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Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/264

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     L’onor del lauro alle tue chiome un giorno:
     E ben di senno e di costumi adorno
     Fa del suo nobil sangue intera fede.
Quando si scorse mai simil destino!
     10Qual’amò tanto, ovver qual’ebbe mai
     Signor più illustre, o più leggiadra donna?
Onde all’ultimo dì, che m’è vicino,
     Anch’io dirò, che ognora in sen portai
     Un bianco Giglio, una gentil Colonna.


III


Ovunque io volga in queste alme beate1
     Pendici il guardo, altro non veggio intorno
     Che vero onor di tanta gloria adorno,
     Che n’avrà invidia ogni futura etate.
5Là nacque chi di Roma alle pregiate
     Opre diede scrivendo eterno giorno,
     Talchè, a par degli Eroi, n’ebbero scorno
     Le Greche penne d’alto stile ornate.
Quà chiuse i giorni il più soave Cigno,
     10Che mai spiegasse in altro tempo il canto,
     Onde il nome di Laura anco rimbomba.
O colli avventurosi! O ciel benigno!
     O pregi eterni! Quanto chiari e quanto,
     Siete per sì gran culla e sì gran tomba!


IV2


Allor ch’io ti guidai ne’ tuoi verd’anni,
     Garzon, che il Sile, e più te stesso onori,
     Nel sacro monte, e ti mostrai gli allori
     Che fanno a Morte i più securi inganni:
5Vidi ben io che dispiegati i vanni
     Del pronto ingegno a luoghi erti e migliori
     Poggiavi, depredando i più bei fiori,

  1. Padova, culla di T. Livio, tomba di Petrarca.
  2. Nel dottorato in Leggi di Francesco Bemaglia Trivigiano.