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Ditemi per pietà: fia mai, che arrive
     10In questo luogo ancora, ov’io tornai,
     La beltà che parù, che lungi or vive?
Ma voi mi dite, e m’accrescete i guai,
     O Aure, o Usignuoli, o Fiumi, o Rive:
     La beltà che parù, non torna mai.


XII1


Tuona il saggio Perini, è par ch’io senta
     Tuonar nel Ciel la melodìa sonora:
     All’indurato cor fulmini avventa,
     Ma per ferir le sue saette indora.
5Come lume che alletta, e poi tormenta
     Farfalletta, che ’l soffre, e pur l’adora,
     Tal parla in lui l’errore, e mi spaventa,
     Tal parla in lui la grazia, e m’innamora.
Che più? l’orrida Morte i pregi toglie
     10Oggi dal Tullio sacro: indi si abbella
     Con santi lisci, e preziose spoglie.
Qual Donna, ecco (diss’io) la Morte anch’ella,
     Vaga pur d’invaghir le nostre voglie,
     Con qual arte gentile or si fa bella.


XIII


Ho di me stesso una pietà sì forte,
     Che mi fa lagrimarlo stato mio,
     Qualor ripenso al giovanil desìo,
     Che Amore accese, e spegnerà sol Morte.
5Sono in fosco sentiero, e non ho scorte,
     Che mi guidino al porto, ove m’invìo;
     Che quelle luci, onde me stesso obblìo,
     Altrui liete splendendo a me son morte.
Già lascia la speme, e meco ancora
     10Sol’ho il cieco desìo nel cammin tetro,
     Che vuol, che seco io viva, e seco io mora.

  1. Al P. Giuseppe Perini della Comp. di Gesù, famoso Oratore, per la Predica della Morte.