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CXI

Tutto sopporterà, s’egli non torna via.

     Ponimi ove ’l mar irato geme e frange,
ov’ha l’acqua piú queta e piú tranquilla,
ponimi ove ’l sol piú arde e piú sfavilla,
o dove il ghiaccio altrui trafige ed ange;
     pommi al Tanai gelato, al freddo Gange,
ove dolce rugiada e manna stilla,
ove per l’aria empio velen scintilla,
o dove per amor si ride e piange;
     pommi ove ’l crudo Scita ed empio fere,
o dove è queta gente e riposata,
o dove tosto o tardi uom vive e pére:
     vivrò qual vissi, e sarò qual son stata,
pur che le fide mie due stelle vere
non rivolgan da me la luce usata.


CXII

Se le vedesse in cuore, non sarebbe geloso.

     Se voi poteste, o sol degli occhi miei,
qual sète dentro donno del mio core,
veder coi vostri apertamente fuore,
oh me beata quattro volte e sei!
     Voi piú sicuro, e queta io piú sarei:
voi senza gelosia, senza timore;
io di due sarei scema d’un dolore,
e piú felicemente ardendo andrei.
     Anzi aperto per voi, lassa, si vede,
piú che ’l lume del sol lucido e chiaro,
che dentro e fuori io spiro amor e fede.
     Ma vi mostrate di credenza avaro,
per tôrmi ogni speranza di mercede,
e far il dolce mio viver amaro.