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talenti. Malgrado le innumerevoli statue degli dei non obbliavansi que’ degni cittadini, che sparso aveano il sangue combattendo per la patria; anzi in questa specie d’immortalità ebbero parte le donne steffe che da Atene erano fuggite coi loro figliuoli a Trezene, e se ne viddero le statue in un portico di quella città1.

[Artisti e monumenti di que’ tempi.]

§. 20. I più celebri scultori di questo tempo furono Agelada d’Argo, maestro di Policleto, e Onata eginetico autor della statua di Gelone re di Siracusa2, posta su un cocchio, i cui cavalli erano di Calamide3. Agenore s’è immortalato per le statue dei fidi amici e liberatori della lor patria, Armodio ed Aristogitone, scolpite nell’anno primo dell’olimpiade lxxvii.4, dopo che erano state depredate da’ Persi le statue di bronzo erette loro quattr’anni dopo la morte del tiranno5. Glaucia pur d’Egina fece la statua del famoso


Tea-


  1. Paus. lib. 2. cap. 31. pag. 185.
  2. Sopra alla pag. 170. not. 2. si e notato, che Plinio mette Agelada nell’olimpiade lxxxvii. Winkelmann qui pare che voglia avvicinarlo a quella epoca, e che non si sia ricordato di aver alla citata pagina posto lo stesso artista molti anni avanti. Là era forse stato ingannato dall’olimpiade lxvi., in cui vinse Cleostene, la cui statua fece Agelada. Pausania pare che si accordi a Plinio; poiché lib. 8. cap. 42. pag. 688. fa appunto Agelada contemporaneo di Onata; e dice che questi lavorò alla statua di Gelone molti anni dopo la di lui morte, e lungo tempo dopo la spedizione di Serse contro la Grecia. La statua di Cleostene sarà stata eretta molto dopo la sua vittoria; come di altre consimili si è veduto nel Tom. I. pag. 252. Se il sig. Falconet avesse fatte queste riflessioni non avrebbe nelle sue note a Plinio lib. 34. cap. 8. sect. 19. œuvr. Tom. iiI. pag. 69. tacciato questo scrittore da meno esatto, e meno bene informato di Pausania; aderendo, che questi scriva aver Agelada fatta la statua di Cleostene nell’olimpiade lxvi.
  3. Pausania lib. 6. cap. 12. pag. 479.
  4. Non so donde il nostro Autore abbia tratta questa notizia. In vece di Agenore volea forse dire Antenore, che Meursio Ceram. gemin. cap. 10. oper. Tom. I. col. 483., e Giunio Catal. archit. ec. pag. 14. fanno autore delle statue di que’ due personaggi. Essi però mostrano di non aver letto bene Pausania, che citano al lib. 1. cap. 8. pag. 20. Numera questi diverse statue, e in ultimo luogo quelle di Armodio, e di Aristogitone; quindi soggiugne, che le più antiche di esse le avea fatte Antenore, le più recenti Crizia. Non vuol dire con questo, che tali artisti abbiano fatto in diversi tempi le statue di que’ due soggetti, come lo intendono i detti scrittori; ma bensì, che Antenore avea fatte le più antiche delle numerate; e Crizia le più recenti, fra le quali erano le statue d’Armodio e del compagno, nominate in ultimo luogo. Infatti, che le abbia lavorate Crizia ce lo attesta anche Luciano in Philophs. §. 18. oper. Tom. iiI. pag. 45. È qui da osservarsi, che questo Crizia da Luciano è cognominato nesiota, probabilmente per distinguerlo dall’altro Crizia attico più antico, menzionato da Pausania lib. 6. cap. 3. pag. 457.; e così dovrebbe emendarsi Plinio lib. 34. c. 8. sect. 19. princ., ove scrive Crtias, Nestocles, facendo di un solo due diversi artisti, come ben osserva Giunio loc. cit. pag. 57, Vedi appresso pag. 192. not. c.
  5. Lydiat. Redintegr. annot. ad chron. marm. oxon. ep. 46. pag. 49., ep. 55. p. 62. Prideaux Notæ hist. ad id. chron. ibid. p. 213. & 220. [ Questi fa offervare alla citata pagina 213., che Ipparco era un ottimo principe, e che non fu ucciso per liberare la patria, la quale sempre onorò la di lui memoria.