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Che nè pur’essa se medesma intende;
     Nè quanta chiude alta virtude immensa,
     E le sue mete il solo Dio comprende.


V1


Nel principio era il verbo e ’l Genitore,
     E ’l Genitore e ’l Verbo erano Dio;
     Nè ’l Verbo potea dir: sei mio Signore;
     Nè ’l Genitore: il tuo Signor son’io.
5Ma poichè l’un per infinito amore
     In sembianza mortal se stesso offrìo,
     Giunse l’altro d’impero al sommo onore,
     E ’l Signor: siedi, disse, al Signor mio.
Siedi, chè a Te la destra mia riserbo,
     10Mercè di Lei, che debellato, e domo
     Ha d’Aquilone il regnator superbo:
Di Lei, che ad onta del gustato pomo
     Ingrandì l’Uom, perchè unì l’uom col Verbo,
     Ingrandì Dio, perchè unù Dio coll’Uomo.


VI2


Vergini al Mondo innumerabil sono,
     Ma quale o quando alla gran Madre eguale?
     Nostra tant’alto integrità non sale,
     Perch’ella ebbe innocenza, e noi perdono.
5Purissima comparve al divin trono,
     E giunse l’alta sua bellezza a tale,
     Ch’io non so dir, se Dio fatto mortale
     Di Lei più fosse o donatore o dono.
Qual nell’antico Rovo il foco abbonda,
     10E fiorisce la pianta ancorchè ferva
     Nell’insolito ardor, che la circonda;
Tal vicendevolmente in Lei s’osserva
     Verginità che ’l seno suo feconda,
     Fecondità che ’l suo candor conserva.

  1. Aequaelis Patri secundum divinitatom: minor Patre secundum humanitatem.
  2. Efficieris gravida, et eris Mater semper intacta.