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che aveva sentita la raccomandazione del medico, volle impedirgli di levarsi dal letto, ma allora mio padre si ribellò. Usci dal suo stupore, si levò piangendo e bestemmiando ed io ottenni gli fosse lasciata la libertà di moversi com’egli voleva. Egli si quietò subito e ritornò alla sua vita silenziosa e alla sua corsa vana in cerca di sollievo.

Quando il medico ritornò, egli si lasciò esaminare tentando persino di respirare più profondamente come gli si domandava. Poi si rivolse a me:

— Che cosa dice?

Mi abbandonò per un istante, ma ritornò subito a me:

— Quando potrò uscire?

Il dottore incoraggiato da tanta mitezza mi esortò a dirgli che si sforzasse di restare più a lungo nel letto. Mio padre ascoltava solo le voci a cui era più abituato, la mia e quelle di Maria e dell’infermiere. Non credevo all’efficacia di quelle raccomandazioni, ma tuttavia le feci mettendo nella mia voce anche un tono di minaccia.

— Sì, sì, — promise mio padre e in quello stesso istante si levò e andò alla poltrona.

Il medico lo guardò e, rassegnato, mormorò:

— Si vede che un mutamento di posizione gli dà un po’ di sollievo.

Poco dopo ero a letto, ma non seppi chiuder occhio. Guardavo nell’avvenire indagando per trovare perchè e per chi avrei potuto continuare i miei sforzi di migliorarmi. Piansi molto, ma piuttosto su me stesso che sul disgraziato che correva senza pace per la sua camera.

Quando mi levai, Maria andò a coricarsi ed io re-