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POMPEO FIGARI


I1


O Pellican, ch’ove più il calle è incerto,
     Più folto in bosco, e più segreto il fiume,
     Dolente e solo in orrido deserto
     I lunghi giorni hai di passar costume;
5Nottola, o tu, che finchè il Sol coverto
     Non ha del volto in Occidente il lume,
     Nel tuo tetto ti ascondi, e al Cielo aperto
     Spïegar non sai le vergognose piume:
Mentre l’egro mio cor sospira e piagne,
     10Al par di voi, per isfogar mio duolo,
     Cerco occulte spelonche, erme campagne.
Similis factus sum Pellicano solitudinis: et sicut Nyctiorat in domicilio
Ma con vana lusinga io mi consolo:
     15Chè se le colpe mie mi son compagne,
     Misero!, ovunque io sia, non son mai solo.


II


Vidi in un campo allo spuntar del giorno
     Un’ombra andar di sua grandezza altera:
     Ma dopo un piccol giro intorno intorno
     Cercai l’ombra gigante, e non v’era.
5D’erbe passai per un bel prato adorno
     Che il tesoro parea di Primavera,
     Poi vidi inaridita al mio ritorno
     Del verde prato ogni beltà primiera.
Qui della sorte mia specchio mi fei,
     10E mira (dissi) ah mira tu, cuor mio
     In quell’ombra in quell’erba alfin chi sei.
Se in me con gli anni ogni vigor fuggìo,
     Son quell’ombra che sparve, i giorni miei,
     Quell’arid’erba, ahi misero!, son io.

  1. Sopra il versetto .