lungi dal volgo umìl l’ali spiegate,
     E quanto più sovra di noi v’alzate,
     Tanto acquistan vigor le vostre piume.
5Folle chi ’l volo alter seguir presume
     Per vie prima non viste e non pensate:
     Colà ne’ vostri rai voi vi celate,
     Chè non regge uman guardo a tanto lume.
Se però tal virtù, ch’ogn’altra eccede,
     10In preda agli anni esser non dee concessa,
     Scriver v’è forza, e voi di voi far fede;
Che, rimanendo ogn’altra penna oppressa,
     D’un bel nome immortal l’alta mercede
     Non v’è dato sperar che da voi stessa.


II


Qual augellin, ch’uscir di guai si crede,
     Talora in stanza adorna il volo sciolse,
     E verso là tutto desìo si volse,
     Onde il lucido giorno entrar si vede;
5Ma poco va, che trattenersi il piede
     Sente dal filo, che il fanciulli gli avvolse;
     E cade al suol con l’ali larghe, e duolse,
     Nè tenta più, nè più in sue piume ha fede.
Così d’erger mia mente, e dell’impaccio
     10Uscir di quel pensier, ch’ognor mi preme,
     Prov’io talor, ma poi ricado e giaccio;
Poichè d’intorno al cor, ch’indarno geme,
     Sento stringersi allor l’usato laccio,
     E in pena dell’ardir perdo la speme.

  1. A Violante Beatrice di Baviera gran Duch. di Toscana.
Zappi, Tom. I. 13