Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/196

184 annie vivanti


— Oh Dio, come è bello il mondo, — disse Nancy con un piccolo singhiozzo in gola. — Dio! che paese divino! Come adoro tutto! come adoro tutti.

Adôlo tutti! — disse Anne-Marie, prendendo una terza pasta, con selezione lenta e accurata.

Aldo e Nancy risero.

Passò l’inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad Aldo. Aldo lo ringraziò della sua cortesia e bontà per Nancy la sera precedente.

E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici mila franchi. E risero tutti insieme, e l’orchestra suonò; e il sole raggiò, e scese.

— Il miglior treno per l’Italia — disse improvvisamente il signor Frederick Allen — è quello delle nove stasera. Avete giusto un’ora. È un ottimo treno.

Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color lilla pallido e rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, navigava, come una coppa trasparente, la luna novella. Gli tzigani suonavano la «Manon». E in lontananza era il mare.

— Bisogna prendere quel treno, — disse Aldo, alzandosi e battendo col cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare il cameriere.

— Oh, Aldo! — disse Nancy. — Non vogliamo restar qui? ed essere felici?

— Restar qui ed essere felici, — disse Anne-Marie con un sorriso incantevole.


E restarono.