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qualche responso abbia da dirci: occorre
da lui saperlo. E manderò, Creonte,
tuo figlio Menecèo, ch’ebbe a tuo padre
simile il nome, che l’adduca a noi.
Di buon grado con te favellerà;
ma io vituperai già l’arte sua
profetica: sí ch’ei rancor ne serba.
E alla città, Creonte un tale ufficio
affido, e a te: se la vittoria è nostra,
mai non si deve in questo suol tebano
sepolcro dar di Polinice al corpo;
e chi lo seppellisse, a morte andrà,
fosse pur degli amici. A te ciò dico;
e dico ai servi miei: «L’armi portatemi
di difesa e d’offesa, ond’io m’avvii
a questo agone che si appresta, e meco
son Giustizia e Vittoria». A Previggenza,
ottima fra le Dee, preci si levino,
perché voglia salvar questa città.
Escono tutti.

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