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ELETTRA 55

ELETTRA
Perché, buon vecchio, hai lagrimosi gli occhi?
Dopo si lungo tempo, i mali miei
forse ripensi? Oppur d’Oreste gemi
il triste esilio? O il padre mio, che pargolo
fra le tue braccia nutricavi un giorno,
e per te, pei tuoi cari, invano fu?
VECCHIO
Invano fu; ma non di ciò mi cruccio.
Egli è che or ora, alla sua tomba innanzi
passai, mi prosternai, pianto versai,
ché la trovai deserta. E l’otre schiusi
che recavo ai foresti, e sopra il tumulo
vino effusi, posai rami di mirto.
Ed ecco, su la pira un negro agnello
sgozzato, e sangue or ora effuso, e riccioli
scorgo, recisi da una chioma bionda.
E, stupito, pensai, figlia, chi mai
osato avesse avvicinarsi al tumulo.
Niun degli Argivi, certo. Il tuo fratello
sicuramente, venne qui di furto,
e del padre onorò la tomba misera.
Questi capelli alla tua chioma appressa:
vedi se questa e il riccio hanno il medesimo
colore: i figli d’un sol padre, in genere,
in piú parti del corpo sono simili.
ELETTRA
Degne non son le tue parole, o vecchio,

d’un uom di senno, se tu pensi che,