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Che di profonda oblivione ingombre
Nulla ancor san de’ miseri Viventi,
5Alto lor griderei: qualor vi sgombre
Il tempo dagli informi orrori algenti,
E di questa mortal scorza v’adombre,
Traendovi del Sole ai rai cocenti;
Prima d’entrar le perigliose porte
10Il dubbio piè sul limitar fermate:
Ciechi, in qual v’inoltrate orribil sorte!
E se il destin v’incalza, e a forza entrate,
Sia il viver vostro un sospirar la morte
Tanti mali scorgendo ovunque errate.
TERESA GRILLO PANFILIA.
I
Gravan l’alma così cure ed affanni,
Che braccio chiedo di pietà non parco,
Che me pur salvi dal penoso incarco,
Per cui pavent’omai ultimi danni.
5Ma con finto soccorso ah non m’inganni
Speme ed Amor di crudeltate scarco,
Ch’essi fur che a mia sorte apriro il varco
Con finti vezzi, e con fallaci inganni.
Ragion, tu sola il puoi, deh tu m’aita:
10Toglimi all’aspro duolo, ed ogni affetto
Tranquillamente a posar teco invita.
Ma scaltra ogni pensier rendi soggetto,
Perchè tu ancor potresti esser tradita
Se un di lor vola al lusinghier’ oggetto.
II
La nobil Donna, che con forte mano
Altera siede a governar l’impero
De’ sensi, che vorrian da lei lontano
Sottrarsi, e correr’ ogni lor sentiero;