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Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/167


i divoratori 155


Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino lasciò subito lo studio di Carlo e si affrettò a correre in via Senato dove, dalla partenza di Aldo in poi, Valeria abitava con Nancy e la piccina. Tutte e tre erano sul balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto non appena lo videro spuntare sul ponte di Sant’Andrea; Nino si affrettò traverso i Boschetti e salì a corsa le scale del numero 12.

— Come va, Valeria? — e la baciò in fronte. — Come va, Nancy? — e le baciò la mano. — Come va, Anne-Marie? — e la baciò sul capo biondo. — Cos’è successo? Che cosa ha fatto Aldo?

— Oh! — esclamò Nancy, — come hai fatto a indovinare che si tratta di Aldo?

Nino sorrise.

Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta eccetto l’ultima riga, disse:

— Che cosa significa «Cr.»?

Nino guardò; poi domandò:

— Da dove scrive?

Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. Poi risolvettero di affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si sarebbe servito del sistema, nè lo avrebbe rivelato ad altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...

— Da dove scrive? — ripetè Nino.

— Da Montecarlo, — dissero all’unisono Valeria e Nancy.

Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. E poi non zufolò.

La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella smorfia le piacque. Sperò che la rifarebbe.

— Allora suppongo che «Cr.» significhi «croupier», — disse Nino.

Vi fu una pausa. Indi Nino disse: