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ii

venni un altro articolo nel numero 11 settembre 1846 del succitato giornale sotto lo specioso titolo di Danza Macabra1 in Clusone, risguardante il medesimo dipinto, e scritto dall’egregio signor conte Vimercati Sozzi di Bergamo.

Dietro la lettura di que’ due articoli, feci risoluzione d’intraprendere una gita a Clusone, per accertarmi se alcun che d’interessante si potesse rinvenire intorno a questa lugubre composizione, eseguita in un sito recondito di Lombardia e direi quasi negletto, fra dirupati terreni, alle falde delle Alpi Rezie.

Infatti recatomi colà nel settembre dello stesso anno 1854, non appena fissai l’occhio su quel gran quadro, dipinto a buon fresco, ebbi a stupire come un’opera tanto immaginosa nel concetto, straricca nella composizione, ed appartenente all’aureo secolo XV, sarebbe rimasta ancora dimenticata, se il solerte signor Rosa non ce ne avesse dato contezza, mostrando così agli eruditi, non essere unica in Italia quell’altra Danza di Como pubblicata dal signor Zardetti2, opera di merito assai inferiore a quella in discorso.

Maravigliai maggiormente al considerare come questa pittura di Clusone venisse trascurata, e quel che è

  1. È vocabolo usato nel decimoterzo secolo dai francesi.
  2. Lettera, al Nob. sig. Lucini-Passalacqua, 1845, di soli 125 esemplari.